Tomás Saraceno usa le ragnatele per svelare i segreti del cosmo

Intervista esclusiva con l'artista argentino che durante il Salone del Mobile celebra il XX anniversario dell’anello B.zero1 di Bulgari con un’installazione che dialoga con lo spazio del Planetario Ulrico Hoepli di Milano.

Tomás-Saraceno
Getty Images

La scultrice Louise Bourgeois realizzava ragni di ogni dimensione, piccoli o in formato XL, per ricordare la madre «paziente, opportuna, utile come chi tesse una tela». Tomás Saraceno è andato oltre. Da anni nel suo studio berlinese alleva specie di ogni tipo. Ne studia il comportamento, ma soprattutto le tecniche usate per realizzare le ragnatele. L’artista le riproduce minuziosamente avvolgendo intere sale di musei (l’ultima è stata quella al Palais de Tokyo di Parigi) o in microteche.

Spider Web Drops, Tomás Saraceno
Courtesy Photo

Nato in Argentina, Saraceno crea arte da 20 anni ponendosi tre obiettivi: superare le barriere geografiche e sociali; cercare modalità sostenibili per il pianeta; eliminare i confini tra le discipline. Proprio in tal senso si inserisce il progetto che gli ha commissionato Bulgari.

Anello B.zero1 XX Anniversario oro bianco e diamanti
Antonio Barrella

Dal 9 al 14 aprile, durante il Salone del Mobile, il marchio ha invitato il 45enne a celebrare il XX anniversario dell’anello B.zero1 con un’installazione che dialogherà con lo spazio del Planetario Ulrico Hoepli di Milano. Accanto, nel Parco Indro Montanelli, verrà allestito un progetto di Bulgari legato all’evoluzione dell’anello nel corso di vent’anni. Incontriamo l’artista mentre lavora all’opera, rimasta top secret fino all’ultimo.

La sua opera è una coreografia tra cielo e terra. Come li connette? Ha mai notato la disposizione delle gocce d’acqua su una ragnatela dopo un temporale? Sembrano delle stelle di una costellazione. In questo modo riesco ad accostare quello che è infinitamente piccolo a quello che è infinitamente grande.

Tomás Saraceno
Alfred Weidinger

Si considera più artista, sognatore o scienziato? Mi piace fondere aspetti che arrivano da mondi diversi. Arte, scienza e architettura possono interagire in modi sorprendenti. Danno vita a nuove reti di sapere. Come una vibrazione che parte da un singolo filo e smuove l’intera rete. Quando le informazioni sono condivise si muove ogni cosa, evolvendosi.

I suoi progetti hanno sempre una componente filosofica. Come fa a mantenere inalterata la sua poetica? Prendendomi cura dei ragni, che vivono nel nostro pianeta da 380 milioni di anni. Per secoli abbiamo creduto che l’uomo fosse in cima alla piramide della vita. Ma oggi tutto è più complesso. Anche noi siamo un insieme di microbiomi. La visione non è più verticale ma orizzontale. Il compito etico che mi prefiggo è non tenere tutto per me, ma trasmettere e far circolare le mie esperienze.

Un’opera di Tomás Saraceno
Courtesy Photo

Dove cerca l’ispirazione? Nel cosmo. L’universo è un superorganismo vibrante, simile a una tela, i cui movimenti nella maggior parte sono sconosciuti a tutti noi, scienziati compresi.

Perché ha scelto un planetario e non un museo per il suo progetto? È sempre stato uno dei miei sogni connettere le ragnatele a stelle e costellazioni. E non esiste luogo migliore di un planetario per realizzare un progetto così.

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