Scoprire il Piemonte grazie a Dante Alighieri. Ecco l'idea per immergersi nelle bellezze di questa regione - lontani dai soliti e battuti itinerari - alla scoperta di magnifici paesaggi, tradizione, buon cibo e tanta cultura. Certo i confini del Piemonte al tempo di Dante Alighieri era ben diversi da quelli che conosciamo oggi e comprendevano quel lembo di Pianura Padana compresa tra il Tanaro e le Alpi Cozie. Qui siamo sicuramente siamo lontani dagli originali luoghi danteschi, ma visti i suoi numerosi riferimenti a posti e personaggi legati al Piemonte presenti nella Divina Commedia, gli storici immaginano che il Poeta ci abbia soggiornato, seppur fugacemente.

Da dove parte questo tour sulle tracce di questa particolare geografia dantesca? Dal primo luogo in Piemonte citato da Dante: il Monviso.

Quel fiume c’ ha proprio camminoprima dal Monte Viso ’nver’ levante,da la sinistra costa d’Apennino. Inferno (canto XVI)

Proprio dal Monviso si dipartono numerosi itinerari, da coprire a piedi, in auto o in bicicletta, per conoscere natura e tradizioni, cammini storici e antichi mestieri tipici di quest’area transfrontaliera. Con facili passeggiate ci si inoltra tra ecomusei e sentieri, come quello dedicato ai lavoratori della canapa (“La vio dal charbu” a Prazzo), ai sellai (“Sentiero dei Bastai e Sellai” a Marmora), ai bottai (tratta tra Macra e Celle Macra) e agli acciugai (a Celle Macra), storiche figure itineranti che - durante la stagione fredda - vendevano di cascina in cascina il prezioso carico di acciughe sotto sale acquistate nei porti liguri. A loro si deve l’ingrediente essenziale dell’inimitabile “bagna cauda” piemontese.

Pian della Regina, ph. Roberto Croci - Archivio ATL del Cuneese

In particolare, è dalla Val Maira (compresa nella Riserva della Biosfera Monviso UNESCO), che si dirama la rete di Percorsi Occitani, per un’avventura trekking lunga 177 km nelle Alpi occidentali del Piemonte. Suddivisi in 15 tappe, dai 600 ai 2700 metri di altitudine, questi tratti attraversano uno dei più ricchi e selvaggi patrimoni di biodiversità dell’intero arco alpino, offrendo un’esperienza all’aria aperta decisamente fuori dall’ordinario.

Particolarmente curiose e indicate per famiglie con bambini sono le escursioni alla Riserva Naturale dei Ciciu del Villar, a Villar Costanzo, all’imbocco della Val Maira. Questi curiosi fenomeni geologici in pietra e terra, simili a giganteschi funghi porcini più che a “pupazzi” piramidali (questo il nome in dialetto piemontese), si individuano ciciuvagando tra i boschi con gran divertimento e sorpresa dei più piccoli.

Imperdibile il Sentiero dei Ciclamini, un semplice percorso ad anello quasi interamente pianeggiante che dal raccolto abitato di Macra si snoda attraverso le borgate Caricatori e Camoglieres tra coloratissime fioriture (soprattutto nel periodo estivo), torrenti, boschi e rocce panoramiche. Per gli amanti dell'arte, a 1637 metri d’altezza, sulla dorsale che separa la Valle Varaita dalla Valle Maira, ecco poi Elva e le sue borgate. Qui tra pascoli, creste elevate e pianori, sorge la chiesa di Maria Vergine Assunta che rivela un’autentica meraviglia: il ciclo della Vita della Vergine e la Crocifissione, capolavoro di Hans Clemer, il fiammingo detto il “Maestro d’Elva” (1496-1503), del quale nella vicina Celle di Macra si può ammirare il prezioso polittico d’altare nella parrocchiale di San Giovanni Battista. Anche il “Museo dei Pels”, sempre a Elva, è una vera rarità nel suo genere, che documenta la storia dei “caviè”, i raccoglitori di capelli femminili che dal ‘700 a metà del ‘900 viaggiavano in tutto il Nord Italia per procurarsi le più belle ciocche femminili per raffinate parrucche, richiestissime da corti, nobiltà e ricca borghesia di tutta Europa. E da borgata Serre, con una camminata di circa mezz’ora, seguendo la segnaletica si raggiunge un punto panoramico letteralmente spettacolare: la “Fremo Cuncunà” o, in lingua occitana, la donna accovacciata, la sagoma che appunto fa venire in mente questo spuntone roccioso sospeso nel vuoto, che regala una vista eccezionale sul Vallone e incredibili scatti fotografici sul Monviso e le cime circostanti.

