Il MoMA di New York guarda in faccia (e non solo) l'Essere umano con la New Photography 2018

Cosa offre di nuovo la fotografia? L'Essere umano con la New Photography 2018 del MoMA

Aïda Muluneh, ritratto donna nera
Aïda Muluneh. All in One. 2016. Pigmented inkjet print, 31 1/2 × 31 1/2″ (80 × 80 cm). Courtesy the artist and David Krut Projects © 2018 Aïda Muluneh

Troppe mani ragazza mia? In realtà, questo ritratto realizzato dalla fotografa etiope Aïda Muluneh, ti acciuffa senza usarle. Affascina con la quantità di colore, cultura, identità e metafore che offre alla rappresentazione dell'individuo contemporaneo. Alle numerose sfumature e contraddizioni che concorrono a definire l'essere umano da sempre, a nutrire il dibattito più acceso di oggi e la riflessione della nuova collettiva del MoMA. Quella dedicata ogni due anni ai nuovi orizzonti della fotografia e alle tematiche delle sue contaminazioni. Nel 2018 ai diciassette sguardi e obiettivi, scelti per l'esplorazione di Being: New Photography 2018, allestita al terzo piano della Edward Steichen Galleries (fino al 19 agosto 2018) del prestigioso The Museum of Modern Art di New York (MoMA).



Il MoMA che ha messo a fuoco le similitudini dell'uomo in tutto il mondo, con l'imponente collettiva The Family of Man di Edward Steichen nel 1955, torna a riflettere sulla rappresentazione dell'umanità con gli obiettivi più attenti a cambiamenti e universalità delle esperienze umane. Il lungo viaggio con la rappresentazione delle mille facce e trasfigurazioni l'essere umano, passa per 80 nuove opere di 17 artisti, differenti per stile, nazionalità e temperamento, accomunati dal fatto di essere in maggioranza donne e vivere in luoghi diversi da quelli di origine (migranti per indole e necessità). A partire dalla italo-libica Adelita Husni-Bey, nata a Milano nel 1985 e unica rappresentante italiana della collettiva, ma non dell'arte d'immaginare alternative, per la quale continua a trarre ispirazione da pratiche educative anarchiche e da quelle di formazione del MoMA.


Adelita Husni-Bey. The Council. 2018. Chromogenic color print, 72 × 108″ (182.9 × 274.3 cm). Courtesy the artist. Courtesy the artist and Laveronica arte contemporanea, Modica, Italy
© 2018 Adelita Husni-Bey​

Partendo dal vivace dibattito su diritti, responsabilità e rischi della rappresentazione di se e degli altri, le opere che animano Being la esplorano, insieme alla percezione che ne abbiamo e potremmo ampliare, spaziando dalle questioni di privacy a quelle di genere, dal ritratto alla sua visualizzazione più concettuale, nella quale si riesce comunque a riconoscere l'essere umano.

Io amo rappresentarmi con quello che si spinge oltre i connotati, per arginarne più i cliché dei rischi, ma questi ci sono e per qualcuno si spingono ben oltre le questioni di privacy. Sfumature interessanti arrivano in mostra con i ritratti migranti dai volti e le caratteristiche identitarie oscurate nel Passport Photos di Stephanie Syjuco (americana nata nelle Filippine, 1974). Pericoli che hanno radici profonde ma anche dinamiche contemporanee, come quelle messe in evidenza dalla fotografa con la ritrattistica etnografica del XIX secolo della serie Cargo Cults, presa in prestito con le tradizioni e trame etniche svendute dai produttori occidentali (in ogni ritratto c'è ancora il cartellino del capo restituito dopo lo scatto).

Stephanie Syjuco - Cargo Cults: Head Bundle, 2013-16, Pigmented inkjet print, 40 x 30 inches (101.6 x 76.2 cm)
Courtesy the artist and Catharine Clark Gallery, San Francisco and Ryan Lee Gallery, New York © 2018 Stephanie Syjuco
Sam Contis. Denim Dress. 2014. Pigmented inkjet print, 31 5/8 × 41 11/16″ (80.3 × 105.9 cm). The Museum of Modern Art, New York. Acquired through the generosity of Thomas and Susan Dunn
© 2018 Sam Contis​​

Sempre meglio non fidarsi delle apparenze. Hiding Our Faces like a Dancing Wind (2016) di Yazan Khalili (Palestinese nata in Siria, 1981), utilizza software di riconoscimento facciale su immagini fisse e in movimento, sfidando le consuetudini contemporanee sulle apparenze di individui associati a un dato luogo, etnia o cultura.

L'estratto del progetto dell'indiano Shilpa Gupta, si concentra sulla rappresentazione di 100 individui, costretti per varie ragioni a cambiare cognome e la loro immagine, incorniciata e divisa in due, rilegge da nuove prospettive anche l'identità frammentata dell'individuo.

