Le statali e le provinciali sono il romanzo infrastrutturale dell'Italia. Tortuose, immutabili da anni, l'asfalto a volte sbreccato con delicatezza sui bordi delle curve, senza quelle voragini e crepe che punteggiano le città, e i cartelli che segnalano l'attraversamento classico di un paese tra due file di case anni 70. Nella Val Di Chiana senese, tra una collina mietuta dal sole e robuste macchie verdi di lecci e immancabili cipressi svettanti, la poesia della Toscana prende una piega diversa. Lievemente più selvaggia, come se preparasse lo sfumare verso l'Umbria, e al tempo stesso regolare e armoniosa come da dna della regione. Qualunque finestra di borgo si apre su un orizzonte ampio, in ogni momento gli occhi si riempiono di colore. La ricetta magica di avere tutto a 40 minuti di strada, forse meno, si traduce nell'allontanarsi dalle città più grandi (il castone sono Siena e Arezzo, quasi metropoli al confronto delle manciate di pietre dei paesini arroccati) e far fluire i pensieri dai finestrini aperti, anche nella controra silenziosa di un pomeriggio di luglio. Per conoscere la Valdichiana senese il punto di accesso è Chiusi-Chianciano Terme, beneficiata dalla linea ferroviaria ad altra velocità della Roma-Firenze e dall'uscita dell'autostrada A1. Un beneficio non da poco nella geografia, perché di mezz'ora in mezzora si mappa seraficamente tutta la zona.

Cetona, la vista dalla Collegiata
Courtesy/Valdichiana Living

Lasciato lo scalo si può debuttare con una visita nel piccolo e delizioso Museo Etrusco di Chiusi, curato anche nella sua peculiare architettura da primo 900 che voleva il museo come un tempio antico. È la passione a muovere i narratori delle storie della Val di Chiana, una polla prorompente in grado di attualizzare persino la lontananza con gli Etruschi, tra i primi a vivere davvero queste terre. Puntare il navigatore verso il sud estremo della zona per spostarsi nella perla di San Casciano dei Bagni, un buen retiro di discese ardite e vasconi termali pubblici in pietra all'aperto a libero accesso, a qualunque ora del giorno e della notte, bastano un costume e un asciugamano. L'acqua a 41 gradi è un brodo primordiale. Si fa amicizia con chi condivide l'immersione o si sta in silenzio a seguire il frinire ritmato delle cicale, e ad ascoltare le lontane voci indistinte che provengono dagli attigui scavi archeologici. È il filo sottile che lega le antichissime conoscenze di epoca romana all'attuale concetto di wellness, racconta Emanuele Mariotti, archeologo della direzione degli scavi: "Il territorio fa parte del termalismo di Siena del Sud, da Rapolano a San Casciano passando per altre terme. È quasi unico al mondo per le sorgenti, tutte di acque calde o quasi. Una portata di 7 milioni di litri al giorno ne fa il più importante sito termale d’Italia, erano caratteristiche conosciute sin dalla preistoria, fino ai Romani". L'acqua per immergersi, l'acqua da scoprire: si risale verso il cammino dei mulini di Sarteano dopo una visita imprescindibile alla Tomba della Quadriga Infernale, scavata nel travertino. Sarteano è un'altra chicca dalle stradine silenziose e curatissime, si segue il flusso sotterraneo e scoperto in una passeggiata rinfrancante che si snoda tra boschi e campi infiniti, occhieggiando verso il confine tosco-umbro e un affaccio di Val d'Orcia confinante. Pare di vederlo apparire da un momento all'altro, quel mulino bianco epitome della cultura industriale italiana (non è qui, in realtà, ma le costruzioni sono molto simili). E siccome la storia è suggellata da superstizione e religione in un unico, felice calderone di scaramanzia, anche la cappelletta della "Madonna del mal di capo" merita un pit-stop ginnico per poggiare la testa nell'incavo di pietra che garantirà la scomparsa della nevralgia. Vero o suggestivo, nessuno ha avuto mal di testa nei giorni successivi.

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I paesi della Val di Chiana senese sanno spogliarsi della rarefazione museale per rendersi accessibili ai desideri. Chi voglia passare le acque, come si diceva una volta, o semplicemente conoscere le peculiarità di paesi e borghi che offrono ben più del semplice concetto di relax silenzioso, di stacco col mondo, può farlo. C'è il verde, certo: imprescindibile, potente, aromatizzato di volta in volta di botaniche diverse. Per incontrarle tutte, farsi coccolare dal ronzio delle api e sorprendere dalle sfumature di profumi delle varie tipologie di rose c'è Parco Villa Trecci vicino Montepulciano, il primo giardino ecosostenibile d'Italia, progettato per la moglie Cinzia Sorlini dal designer romano Adelmo Barlesi: doveva essere una dichiarazione d'amore privata, è diventato un gentile romanzo pubblico per mimare la sensazione di signorilità che solo le ville toscane riescono a dare. Una passeggiata tra ulivi, piante mediterranee, giardino delle rose e conta delle ninfee nel laghetto fa venire voglia di chiedere la residenza temporanea nella dépendance. La natura, le strade, il silenzio, sono la cifra stilistica di Cetona, Sarteano, del centro storico di Chianciano Terme (dove il costume d'Italia ha avuto il suo sublime momento di alberghi a tre stelle dai nomi fané), risalendo le provinciali verso Montepulciano e ancora più su per Torrita di Siena, l'arroccata e deliziosa Sinalunga (dove scoprire i sotterranei), infine Trequanda e la minuscola Petroio. Un on the road in scala mini che aiuta a reinterpretare con altra verve la fama di meta turistica della Toscana. "Crediamo che questa sia davvero la terra del benessere. Abbiamo puntato non solo sull’offerta termale, in 60 km ci sono tre stabilimenti con acque diverse tra loco, ma perché si vive bene: i borghi sono a misura d’uomo. Il benessere è fatto di tanti tasselli" specifica Bruna Caira, la direttrice dell'agenzia Valdichiana Living che si occupa di modellare tour sartoriali di esperienze sul territorio. E immersi nelle piscine dello straordinario Fonteverde Resort con vista sulle colline che accolgono la discesa del sole al tramonto, studiando ogni pietra e fiore del restauro del borgo diventato il delizioso albergo Locanda dell'Amorosa, guardando il volo sovreccitato delle rondini sopra Palazzo Brandano a Petroio, e infine concedendosi l'ultima dormita tra le vigne alla nuovissima Fattoria Svetoni, non è difficile crederci.

Il pecorino di Pienza
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