Donne non si nasce, si diventa! L'altro sguardo è pronto a (di)mostrarlo con le fotografe della Collezione Pizzi

L'altro sguardo in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, inquadra mezzo secolo di mutamenti della fotografia, dell'Italia e della donna, con oltre 200 scatti di 70 delle nostre migliori fotografe

Anna Di Prospero, Central Park, gita barca
Anna Di Prospero - Central Park #2, 2015 © Anna Di Prospero /Courtesy Azienda Speciale Palaexpo

Oggi fotografiamo tutte (più o meno), ma gli obiettivi delle donne inquadrano il mondo sin dalle origini della fotografia. Nel 1864 Julia Margaret Cameron scattava i ritratti più apprezzati dai vittoriani con il piccolo apparecchio fotografico regalatole dalla figlia (la maggiore di ben dodici). Diverse pioniere hanno contribuito a scrivere la storia della fotografia, ma questo non ha certo risparmiato disparità e discriminazioni di genere a chi le ha seguite. Non ha fermato spiriti liberi e rivoluzionari come la nostra Tina Modotti (già operaia a 12 anni), ma ha comunque precluso a lungo il mondo dell'arte e del fotogiornalismo a moltissime altre. In Italia, ci sono voluti gli stravolgimenti socio-politici innescati dalla fine degli anni sessanta e quelli sollevati dal femminismo per iniziare a cambiare le cose. Il cinquantennio di mutamenti concettuali, estetici e tecnologici della fotografia che segue, giunge però a noi anche con il punto di vista delle donne, grazie al lavoro non certo facile delle migliori fotografe italiane che arricchiscono da anni la Collezione Donata Pizzi, in mostra con L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2018, al Palazzo delle Esposizioni di Roma (fino al 2 settembre 2018).

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Agnese De Donato, Donne non si nasce, si diventa,1970, stampa gelatina bromuro d’argento
© Agnese De Donato /Courtesy Azienda Speciale Palaexpo

Donne non si nasce, si diventa! In modo analogo questa collezione ha origine dalla difficoltà di essere donna e fotografa in una società come quella italiana, sperimentata sulla propria pelle anche da Donata Pizzi, fotografa professionista, autrice di numerosi libri e mostre, dopo l'esperienza di archivista a L’Espresso e di responsabile della sede romana dell’agenzia americana The Image Bank (oggi Getty Images). A chiarire la natura militante della sua collezione fotografica, è la stessa Pizzi nel corso dell'intervista rilasciata a Laura Davì di Yourpictureditor: "Anche da fotografa non concepisco altro se non partecipare al dibattito con la documentazione o con la concettualizzazione. Non mi interessa decorare la mia casa e i miei muri: la fotografia è militante e il senso della mia collezione è proprio questo: intimamente e profondamente politica".

Lori Sammartino, dalla serie Iconografia edespressività degli stati psicopatologi, 1968, stampa aisali d’argento
© Lori Sammartino/Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
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Una donna con le idee chiare e il progetto espositivo della sua collezione, curato da Raffaella Perna, non è da meno condividendo il patrimonio femminile inesplorato che rischia di andare perduto. Uno sguardo prezioso che giunge a Roma con una selezione più ricca di fotografie e fotografe, rispetto a quella esposta per la prima volta alla Triennale di Milano e apprezzata da una folla di oltre 25.000 visitatori.

Grazie a nuove acquisizioni, più di duecento fotografie e libri fotografici della collezione in continuo aggiornamento, offrono lo sguardo delle circa settanta fotografe di generi e generazioni diverse. Considerate anche che la distanza dai lavori pionieristici e fotogiornalistici degli anni settanta, alle sperimentazioni più artistiche e concettuali di oggi, con le quattro sezioni che articolano il percorso espositivo, seguono anche quello di crescita e trasformazione dello sguardo delle donne in Italia. Un viaggio lungo e pieno di sfumature, dalle casalinghe di fine anni Settanta di Liliana Biarchesi e le ragazze terroriste di Giovanna Borgese, a quelle di oggi che devono ancora percorrere tanta strada (e tutta in salita!).

