Due minuti e 57 secondi, tanto dura il singolo dell'album omonimo, Letter to you. E se la lettera non arriva a destinazione ha promesso di trasferirsi in Australia. Lui è Bruce Springsteen, 71 anni, che il 23 ottobre spedisce una lettera al mondo, a cui chiede, per esempio, di non scegliere ancora Donald Trump alle prossime lezioni statunitensi (promessa condivisa su Zoom durante la diretta stampa dalla sua casa in New Jersey: trasferirsi in Australia). Un anno fa usciva un libro fotografico splendido, This Hard Land, sulle strade di Springsteen, edizione Jaca Book (This Hard Land è titolo di una canzone del Boss ndr) opera della fotografa Daria Addabbo, narrativa di Gino Castaldo e photo editing di Marco Finazzi. Un lungo viaggio in quegli States che Bruce Springsteen ha cantato in stadi e orecchie del globo, ma che è così radicato nelle strade, fabbriche, albe e polveri scattati da Addabbo.

Banale ma necessaria: perché Bruce Springsteen?
La prima volta che ho ascoltato una canzone di Springsteen è stato probabilmente durante la mia adolescenza, ma non ne ho memoria. La vera carica di dinamite è esplosa nel 2003, durante il concerto di Milano, allo stadio San Siro. Sotto un diluvio torrenziale, le prime note dell'armonica, seguite dalla prima strofa della canzone The River: “ I come from down in the valley where mister when you’re young, they bring you up to do like your daddy done, me and Mary we met in high school, when she was just seventeen, we’d ride out of that valley, down to where the fields were green”. Fu un'emozione incontenibile. Non conoscevo questa canzone, e dopo quel concerto confinai quella esperienza nel pantheon delle emozioni più forti vissute fino a quel momento, ma non ci fu un seguito. Lasciai Springsteen a decantare, senza approfondire la faccenda. Nel 2014 iniziai a documentarmi per un altro progetto fotografico lungo l'itinerario di viaggio che la famiglia Joad, protagonista del romanzo Furore, di Steinbeck, intraprese dall'Oklahoma per raggiungere la California, nella speranza di condizioni di vita migliori. In quella circostanza ho ascoltato attentamente l'album di Bruce Springsteen The Ghost of Tom Joad e in seguito tutta la sua produzione musicale. I temi trattati nei suoi testi, così ricchi di immagini e dettagli visivi, mi hanno rivelato uno Springsteen sofisticato fotografo. Me ne innamorai. Da lì l'urgenza di crearne un progetto.

Lev e Svetlana, nel giardino della loro casa, durante la celebrazione della Pasqua. Entrambi sono di origine ucraina ed emigrati negli Stati Uniti circa 15 anni fa Long Branch, New Jersey, United States, aprile 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo

Lev in sella alla sua moto, il suo "bambino", come lo chiama appassionato di auto e moto © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo

"Le canzoni di Springsteen sono state una bussola, mi hanno insegnato a orientarmi nel vasto territorio americano. Bruce Springsteen, come pochi altri, ha saputo dipingere i sogni. E soprattutto nelle sue canzoni ha raccontato storie, descritto personaggi (le sue canzoni sono piene di nomi), luoghi, atmosfere e sentimenti. Esattamente quello che cerchiamo di fare noi fotografi con i nostri lavori. Nonostante non parli in prima persona, lui è sempre in filigrana e, di nuovo, è ciò che accade anche nei reportage fotografici."

Parcheggio di fronte a Seven Eleven, Long Branch, New Jersey, Stati Uniti, aprile 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo

"Penso che il grande tema, a me molto caro, che più mi ha avvicinato alla sua musica sia stato quello della working class. Il sogno americano è la speranza che i figli avranno una vita migliore di quella dei propri padri. Il concetto che chiunque possa raggiungere una posizione sociale ed economica più elevata, la mobilità sociale, è il cardine dell’American Dream. Ma il sogno molto spesso viene infranto, e ciò che rimane è solo il senso di sconfitta. Questo Springsteen lo ha raccontato come pochi altri."

Nathalia, di origine brasiliana, lavora come cassiera in una catena di alimentari, New Jersey, Stati Uniti, aprile 2018
Courtesy Daria Addabbo

Nel 2020 abbiamo imparato a viaggiare con la mente e non con il corpo: ti saresti mai aspettata di prevedere questo futuro?
Il 26 febbraio 2020 avevo un volo per gli Stati Uniti, avrei dovuto realizzare in California un progetto importante. All'improvviso la notizia scioccante della pandemia. Sono stata ovviamente costretta a rinviare il viaggio. È stato molto difficile metabolizzare il fatto che sarei dovuta rimanere ferma a lungo, che non avrei potuto viaggiare per così tanto tempo. Talmente difficile capirlo, che per ben tre volte ho spostato il biglietto, sperando ostinatamente di riuscire a partire. Accettata la situazione, finalmente, ho colto l'occasione per esercitarmi ad avere pazienza e mi sono dedicata a nuovi progetti.

