Il festival fotografico che ci farà ri-amare follemente la Madre Terra

La 15° edizione del Photo Festival La Gacilly è un inno alla terra e la poesia della natura, insieme al territorio degli uomini e il pianeta sovrasfruttato e invita tutti a riflettere e non tagliare il ramo in cui siamo seduti.

Brent STIRTON, Etiopia
Brent STIRTON, The Renaissance of the Ethiopian Forest, Welewahud a 75 ans. Il est né dans cette vallée, près d'Adisewarat, dont il est aujourd'hui le gardien. Plus jeune, il se souvient de la couleur ocre d'un paysage aride et désertique, désormais remplacé par de verdoyantes collines. Cette nouvelle forêt bénéfice directement aux fermes situées en contrebas © Brent Stirton / Verbatim

L'estate risveglia tante voglie, anche quella di un contatto più profondo con la natura, la nostra e quella del pianeta. Risveglia desideri più rigogliosi delle piante dei nostri appartamenti, o delle mode pseudo-vegan, ma tra le mete green che cambiano la vita (solo per un po'), la 15° edizione del Photo Festival La Gacilly (2 giugno-30 settembre 2018) prova anche a cambiare la prospettiva sul futuro e lo sviluppo sostenibile, invitando tutti a guardare meglio la terra e "a non tagliare il ramo in cui siamo seduti".

Olaf Otto Becker, Reading the Landscape
© Olaf Otto Becker​​


Ogni estate, il villaggio bretone di La Gacilly (Morbihan) offre il suo paesaggio, in armonia con l'impero cosmetico attento al pianeta di Yves Rocher (tra i vincitori del Prix d’Excellence de la Beauté di Marie Claire), alla meravigliosa galleria a cielo aperto del suo Photo Festival. Inaugurato nel 2004 da Rocher, con la stessa filosofia che lo ha portato a usare i segreti delle piante per una cosmesi vegetale innovativa alla portata di tutti, insieme al messaggio che rinnova a ogni edizione: per vivere in armonia con se stessi e la natura, l'uomo deve coltivare una relazione sostenibile con il nostro pianeta.




Centinaia di obiettivi celebri e appassionati, puntati sulle questioni ambientali e sociali legate alla globalizzazione, hanno continuato a stimolare domande, denunce, sorprese e speranze. Dedicando ogni edizione a tematiche specifiche e raggiungendo oltre 3,3 milioni di visitatori, il festival all'aperto tra i più grandi, attesi e apprezzati da chi guarda al futuro, affronta con coraggio e ottimismo anche i suoi primi quindici anni. Un'età difficile che accoglie guardando il mondo da tanti punti di vista e ricordando a tutti che non è mai troppo tardi per agire!

Claudia Andujar - Amazonian Lament
© Claudia Andujar/Courtesy Galeria Vermelho​


Sono gioie e dolori del contemporaneo e la fotografia che non si pone limiti, a giungere alla 15° edizione del Photo Festival La Gacilly (2 giugno-30 settembre 2018) con un ospite d'onore come la Terra, insieme alle fotografie in grande formato delle sue meraviglie, messe a rischio da ferite e urgenze. Stampe tanto grandi da farci sentire ancora più piccoli al cospetto della terra, esposte sulle pareti di case, parchi, piazze, vicoli e il labirinto di piante del pittoresco villaggio. Il percorso espositivo toccato da quattro diverse tematiche, diventa così un viaggio che parte dall'inno alla terra e tutto quello che si staglia dall'infinitamente grande dello spazio, fotografato dall'astronauta Thomas Pesquet e il microcosmo che arriva dal microscopio di Spike Walker. Pronti? Si parte!

Thomas Pesquet - Au Botswana, dans un impressionnant désert de sel, les teintes de rouge d’une mine d’extraction de sodium, apportent un contraste bienvenu. Un pourpre intense que je n’ai pas pu admirer qu’une ou deux fois, et toujours en Afrique
© Thomas Pesquet / ESA / NASA​​


Inno alla terra

L'intero festival con la direzione artistica di Cyril e Florence Drouhet, sfida lo sguardo a vedere in modo diverso la realtà sotto gli occhi di tutti. La selezione di progetti che nutrono Hymne à la Terre si spinge oltre, con prospettive che palesano l'invisibile a occhio nudo. Le pareti esterne della Maison de la Photographie di La Gacilly guardano la terra e le sue bellezze sublimi dallo spazio con gli scatti di Thomas Pesquet, astronauta francese dell'ESA (European Space Agency).

Il professore inglese in pensione Spike Walker, fa qualcosa di analogo con l'universo dell'infinitamente piccolo colto dai suoi microscopi (sembra ne abbia ventisette in casa), fotografando la natura più intima di colonie di alghe, cristalli di paracetamolo, diatomee o corni di rinoceronte, insieme alla bellezza e complessità.


Nessuno dei due è un fotografo professionista, ma le loro immagini sono in sintonia con quelle dei ghiacciai minacciati dal riscaldamento globale, fotografati per tre decenni nei quattro angoli del globo da Philippe Bourseiller. Stessa cosa per luoghi sacri e inaccessibili dell'Himalaya fotografati per quasi mezzo secolo da Mathieu Ricar, la presenza dell'uomo nei paesaggi più primordiali, documentati per un quarantennio dal fotografo della prestigiosa Magnum Photos Jean Gaumy. Inno che si estende alla natura vergine, distrutta e artificiale di Olaf Otto Becker e l'America (conquistata e devastata) dei pionieri di William Albert Allard.