La sezione che entra Dentro le storie, contempla la fotografia di reportage e di denuncia sociale. Guarda in faccia la società italiana con la fotoreporter Lori Sammartino (prima delle quattro moglie di Maurizio Costanzo) ma anche le ipocrisie della società con Carla Cerati, dagli ospedali psichiatrici alle classi che sorseggiano cocktail, insieme ai diseredati e i travestiti inquadrati dallo sguardo empatico di Lisetta Carmi. Offre una mappa della società e delle espressioni del reportage, dalle campagne poverissime del Nord Italia inquadrate da una pioniera come Paola Agosti, alle nuove espressioni del linguaggio toccato da Francesca Volpi e Eva Frapiccini. Passando per quello di Lina Pallotta, spinto ai margini e oltre gli stereotipi, della quotidianità e dell'identità di genere, anche con le giovani operaie del suo reportage sulla globalizzazione, con un sorriso a prova di ingiustizie, anche sulla copertina del catalogo della mostra. Edito da Silvana Editoriale, con testi di Federica Muzzarelli, Raffaella Perna, un’intervista a Donata Pizzi e schede biografiche delle autrici, realizzate da Mariachiara Di Trapani.

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Tra le prime donne è più rilevanti fotoreporter italiane di respiro internazionale, c'è ovviamente Letizia Battaglia, con gli scatti che grondano sangue e guerra di mafia, ma anche della vitalità che non ha mai smesso di nutrire il suo sguardo di donna e di artista (della prima donna europea a ricevere il premio "W. Eugene Smith" per la fotografia sociale). "Ho lottato tutta la vita per riappropriarmi di me e ci sono arrivata quando ho iniziato a fotografare. Per me la libertà è una necessità molto intima…" Una grande lezione di vita e fotografia per una donna che ha ancora molto da insegnare e ispirare, anche attraverso il sofferto e ostinato progetto di museo-scuola-laboratorio del Centro Internazionale di fotografia che è riuscita ad aprire al pad. 18 dei Cantieri Culturali della Zisa a Palermo.

Cosa ne pensi tu del femminismo? Ognuna di noi probabilmente è chiamata a riflettere sulla risposta, con la sezione dedicata all'esplorazione dei rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista. Qui le differenze di genere sono esplorate dallo sguardo sessuato, dall'uso militante e politico della fotografia e dall’autoritratto che consente alle donne di porsi contemporaneamente davanti e dietro l’obiettivo, sperimentando nuove forme per ritrarsi e pratiche di lavoro collettive (come il Gruppo del mercoledì e Marcella Campagnano). Giocando seriamente con gli stereotipi della simbologia di genere, nel dittico Bianca Menna e Tomaso Binga. Oggi spose (1977), Tomaso Binga arriva a ritrarsi nella duplice veste di marito e di moglie.

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Giovanna Borgese, Le ragazze terroriste - Le ragazze di Prima Linea, 1981, stampa gelatina bromuro d’argent
© Giovanna Borgese /Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo

La sezione Identità e relazione spalanca occhi e obiettivi sulla ricerca dell'identità e la rappresentazione delle relazioni affettive. Anche qui le fotografe sono tante e molto diverse, quante il personalissimo modo di esplorare relazioni così intime e personali con se stesse e con il mondo. Martina Bacigalupo ridefinisce addirittura i canoni del ritratto, usando quelli senza volto ritrovati nel più antico studio fotografico di Gulu a nord dell’Uganda, per spostare l'attenzione e la definizione dell'identità su gestualità e dettagli dell’abbigliamento .

Gli autoritratti della giovane Anna Di Prospero (che apre questa segnalazione con l'immagine guida di questa mostra) lavorano sull'esplorazione di se e del familiare scoperto in quello che appare nuovo e intrigante. Le riappropriazioni dell'album di famiglia di Moira Ricci ricorrono a Photoshop per viaggiare nella memoria della madre scomparsa. Quelle di Alessandra Spranzi usano vecchi rotocalchi per tornare a casa.

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Alessandra Spranzi, Tornando a casa #20, 1997, stampa cromogenica, alluminio
© Alessandra Spranzi/Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo

A Vedere oltre provvede la quarta sezione, con le ricerche contemporanee basate sull’esplorazione delle potenzialità espressive del mezzo e il contributo della nuova generazione di artiste apprezzate da gallerie e musei sin dagli anni novanta, insieme a notevoli consensi all'estero. La lista è lunga, da Marina Ballo Charmet, Monica Carocci, Gea Casolaro, Paola Di Bello, Grazia Toderi, Raffaella Mariniello, Cristina Omenetto, Beatrice Pediconi, Agnese Purgatorio, Luisa Lambri, Luisa Rabbia, Sara Rossi e le più giovani Rä di Martino, Marzia Migliora, Marinella Senatore, Silvia Camporesi, Alba Zari, Vittoria Gerardi, Claudia Petraroli, Francesca Catastini, Adelita Husni-Bey. Pensate solo che oscilla tra Paola di Bello e Francesca Catastini.