Lavoratori della fabbrica Nestlé in pausa. La fabbrica si trova a due isolati di distanza dalla casa in cui Springsteen trascorse la sua infanzia, il padre del cantante lavorava come operaio e nella sua autobiografia, Springsteen racconta l’odore del caffè tostato che ha sentito per una vita, New Jersey, Stati Uniti, maggio 2018 © Daria Addabbo
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Colts Neck, New Jersey Stati Uniti, aprile 2018 © Daria Addabbo
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La musica è immaginazione: tu hai creato un ponte tra ascoltare la storia dei luoghi e viverli attraverso le tue fotografie. Qual è lo scatto che riassume al meglio questo miracolo?
La musica ha una capacità incredibile di solleticare l'immaginazione, più di ogni altra forma d'arte. La musica regala immagini, senza imporne però la forma. Un fotografo può avere il grande privilegio di porvi dei confini in un'inquadratura. Così è stato ad esempio con due scatti di questo progetto. Nel primo (nella foto qui sotto ndr) è raffigurato, di profilo, un ragazzo, di origini ecuadoriane, all'interno di un automobile di notte. All'esterno molte luci che illuminano la strada e il volto del soggetto. All'interno uno sguardo in attesa forse di raggiungere la Promised Land, immaginata da tante persone che, come lui, sono arrivate negli Stati Uniti. È una foto che parla di vita ancora da consumare, di sogni da realizzare, di aspettative, di paure, di solitudine, di incertezza, ma sullo sfondo c'è la speranza che tutto ciò diventi reale.

Un ragazzo di origine ecuadoriana, ha vissuto per poco più di un anno a Freehold, New Jersey, Stati Uniti, aprile 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo

Nell'altro (quello che apre questo articolo ndr) è ritratta una coppia di persone anziane, seduta a un tavolo, all'interno di un diner. La foto è stata scattata sulla Main Street di Freehold (la città natale del cantautore) e racconta di un'altra fase della vita, l'età matura, quella verso cui si avvia Springsteen. Anche in questo scatto c'è l'attesa, ma si aspetta in modo diverso. La bruciante voglia di ardere dell'età giovanile ha lasciato spazio alla consapevolezza, all'accettazione, a una più serena relazione con il reale. Mi rassicura immaginare che con il procedere della vita i grandi tormenti si ammansiranno.

Hai paura degli States che saranno post elezioni usa 2020?
Springsteen ha dichiarato qualche giorno fa: " Trump non vincerà e gli Stati Uniti torneranno uniti". Forse è difficile prevederlo in questo momento, perché sappiamo quanto sia articolato il sistema elettorale degli Stati Uniti. Ma il concetto espresso di credere in una nuova unità fra le comunità del Paese mi rassicura. In quasi tutte le sue canzoni, e di nuovo nel suo nuovo album, ci ha raccontato l'importanza di far parte di una comunità. Afferma che non c'è salvezza senza unità. La cronaca di questi ultimi mesi ha messo ulteriormente in luce le violente contraddizioni, le tensioni ancora vive tra bianchi e afroamericani e le fratture sociali che contraddistinguono gli Stati Uniti. Il Paese ha bisogno di un cambiamento, il vento deve tornare a soffiare nella direzione dell'accoglienza dell'inclusione sociale. Le voci che si sono alzate al grido di "giustizia e uguaglianza" non potranno rimanere inascoltate. Durante la campagna elettorale del 2016 ho realizzato un reportage fotografico attraversando il Paese da costa a costa, a bordo degli iconici bus Greyhound: ho registrato un evidente sentimento di paura nei cittadini americani che utilizzano questo mezzo di trasporto, il più economico per le lunghe percorrenze negli Stati Uniti. Paura dell’altro, del diverso, di tutto. Credo che oggi la paura sia oggi anche maggiore, a causa del Coronavirus. Nonostante tutte le incertezze, gli Stati Uniti rimarranno, in ogni caso, un territorio che vorrò continuare a esplorare, verso cui sarò inevitabilmente attratta.

Mike, veterano del Vietnam tornato a casa nel 1966, lavorerà tutta la vita come elettricista e poi come vigile del fuoco. Oggi fa parte dei veterani di guerre straniere, un club per i veterani di Freehold, New Jersey, Stati Uniti, aprile 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo
Long Branch, New Jersey, aprile 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo

Il luogo che più ti ha fatto sentire la presenza di Bruce?
C'è una canzone di Springsteen che amo particolarmente, è Backstreet. Il suo testo è un vero e proprio manifesto sulla periferia americana. Racconta di personaggi arsi dalla voglia di correre e di fuggire via. Si narra di sogni da realizzare lungo tutto il testo, che però si conclude con l'immagine che ha generato in me la voglia di realizzare questo progetto. Springsteen dice: “and after all this time to find we’re just like all the rest stranded in the park and forced to confess to hiding on the backstreets”. L'immagine di rimanere prigionieri in un parcheggio è quella che più mi ha spiegato gli Stati Uniti. La periferia degli Stati Uniti, un territorio caratterizzato da un uniforme e grigio color parcheggio, da luci al neon e spazi vuoti è senza dubbio il luogo che mi ha fatto sentire di più la presenza di Springsteen. Ma c'è anche la strada ovviamente: nelle affascinanti immagini notturne delle canzoni di Springsteen i protagonisti delle canzoni di Springsteen cavalcano la strada senza mai fermarsi in direzione della sconosciuta Promised Land. Ho imparato che L'America va vista tutta d'un fiato, senza fermarsi.

Fotografare, ascoltare, guardare: azioni che ci permettono di non essere soli?
Dipende. A volte fotografare permette di entrare in contatto con esistenze altre, mentre in altri casi la macchina fotografica può anche concedere il lusso di un riparo, spesso necessario, per isolarsi rispetto a determinate realtà e mantenere una distanza opportuna. Ma normalmente il mio lavoro, anche quando in completa solitudine, come mi è capitato nella maggior parte dei casi, mi offre la possibilità di individuare tracce di umanità e, in un certo senso, di sentirmi partecipe di un tutto.

Freehold, New Jersey, Stati Uniti, maggio 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo
Lev, fa il bagno all’alba nella neve. Ogni mattina all’alba corre e fa un bagno nell’oceano, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, Long Branch, New Jersey, Stati Uniti, aprile 2018 © Daria Addabbo
Courtesy Daria Addabbo