“per cui e Alessandria e la sua guerra fa pianger Monferrato e Canavese. Purgatorio, VII”

Ad Alessandria, fondata nel 1168, ci guidano le parole del sommo poeta dedicate a Guglielmo VII di Monferrato, il potente Gran Marchese. Oggi si cammina in Piazza della Libertà ammirando il settecentesco Palazzo Municipale, il barocco Palazzo Ghilini e il Palazzo delle Poste e Telegrafi, ornato dal grande mosaico dell'artista futurista Gino Severini. La Cattedrale dedicata ai Santi Pietro e Marco conserva le statue dei santi patroni delle 24 città della Lega Lombarda. Nel Museo Civico si può ammirare la serie di 15 affreschi ispirati alle imprese di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.

Da Alessandria, dove il Museo ACdB – Alessandria Città delle Biciclette testimonia il ruolo primario giocato dalla città nella storia delle due ruote, parte un’attrezzata rete di vie ciclopedonali che porta direttamente a Casale Monferrato, città natale di Ubertino, predicatore e teologo dell’Ordine francescano menzionato da Dante nel Paradiso per aver reso troppo rigida la regola monastica.

Sinagoga, Crediti Comunità Ebraica di Casale Monferrato

Antica capitale del Monferrato, Casale è sede di una delle sinagoghe più antiche del Piemonte, fondata nel 1595. Visitabile con l’annesso Museo degli Argenti e Museo dei Lumi, è tra le più raffinate espressioni del Barocco piemontese. Dalla città si apre una rete di ciclovie che offre mille possibilità a chi ama le esplorazioni in bicicletta: dai percorsi in mtb tra pianure e colline ai tragitti lungo il Po.

L'Alto Monferrato è disegnato da un’architettura di filari che producono nobili DOCG come Dolcetto, Barbera, Brachetto d’Acqui e Cortese di Gavi. Siamo in terra di castelli appartenuti ai Marchesi Malaspina, celebrati da Dante nel Purgatorio (VIII, vv. 124 – 129) per la signorile ospitalità con la quale la nobile famiglia accolse il poeta esiliato nei propri possedimenti in Lunigiana nel 1306. Imperdibile una visita a Visone con il suggestivo assetto medievale e i ruderi del castello che riportano alle memorie dantesche dei Malaspina. Si può ripartire solo dopo aver assaggiato il goloso torrone, premiatissima gloria locale. Per gli amanti del vino, tappa obbligata è la deliziosa cittadina medievale di Strevi, che fa parte del circuito nazionale delle Città del Vino per il suo aromatico Moscato Passito DOC, ancor oggi prodotto come dal 1078 nella Valle Bagnario, dal gradevole profumo di frutti e miele. E se ancora non è abbastanza, ci si può inoltrare a piacere in auto o in bicicletta sui 6 percorsi della Strada del Vino dell’Alto Monferrato che, a seconda della stagione, portano lungo la Strada dei Castelli, la Strada degli Aromatici, delle Castagne, dei Formaggi... luoghi che invitano a proseguire il cammino fino a piccoli comuni pieni di fascino per gustarsi il panorama delle colline UNESCO da un’insolita e coloratissima prospettiva: dall’alto di una delle 12 Panchine Giganti disseminate nell’area, opera del designer Chris Bangle.