Le Lucciole di Paola Di Bello emergono dall'età dell'ombra e la camera oscura, con la luce emessa da venticinque lucciole, raccolte in campagna e lasciate libere di camminare sui fogli di pellicola fotografica in bianco e nero. The modern spirit is vivisective di Francesca Catastini, prende in prestito il titolo e la pratica della dissezione/vivisezione per la sua indagine artistica che si avventura nelle viscere del corpo umano e nei meandri degli studi anatomici, riflettendo sul ruolo esercitato dalla produzione del visibile nella cultura occidentale.

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Francesca Catastini, Medusa, 2014, stampa inkjet suHahnemühle FineArt Baryta
 © Francesca Catastini /Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo

Ad arricchisce la lettura di scatti e progetti in mostra, contribuisce anche il documentario Parlando con noi, con le interviste a molte delle sue fotografe, facendo tesoro del libro omonimo di Giovanna Chiti e Lucia Covi (Danilo Montanari Editore), prodotto su idea di Giovanni Gastel da AFIP International – Associazione Fotografi Professionisti e Metamorphosi Editrice.

Anche Brigitte Niedermaier (nata in Tirolo) arricchisce la mostra con lo scatto che ritrae di spalle una donna islamica velata, con il tipico Lebkuchen (biscotto speziato della tradizione natalizia teutonica e in Alto Adige) a forma di cuore, indossato come un accessorio, rendendo la fotografia un messaggio amorevole alle dicotomie culturali apparentemente inconciliabili.

Brigitte Niedermair, Oukhet/ Sister "Ich Liebe dich",2005, stampa cromogenica
© Brigitte Niedermair/Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
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La mia breve esplorazione non è che l'inizio di un viaggio che approfitta dei contributi di: Paola Agosti, Martina Bacigalupo, Isabella Balena, Marina Ballo Charmet, Liliana Barchiesi, Letizia Battaglia, Betty Bee, Tomaso Binga (Bianca Menna), Giovanna Borgese, Giulia Caira, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Lisetta Carmi, Gea Casolaro, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Augusta Conchiglia, Daniela Comani, Marilisa Cosello, Paola De Pietri, Agnese De Donato, Paola Di Bello, Rä di Martino, Anna Di Prospero, Bruna Esposito, Irene Fenara, Eva Frapiccini, Vittoria Gerardi, Simona Ghizzoni, Bruna Ginammi, Elena Givone, Nicole Gravier, Gruppo del mercoledì (Bundi Alberti, Diane Bond, Mercedes Cuman, Adriana Monti, Paola Mattioli, Silvia Truppi), Adelita Husni-Bey, Irene Fenara, Luisa Lambri, Lisa Magri, Lucia Marcucci, Raffaela Mariniello, Allegra Martin, Paola Mattioli, Malena Mazza, Libera Mazzoleni, Gabriella Mercadini, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin, Verita Monselles, Maria Mulas, Brigitte Niedermair, Cristina Omenetto, Michela Palermo, Lina Pallotta, Beatrice Pediconi, Claudia Petraroli, Agnese Purgatorio, Luisa Rabbia, Moira Ricci, Giada Ripa, Francesca Rivetti, Sara Rossi, Marialba Russo, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Marinella Senatore, Shobha, Alessandra Spranzi, Grazia Toderi, Francesca Volpi, Alba Zari.

Carla Cerati, Umberto Eco all’inaugurazione di M.A.R.C.O, 1971, stampa gelatina bromuro d’argento
© Elena Ceratti /Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
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Lina Pallotta, PATTY & VICKY, 2 SISTERS, PIEDRAS NEGRAS, MX, 1990, stampa gelatina bromuro d’argento
 © Lina Pallotta/Courtesy Azienda Speciale Palaexpo
Elena Givone, Taiane e Amanda, 2009, stampa Lambda
​Elena Givone, /Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
Martina Bacigalupo, dalla serie Gulu Real Art Studio, #13, 2013, 6 stampe cromogeniche
 © Martina Bacigalupo/Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
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