Piero Gemelli, una mostra fatta in casa

L'ultima tendenza culturale milanese degli artisti? Fare mostre a casa, come nella tradizione dei salotti francesi di un tempo.

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PIERO GEMELLI

C'è stato un tempo, nella cultura europea, in cui gli artisti visivi o letterari invitavano a casa loro ospiti, amici e critici per poter discutere con loro i perché e i percome dei loro ultimi lavori, magari appesi alle pareti del proprio salotto o messi sul leggio per essere declamati e criticati. Oggi, la distanza tra chi realizza opere d'espressione creativa e lo spettatore da un lato si è ridotta moltissimo con i social, mentre dall'altro è diventa astronomicamente enorme, proprio perché chi guarda o ascolta non può interagire con l'autore, magari per elogiarlo o magari per dirgliene quattro.

Un ritratto di Piero Gemelli dei pimi anni Novanta.
PIERO GEMELLI

Così, se uno scrittore come Marco Missiroli addirittura affitta un tram per far conoscere ai suoi fan i luoghi del suo ultimo romanzo che si svolge a Milano, Fedeltà, un grande fotografo come Piero Gemelli, i cui scatti, soprattutto femminili, sono stati pubblicato sulle più grandi riviste di moda del mondo, apre le porte della sua casa-studio, sempre a Milano, in Via Morimondo, 5 per la mostra An interior life (fino all'11 aprile.) Rifiutando così la logica del gallerista e di un luogo "altro" dove esporre, alcuni autori oggi preferiscono una disintermediazione e stabilire un rapporto diretto con il pubblico, mettendosi in gioco in prima persona.

Un ritratto di Piero Gemelli.
PIERO GEMELLI

«Dato che nessun quadro è stato dipinto per essere appeso in modo asettico in stanze bianche inanimate», scrive la curatrice della mostra Maria Vittoria Baravelli, «si è pensato a un progetto site-specific che metta in crisi il concetto di galleria white cube. Sono infatti le stesse fotografie e dialogare con gli oggetti della casa mostrando spontaneamente il lessico familiare di Gemelli. Così si avranno nobildonne contemporanee, modelle adagiate non in una galleria cieca, spoglia e ipertecnologica, ma in una stanza verosimile, illuminate così, da chiazza di sole che cambiano continuamente durante le ore del giorno, dilettate dalle voci provenienti dagli spazi attigui e permeate dai profumi del giardino. E se è vero che la moda e la fotografia a essa collegata, è in grado di raccogliere tutti gli stimoli, di rimetterli in gioco diventando così terreno di interpretazione, traduzione e spazio di una cultura condivisa, l'idea che una mostra fotografica venga esposta nella stessa casa-studio del fotografo risulta tanto virtuosa quanto interessante».

Uno scatto di moda di Piero Gemelli.
PIERO GEMELLI

E la presenza dell'autore permette così di aggiornare al 2019 quella bellissima usanza di ritornare alla Civiltà della conversazione, così bene analizzata dalla studiosa Benedetta Craveri nell'omonimo libro. Piero Gemelli, infatti, parlerà con gli spettatori, risponderà a domande e a quesiti, ma a sua volta ne porrà degli altri. Come, per esempio, quali siano le ragioni perché, in oltre 40 anni di carriera i suoi soggetti preferiti siano donne, fotografate come architetture corporee (Gemelli nasce architetto, e poi diventa fotografo). Ma forse la risposta - almeno questa risposta- possiamo anticiparla noi, visto che la domanda gliel'hanno già posta: «Io non rubo l'attimo, non fotografo ciò che accade ma ciò che vorrei accadesse».


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