Spike Walker, Larger than Life
© Spike Walker​
Matthieu Ricard - Un demi-siècle dans l’Himalaya Half a Century in the Himalayas Depuis près de cinquante ans, Matthieu Ricard partage le quotidien et l’intimité des moines tibétains. Ici, au bord du lac de Yiloung Lhatso, perché à 4 300 mètres d’altitude dans le Tibet Oriental
© Matthieu Ricard​​


Jean Gaumy - After Nature
© Jean Gaumy / Magnum Photos​​

Poesia della natura

Sono due ecologisti impegnati e visionari come Shana & Robert ParkeHarrison a impreziosire la sezione Poésie de la nature e la facciata della Yves Rocher House con la poesia di Un monde irréel che dice tanta verità sul rapporto tra uomo e natura e quello che il primo sta facendo al secondo.

Uno specchio del nostro comportamento che si riflette anche nelle Fables di Karen Knorr esposte al Végétarium di La Gacilly con volpi, cinghiali, cervi e aironi che si avventurano nelle sontuose residenze della Francia pre-rivoluzionaria o nei sublimi palazzi indiani, in musei e dimore aliene al loro habitat dove li costringiamo a vivere e morire sotto i nostri occhi assuefatti alla cultura della disumanità.

La poesia di questa sezione sfiora anche le ali d'insetti trasformati in mostri e draghi da Jan C Schlegel, la fauna selvatica di Michael Nichols e le scene di vita in Russia di Emil Gataullin.

Shana & Robert Parkeharrison - An Unreal World
© Shana & Robert Parkeharrison​
Karen Knorr - New Fables
© Karen Knorr​​
Emil Gataullin - Russia Sweet & Slow Myaksa, 2008
© Emil Gataullin / Edition Lammerhuber​



Territori degli uomini (da qui e altrove)

Territoires des hommes guarda l'orizzonte con la rinascita della foresta etiope di Brent Stirton (foto di apertura) e quella della policoltura in India di Emanuele Scorcelletti, mentre Frédéric Delangle ne cattura il movimento incessante della vita. I rituali Yanomami dell'Amazzonia sono nell'obiettivo di Claudia Andujar, il dramma dei giovani indiani in Guyana in quello di Miquel Plana Dewer. Phil Moore invita gli agricoltori di tre regioni francesi a incontrarsi, mentre Fausto Podavini annuncia la fine di un mondo nella Valle dell'Omo.

L'attenzione per il paesaggio perseguita dal festival, continua a rafforzare anche gli interventi sul territorio con la residenza artistica di Édouard Élias e Catalina Martin-Chico, puntate sugli abitanti del Morbihan.

Emanuele Scorcelletti - The Spirit of the Tree
© Emanuele Scorcelletti​

Fausto Podavini - The End of the World, Ethiopia. Mago National Park. 2017. Two girls from the Mursi ethnic group are getting ready to return to their village, after going to get some water in a well. Both wear bras that have been given to them by western tourists. In a 2009 document, written by MID International Consulting Engineers, in the chapter about the positive benefits and impacts of Gibe III, we can read that [… Tourism activities will probably be like an economic improvement in the socio economic environment as much as the dam will be as an attraction. The reservoir offers potential
© Fausto Podavini​​

Un pianeta sovrasfruttato

Gli obiettivi della sezione Une planète surexploitée, sono ancora più espliciti estendendosi dalle metropoli alle discariche. Dal grande assembramento sovraffollato algerino di Stéphane Couturier alla giungla di cemento di Patrick Tournebeuf (tra Pechino e Nuova Delhi). Le prospettive affascinanti di Chris Jordan sugli accumuli di rifiuti (dalle discariche alle carcasse degli animali che se ne nutrono), a quelle rischiose di Matjaz Krivic, lungo la strada del litio e degli abusi dell'uomo

Stéphane Couturier, Climat de France
© Stéphane Couturier​​
Chris Jordan - Intolérable Beauty
© Chris Jordan​


Matjaz Krivic - Lithium Road, Chaine de production des batteries au lithium, dans les locaux de la société Soundon New Energy. Créée en 2011, cette entreprise de haute technologie doit faire face à une demande croissante sur le marché chinois : en 2017, plus de 300 000 véhicules électriques sont sortis des usines du pays, trois fois plus qu’aux Etats-Unis
© Matjaz Krivic​​

L'impegno per lo sviluppo sostenibile, dimostrato da studenti e talenti emergenti, arricchisce il programma di questa nuova edizione del festival bretone, insieme a partner come il collettivo fotografico internazionale Image Sans Frontière che partecipa con una selezione di fotografie dedicate alla diversità e la bellezza di tutti gli esseri viventi sulla Terra. Paesaggi mozzafiato e visioni attente di quello che le mette a rischio, sono quindi il messaggio più ottimistico del festival che invita all'impegno.

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Laetitia Vancon, Mélanie, 22 ans, a fait des études d’infirmière généraliste et reste dans l’attente d’un poste à pourvoir dans le seul hôpital de Stornoway (la ville principale et le centre administratif des Hébrides extérieures). Elle a planifié de reprendre l’ancienne maison de ses parents, pour s’y installer et créer sa propre famille
© Laetitia Vancon / Galerie Emergents - Festival Photo La ​​

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