Andrzej Steinbach. Untitled from the series Gesellschaft beginnt mit drei. 2017. Inkjet print, 35 7/16 × 23 5/8″ (90 × 60 cm)
Courtesy the artist and Galerie Conradi, Hamburg and Brussels. © 2018 Andrzej Steinbach​


Shilpa Gupta. Untitled. 2014. Pigmented inkjet prints in split frames, 18 × 103″ (45.7 × 261.6 cm). Courtesy the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, Beijing, Les Moulins, and Habana
© 2018 Shilpa Gupta​

L'americana Carmen Winant, usa l'installazione site specific My Birth (2017-18), per riempie due pareti (dal pavimento al soffitto) d'immagini di donne che si preparano per il travaglio e il parto, insieme alle dinamiche di rappresentazione di realtà sempre meno nascoste.

Figures, Grounds and Studies dell'americano Paul Mpagi Sepuya si spinge ben oltre, con frammenti di immagine e collage delle intersezioni di razza, genere e desiderio, costringendo ogni spettatore a confrontarsi con le proprie prospettive da nuovi punti di vista.

Carmen Winant. My Birth (detail) 2018. Site-specific installation of found images, tape. The Museum of Modern Art, New York. Photo Martin Seck
© 2018 Carmen Winant​​


Paul Mpagi Sepuya. Mirror Study (4R2A0857). 2016. Pigmented inkjet print, 51 × 34″ (129.5 × 86.4 cm). The Museum of Modern Art, New York. Fund for the Twenty-First Century
© 2018 Paul Mpagi Sepuya​​

The opposite of looking is not invisibility. The opposite of yellow isnot gold, nasce dalla collaborazione delle americane Hương Ngô e Hồng-Ân Trương e dai loro album di famiglia, con gli scatti anni 70 delle madri, entrambe immigrate negli Stati Uniti dal Vietnam. Sono scatti intimi di famiglia, ad affiancare estratti di trascrizioni delle udienze del Congresso degli Stati Uniti sui rifugiati vietnamiti, fornendo nuove letture a termini come "alieni" o "illegali".

Hương Ngô and Hồng-Ân Trương. The opposite of looking is not invisibility. The opposite of yellow is not gold (detail). 2016. Pigmented inkjet print and laser cut print, 14 × 22 × 2″ (35.6 × 55.9 × 5.1 cm) and 14 × 12 × 2″ (35.6 × 30.5 × 5.1 cm)
Courtesy the artists. Photo: Jerry Mann © 2018 Huong Ngo and Hong-An Truong​​

L'americana B.Ingrid Olson sfida la comprensione dell'identità, incorniciando fotografie di figure o parti del corpo, compresa la sua, all'interno di altre immagini o all'interno di scatole acriliche. L'artificio dietro lo spettacolo della rappresentazione fotografica si manifesta in modo palese con le maschere della brasiliana Sofia Borges e, in modo completamente diverso ma analogo, con quella che appartiene al corpo di lavoro del fotografo americano Matthew Connors. Realizzato nel corso di cinque viaggi in Corea del Nord, tra il 2013 e il 2016, l'approccio metaforico del progetto documentario non fa sconti all'inaffidabilità della narrativa contemporanea.

Sofia Borges. Yellow Chalk. 2017. Pigmented inkjet print, 90 9/16 × 59 1/16″ (230 × 150 cm) The Museum of Modern Art, New York. Fund for the Twenty-First Century
© 2018 Sofia Borges​
Matthew Connors. Mask in Reverse (detail). 2016. Pigmented inkjet print, 44 × 33" (111.8 × 83.8 cm).
© Courtesy​ Matthew Connors

Le fotografie trasformate in oggetti da amare come i ricordi, animano gli scatti dell'archivio personale dell'americano Em Rooney, incorniciati da strutture di tessuto, metallo, vetro e ceramica. Un po' come quelle dell'americano Harold Mendez prese nella Necrópolis Cristóbal Colón e altri siti funerari cubani. In entrambi i casi la rappresentazione dell'umanità sa fare un uso creativo di simboli e metafore (ma potremmo anche spingerci oltre).

La mostra curata da Lucy Gallun, assiste curatore del Dipartimento di Fotografia del MoMA, esplorando le molteplici forme che l'immagine fotografica può assumere nella rappresentazione dell'essere umano, continua ad arricchire lo sguardo sul contemporanea del museo. A partire dalla prima edizione di New Photography, inaugurata da John Szarkowski nel 1985 e rinnovata ogni due anni, il MoMA ha introdotto le nuove opere di oltre 100 artisti di tutto il mondo, confermandosi un importante punto di riferimento per l'analisi di nuovi stimoli e tendenze.

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