La bellezza estrema e fragile dell’Artico al Festival di Fotografia di Bergamo

La bellezza è fragile, quella dell'Artico è da difendere, anche con la fotografia di reportage, grazie a Ragnar Axelsson, Carsten Egevang, Paolo Solari Bozzi e Marina Aliverti

Ragnar Axelsson, Islanda, Artico,
Ragnar Axelsson © Islanda, 1995

La bellezza è fragile, ma possiamo fare molto per difenderla! La stessa cosa vale per il candore artico, capace di annientare ogni limite e confine. Gli effetti del riscaldamento globale sul cambiamento climatico si avvertono ovunque, ma l'impatto manifestato sui territori ghiacciati del grande Nord e chi lo popola, rischia di travolgerci tutti. Una minaccia concreta, esplorata e documentata da documentaristi d'eccezione, protagonisti dell'incontro tra i ghiacci in mostra con Artico. Ultima frontiera. Ragnar Axelsson, Carsten Egevang, Paolo Solari Bozzi, Marina Aliverti, ospitata al Monastero del Carmine (27 ottobre - 11 novembre 2018) con la seconda edizione di Fotografica. Festival di Fotografia Bergamo (27 ottobre all’11 novembre 2018), dedicato alla difesa dell'ambiente con un «Equilibrio Sottile».


Approfittando del contributo di Ragnar Axelsson, Carsten Egevang e Paolo Solari Bozzi, la rassegna curata di Denis Curti con Marina Aliverti, e il suo progetto Cold is Hot, parte dall'incontro di sguardi sensibili alla fragilità della bellezza. Si lascia guidare dal bianco e nero poetico e spietato dei loro reportage, spinti nei territori ostili di Groenlandia, Siberia, Alaska e Islanda. Si avventura lungo le distese ghiacciate popolate degli ultimi Inuit, orsi bianchi e orizzonti infiniti, per condurre il nostro sguardo all'ultima frontiera tra uomo e natura, riscaldamento globale e sostenibilità ambientale.


Il piccolo popolo artico di Ragnar Axelsson



Il fotografo islandese Ragnar Axelsson (Kopavogur, Islanda, 1958) si dedica da decenni all'osservazione degli stili di vita delle popolazioni artiche, messi a rischio dai cambiamenti climatici. Agli indigeni della Scandinavia e della Siberia, ai cacciatori del Canada e della Groenlandia, agli agricoltori e pescatori dell’Atlantico. Andando alla deriva in mare aperto, resistendo a tempeste glaciali e brutti incidenti, il grande documentarista ha vissuto in stretto contatto con le popolazioni locali. Con il piccolo popolo dell'Artico discendente dei Thule. Le sue foto ritraggono comunità ridotte a due soli anziani, villaggi scomparsi insieme ai mestieri e i tutti quei cambiamenti che ne sono responsabili, senza mai dimenticare il ruolo della fotografia per salvaguardare queste terre. «L’Artico è, e resterà, il più grave problema del nostro pianeta negli anni a venire e questo comporta un’enorme responsabilità per tante persone, fotografi inclusi. Una responsabilità che non sarà più possibile ignorare».


La natura artica di Carsten Egevang


Carsten Egevang - Thule, Groenlandia, 2013
© Carsten Egevang

La ventennale esperienza maturata in Groenlandia dal biologo e fotografo danese Carsten Egevang (Taastrup, Danimarca, 1969), deve agli studi della fauna ovipara locale, il suo approccio alla relazione simbiotica tra la natura selvaggia e la vita delle popolazioni Inuit. «In Groenlandia la vita scorre perennemente sul filo di ciò che è fisicamente possibile. Solo le specie che si sono adattate a questo clima estremo riescono a sopravvivere. Solo le persone in grado di decodificare i segni della natura e prevedere i cambiamenti del tempo riescono a trovare di che sfamarsi in questo deserto artico».

Il limbo degli Inuit di Paolo Solari Bozzi

Paolo Solari Bozzi - Ammassalik Island, Groenlandia, 2016
© Paolo Solari Bozzi


Il reportage di Paolo Solari Bozzi (Roma, 1957), esposto per la prima volta con Artico. Ultima frontiera, è raccolto anche nelle pagine del volume Greenland Into White (Electa Mondadori, 2017). Il suo viaggio in Groenlandia si dedica all'esplorazione della delicata fase di transizione vissuta dagli Inuit di oggi. Alla generazione impreparata ad affrontare le intemperie del futuro, nell'habitat minacciato dallo sfruttamento del suolo e dallo scioglimento dei ghiacci.
«Sono partito per la Groenlandia con l’idea che avrei incontrato gli Inuit con le pelli d’orso e foca. Mi sono subito reso conto che così non sarebbe stato, perché oggi gli Inuit vestono all’occidentale e i giovani hanno tutti il cellulare. Si trovano in una delicatissima fase di transizione che li sta portando ad abbandonare tradizioni millenarie e a sostituirle con quelle del mondo odierno».


Prospettive su l'ultima frontiera tra uomo e natura


Marina Aliverti - Cold is Hot, Groenlandia 2016
© Marina Aliverti


Ad arricchire il dialogo tra le diverse prospettive sulle popolazioni Inuit del grande Nord e la relazione tra uomo e natura estrema, contribuisce Cold is Hot di Marina Aliverti. Uno sguardo aperto alla quotidianità dell'uomo tra i ghiacci, affinato vivendo per due mesi (nell’inverno del 2016) con i pescatori-cacciatori Inuit e i tre fotografi.

120 immagini che compiono un viaggio artico, approfittando anche di tre diversi approcci documentari con: SILA and the Gatekeepers of the Arctic (2015), realizzato dalla regista e fotografa svizzera Corina Gamma; Chasing Ice (2012) del film-maker americano Jeff Orlowski; Ice Hunters (2015) prodotto da un team ceco-statunitense. Un dialogo complesso che si fa sempre più urgente come precisato da Denis Curti:
«In queste immagini l’imminenza del riscaldamento globale si fa urgenza, mentre si apre un confronto doloroso in cui l'uomo e le sue opere vengono inghiottiti dall'immensa potenza della Natura. Bellezza e avversità sono i concetti su cui si fonda questo progetto, con una mostra che intende riportare l’attenzione sui paesaggi naturali e le tematiche ambientali dei nostri giorni».

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