Forse un po' matti, ma se i gestori di questo rifugio sulle Dolomiti avessero capito tutto dalla vita?

28 anni lei, 26 lui. Romina e Michel sono i padroni di casa del Santner, un rifugio - letteralmente - per corpo, cuore, sensi. E gola.

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Canederli di rape rosse in crema di gorgonzola e curcuma, ricoperti di fiori eduli. Una delizia per le papille gustative, un toccasana per l’olfatto e una piccola meraviglia per gli occhi. Ancora di più se, come cornice, c’è un panorama mozzafiato sulle Dolomiti che va dal Latemar alla cima del Corno Nero e del Corno Bianco, all'Ortles fino alle Alpi Austriache e Svizzere mentre alle spalle la protezione delle Torri del Vajolet. Un ricetta che nel suo insieme, ha pretese di perfezione e, vi garantiamo, veramente a ragione. In cucina Michel e la sua passione per i canederli, a servirli Romina e il suo sorriso contagioso. Sono loro l’anima del rifugio Santner che prende il nome dal passo su cui è stato costruito nel 1956, a 2734 metri di altezza.

26 anni per Michel, 28 per Romina, il loro è un sogno diventato realtà, con la riapertura di una struttura che da sei anni era rimasta ferma e serrata, scomparendo anche dalle più recenti cartine e mappe dei sentieri. Con loro questo rifugio, che conta 12 posti letto e che si raggiunge seguendo la via ferrata Santner o salendo dalla Val di Fassa passando per il rifugio Vajolet e Re Alberto 1°, ha ritrovato il suo cuore pulsante ridando agli amanti della dolomia un posto del cuore da raggiungere.

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Ma la storia di questi due ragazzi che sa di coraggio, determinazione e sogni, è intrisa anche di amore. Lui nasce a Castelrotto, lei a Bressanone ma per incontrarsi i due bolzanini hanno dovuto scendere in valle e spostarsi in città, più precisamente a Milano dove Romina studiava fashion design e lui scienze politiche. Alcune conoscenze in comune e un appuntamento in una giornata di sole ottobrina tra Romina e un amico che, al supermercato in Viale Tibaldi quel giorno, si presenta accompagnato da una ragazzo dagli occhi celesti, come quelli di lei. «Io andavo a fare la spesa mentre loro stavano andando via», racconta Romina. «È stato un incontro molto rapido. Non penso di poterlo definire un colpo di fulmine classico, ma ci siamo stati simpatici da subito. Una di quelle situazione semplici, che ci ha messo fin dal principio d’accordo senza fare grandi drammi né strategie. Da quel giorno io e Michel ci siamo visti spesso, abitavamo vicino, approfittavamo di ogni pausa dallo studio per prendere un caffè, fare una passeggiata, scambiarci delle opinioni. L’amore è arrivato in modo davvero naturale e così, da otto anni, siamo insieme». Romina, di due anni più grandi di Michel, in quel periodo stava preparando la sua tesi di laurea allo Ied: ideare una collezione realizzando cinque outfit e i vari progetti di prodotto. «La mia fonte di ispirazione era la tribù africana dei Mursi e le pitture bianche sui loro corpi neri. Durante questo periodo Michel mi ha aiutato tantissimo, mi tagliava i pezzetti di tessuto, si è scaricato photoshop per aiutarmi nel progetto. Ho avuto la fortuna di trovare quasi subito uno stage nella moda, mentre lui finiva gli studi, tirocinio diventato poi un’assunzione e un lavoro a tempo pieno come stilista all’interno di una meravigliosa azienda da cinque stelle. Vivevamo insieme, ma capivo che quello non era il suo posto, lui non è un uomo di città e ha deciso di tornare a Bolzano dove ha frequentato un master in economia e management per tre anni durante i quali siamo stati divisi». Michel nel suo curriculum ha anche un’altra vita, fatta di cucine e spezie. Un diploma di scuola alberghiera e due estati di lavoro a Londra come cuoco in un ristorante stellato. Un impiego prestigioso, ma molto pesante con orari pazzeschi e una città, quella britannica, che non fa dormire perché capace di ubriacare con le sue luci e il suo dinamismo. Una passione per la cucina e il vino che non si è mai assopita, nonostante la fatica e gli studi universitari, tanto da spingerlo a studiare per diventare sommelier. «In casa ha sempre cucinato lui – continua Romina - e ammetto che mi ha preso anche per la gola. In tedesco si dice che l’amore passa attraverso lo stomaco. Ecco, confermo!».