Rimembriti di Pier da Medicina, se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina. Inferno, XXVIII, vv. 23 – 25

Seguendo uno dei 4 tratti della Via Francigena piemontese, ecco apparire Vercelli, ai tempi di Dante confine della vasta Pianura Padana e città ribelle all’imperatore Enrico VII nella lotta tra fazioni guelfe e ghibelline. L'unica città turrita della regione, è un vero e proprio mosaico di tesori d’arte. Dal ciclo di affreschi della chiesa di San Cristoforo alla pala, alla Madonna degli Aranci, fino alla Sinagoga e al Museo Leone, al Museo Borgogna e al Teatro Viotti, sede dell’importante concorso musicale internazionale.

Sant'Andrea, Vercelli, Crediti ph.Giorgio Perottino, VisitPiemonte, GettyImages

Ma non è solo per la storia che vale la pena visitare Vercelli. Oggi la città è considerata la capitale del riso e produce l’unica DOP italiana del cereale (il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese). Fuori città, inforcando la bicicletta ci si può immergere in un’atmosfera dal sapore vintage, dove le risaie diventano ciclabili e magari, unendo riso e vino, si può pedalare sul percorso ad anello che da Vercelli conduce a Gattinara, area dell’omonimo robusto DOCG, per sconfinare nel Novarese delle etichette DOCG come Ghemme (Città del vino e del miele) e DOC con Sizzano e Fara, fino al pacifico angolo di Medioevo compreso tra Recetto (con il castello e la cinta muraria del XIII secolo) e l’abbazia fortificata dei Santi Nazario e Celso a San Nazzaro Sesia (XI secolo).

Percorrendo questo mare a quadretti si giunge a Novara, patria dell’eretico Fra Dolcino, che Dante colloca nell’VIII cerchio dell’Inferno, tra scismatici e seminatori di discordia, e il cui arrivo negli inferi è preannunciato nientemeno che da Maometto

Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi, tu che forse vedra’ il sole in breve, s’ello non vuol qui tosto seguitarmi, sì di vivanda, che stretta di neve non rechi la vittoria al Noarese, ch’altrimenti acquistar non saria leve. Inferno XXVIII, vv. 55 – 60

Dal centro urbano ricco di storia, dominato dalla Basilica di San Gaudenzio con la monumentale cupola in mattoni (alta ben 121 metri), ardita opera di Alessandro Antonelli, si snoda una bella rete di sentieri pedonali e ciclabili che attraversano tutta la piana novarese, con deviazioni che costeggiano per lunghi tratti il suggestivo ambiente naturale lungo il Canale Cavour. Costruito in soli 3 anni per volere di Camillo Benso conte di Cavour, è il secondo canale navigabile d’Italia, che collega Chivasso alla stupenda area del Parco Naturale del Ticino e al Bosco Vedro, tra castelli e santuari.

Novara, Crediti ph.Giorgio Perottino, VisitPiemonte, GettyImages

Sulle tracce di Fra Dolcino si lascia Novara per andare nei luoghi che lo videro in fuga con la sua setta degli Apostoli dalle forze vescovili e papali sulle montagne dell’Alta Valsesia, per finire catturati in Valsessera, nel Biellese.

Qui si entra nel meraviglioso ambiente naturale dell’Oasi Zegna, una palestra a cielo aperto per ogni tipo di attività per grandi e più piccoli: semplici passeggiate, nordic walking, forest bathing e trekking, percorsi per mtb e e-bike, e sci di fondo e discesa, ciaspole e slittino nei mesi invernali. E naturalmente il Sentiero di Fra Dolcino, che incrocia il panoramico Cammino di San Bernardo…

Il viaggio alla scoperta del Piemonte sulle tracce di Dante Alighieri si conclude ai piedi delle Alpi Biellesi e qui non può mancare una visita a Biella, Città Creativa UNESCO per l’artigianato e le arti popolari e snodo cruciale sull’antiche vie di pellegrini e viandanti che si ramificano in tutta la regione. Da qui partono bellissimi itinerari da fare a piedi o in bicicletta o anche a cavallo per godersi al meglio questi ambienti selvaggi di grande pace e bellezza.