L'opera sentimentale e provocatoria di Masahisa Fukase in mostra con opere rare, inedite e originali

La biografia visiva di uno dei fotografi più radicali e sperimentali della sua generazione, in mostra e il libreria

Masahisa Fukase, gatto
Sasuke 1983, from the series A Game © Masahisa Fukase Archives

La fotografia è un gioco serio anche per Masahisa Fukase, soprattutto quando in collaborazione con il suo amato gatto Sasuke, realizza la serie inedita di polaroid, colorate, cucite e trafitte che aprono il viaggio espositivo nelle Private Scenes della sua biografia visiva. In mostra con stampe rare, inedite e originali al Foam Fotografiemuseum Amsterdam (fino al 12 dicembre 2018). Alla Fondazione Sozzani di Milano (20 gennaio - 31 marzo 2019). In libreria con la monografia dell'intera opera di uno dei fotografi più radicali, sperimentali e provocatori della sua generazione. Soprattutto se pensate che nel 1974, con Shomei Tomatsu, Eikoh Hosoe, Noriaki Yokosuka, Nobuyoshi Araki e Daido Moriyama, ha co-fondato la Workshop Photography School e partecipato alla celebre collettiva New Japanese Photography del MoMA di New York.

Private Scenes offre uno sguardo approfondito al testamento emotivo del leggendario fotografo giapponese (Hokkaido, 1934 - 2012), rimasto un enigma fino al giorno della sua morte, sopraggiunta dopo venti anni di coma silenzioso. Inaccessibile come la sua opera, legata a diversi problemi di diritti fino alla fondazione degli Archivi Masahisa Fukase a Tokyo (nel 2014), dai quali arrivano le stampe originali delle sue serie fotografiche. Diverse per tecnica e atmosfera, drammaturgia sentimentale, ironica, provocatoria e tenebrosa, ma tanto intime e personali da lasciarci l'inconfondibile rappresentazione di se, anche quando l'obiettivo è rivolto su gatti, corvi, storie di famiglia, ossessioni morbose e divagazioni giocose.

La relazione di Masahisa Fukase con gli affetti, gli amori e le ossessioni della sua vita tanto appassionata da diventare violenta, pervade ogni sfumatura del suo lavoro. Nel 1971 raccoglie nelle pagine della prima pubblicazione di Yūgi, numerose fotografie della sua prima moglie (Yukiyo Kawakami) e della sua seconda moglie, modella e musa Yōko Wanibe. Due anni dopo la rottura del suo secondo matrimonio, la tumultuosa vita insieme viene racconta nelle pagine di Yōko (1978), ma lei resta la protagonista di diversi progetti per anni, anche quando non appare nelle foto.

Kanazawa 1997, from the series Ravens
© Masahisa Fukase Archives

Il lungo viaggio negli abissi dell'animo del fotografo, tormentato dai fumi dell'alcool, il delirio della depressione e la dolorosa perdita dell'amore, si riversa nell'approccio profondamente biografico del celebre Karasu (Ravens). Nel progetto stormi di corvi e personaggi quasi soprannaturali, appollaiati sui pali delle linee elettriche che corrono lungo i binari della ferrovia che porta Fukase a casa, accompagnano i viaggi da Toyko all'isola di Hokkaido. Visioni oscure e solitarie che aleggiano come presagi del suo animo malinconico e ossessivo, sgranate come alcuni ricordi, elevate a metafora della sua perdita e dell'oscurità spinta a nuovi livelli di profondità e astrazione. Il progetto realizzato tra il 1976 e il 1982, sin dalle prime esposizioni degli scatti rende celebre il fotografo, in Giappone e successivamente nel resto del mondo. Soprattutto grazie al volume omonimo, pubblicato per la prima volta nel 1986 (da Sōkyūsha) e diventato uno dei libri fotografici giapponesi più apprezzati e richiesti del dopoguerra.

Le edizioni pubblicate successivamente, nel 1991 (Bedford Arts), nel 2008 (Rat Hole Gallery) e nel 2017 (Mack), non hanno fatto che confermarne il valore, tale da spingere il British Journal of Photography a considerarlo il miglior libro fotografico degli ultimi 25 anni (nel 2010) e la sottoscritta uno dei preferiti di sempre, per la gamma incredibilmente ampia di stati d’animo che è in grado di cogliere e suscitare. La ricerca estetica e simbolica di questo viaggio nel lato più intimo e oscuro della vita, sembra che alla fine del progetto abbia spinto Fukase a scrivere di essere "diventato un corvo", senza impedirgli di sperimentare con il colore, la stampa e le esposizioni multiple, come nelle rare polaroid a colori delle scene di Ravenserie (1985).

Untlited 1972, from the series Family
© Masahisa Fukase Archives
Untlited 1972, from the series Family
© Masahisa Fukase Archives

Contemporaneamente la sua riflessione giocosa e macabra sull'amore, la vita e la morte, si riflette sul corpo di lavoro dedicato al lento decadimento di suo padre con Memories of Father (1971-1987) e la cronaca della sua famiglia (1971-1989), realizzata nello studio fotografico dei suoi genitori, fotografando due volte l'anno i suoi componenti. Di fronte o di spalle all'obiettivo, anno dopo anno, in ogni scatto non manca mai un personaggio in mutande, in topless o con il passamontagna, pronto a rendere la classica foto di famiglia una visione tenera e buffa.

La presa di Yōko sul tessuto emotivo dei progetti di Fukase, torna a pervadere gli autoritratti pesantemente claustrofobici di Bukubuku (1991), realizzate in una vasca da bagno con una macchina fotografica subacquea, dopo aver appreso che lei è prossima a nuove nozze. Il progetto solitario e morboso che si avventura nel nuovo territorio dell'autoritratto fotografico, resta l'ultima grande opera realizzata dal fotografo. L'ultimo, presentata insieme ai "selfie" colti in strada di Private Scenes, prima della caduta sui gradini del suo bar preferito (il Nami nell'area Golden Gai di Shinjuku, a Tokyo) che nel 1992 lo riduce allo uno stato vegetativo fino alla morte.

Untitled 1991, from the series Bukubuku
© Masahisa Fukase Archives
Ants 1962, from the series Color Approach © Masahisa Fukase Archives
© Masahisa Fukase Archives

Quattro mesi prima della sua fatale caduta, è il corvo che torna a svolazzare su circa 1.000 stampe da cartolina disegnate a mano dal fotografo, recentemente recuperate e ora in mostra, tra le lingue della coppia di Berobero e polaroid mai viste.

Visioni vivide e intense di un'opera multiforme, raccolte per la prima volta con 26 serie, nella 416 pagine della monografia omonima, edita da Les Éditions Xavier Barral, con saggi di Tomo Kosuga, direttore degli archivi Masahisa Fukase e di Simon Baker, direttore della Maison Européenne de la Photographie.



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