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Dopo gli studi, Michel torna all’Aple di Siusi dove i suoi genitori gestiscono un rifugio costruito dal nonno. «Per lui è sempre stato un sogno poter tornare nei suoi luoghi e fare quel lavoro», racconta la bolzanina, «e da diverso tempo aveva adocchiato il Santner, una struttura che avrebbe voluto costruire suo nonno e che da sei anni era rimasta chiusa. Aveva cominciato a chiedere e informarsi, senza che io ne sapessi niente. Era un suo progetto e forse non ci sperava molto visto che i proprietari non avevano alcuna intenzione di vendere. Poi un giorno la telefonata degli ex gestori: “ora o mai più”. Michel con la voce emozionata mi ha chiamato e spiegato la situazione, “cosa ne pensi?”, mi chiese. Io non lo avevo mai nemmeno visto, non sapevo di cosa stesse parlando, ma mi bastò il tremolio della sua voce e una foto su Google per capire che quello sarebbe stato il nostro posto. Senza pensarci troppo, ho detto Sì». Romina si è buttata, lasciando a Milano un lavoro che le aveva dato tanto e per cui aveva messo cuore e impegno. Ma nel motto “meglio provare che vivere di rimpianti” ha trovato la sua strada, al fianco di quella di Michel e così nel 2019 riaprono il rifugio Santner che, chiuso e barricato, si era ben conservato. Gli ex proprietari lo avevano messo a posto nel 2010 e chiuso dopo due anni così ai due ragazzi sono bastati piccoli lavoretti di ristrutturazione e degli accorgimenti per personalizzare l’interno con lampade e quadri. «Sono capitata in un posto bellissimo e mi piace molto. Se da una parte è un rifugio tradizionale con le camerate e il pranzo continuato, dall’altra il nostro tentativo è stato quello di distinguerci sulle piccole cose: il nostro menù è particolare, non c’è il solito gulasch ma piatti più elaborati inventati da Michel e belli da vedere oltre che deliziosi. I quadri alle pareti sono dei fotomontaggi che ho fatto io e così questo posto parla un po’ più di noi. Abbiamo portato su la corrente che prima non c’era, abbiamo finito l’acquedotto e così avremo acqua corrente in aggiunta a quella raccolta dal tetto».

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Il rifugio Santner resta aperto da giugno a fine ottobre, neve permettendo. Mentre l’inverno è il momento dei progetti più personali, come quello della costruzione di una casa dove poter vedere un futuro di famiglia visto che le nozze sono già fissate per il 2021. Ma intanto sopra le nuvole, quando la il sole tramonta, i due ragazzi continuano a vivere un’avventura che giorno dopo giorno li rende felici di ogni scelta azzardata. «Il fatto che ti costruisci qualcosa con il tuo compagno è molto emozionante, a volte ho l’impressione che insieme possiamo conquistare il mondo, anche se il nostro mondo è qui, in alto, nel cuore delle Dolomiti. La sera, finita la cena, ci sediamo ai tavoli fuori, beviamo qualcosa e ci diciamo che siamo fortunati. Ancora non ci siamo stancati perché questo è un posto magico capace di sorprenderci ogni volta, con i suoi tramonti, i temporali che fanno tremare le mura, la neve che arriva all’improvviso e le persone che ogni giorno giungono fino a qui per condividere con noi tutto questo».

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