Il genio di Stanley Kubrick torna a Londra con una mostra visionaria

Amore e eros, violenza e follia: benvenuti nelle stanze della mente di Stanley Kubrick e della mostra londinese che ne esplora le sublimi ossessioni trasformate in visioni di modernità

2001 A Space Odyssey, Stanley Kubrick
2001: A Space Odyssey, directed by Stanley Kubrick (1965–68; GB/United States) Screen photo © Warner Bros. Entertainment Inc

2001: A Space Odyssey ha iniziato il suo viaggio nel futuro, un anno prima di spedire Apollo 11 sulla luna e Stanley Kubrick nell'olimpo dei visionari del xx secolo. A oltre cinquant'anni dal suo arrivo al cinema e venti dalla scomparsa di Kubrick, 2001 resta un cult movie di notevole modernità, pronto a stravolgere anche la prospettiva dell'itinerante The Exhibition, giunta al Design Museum di Londra (fino al 17 settembre 2019) con un percorso espositivo inedito. Potete considerare il corridoio rotante della Discovery solo un piccolo antipasto.

2001: A Space Odyssey, directed by Stanley Kubrick (1965–68; GB/United States). Stanley Kubrick on set during the filming
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La mostra, concepita per attraversare i meandri della mente di Kubrick e le ossessioni del suo genio artistico, torna nel Regno Unito, scelto dal figlio del Bronx newyorkese, come seconda casa e set di tutti i suoi film (dopo Lolita e la sua censura) per quattro decenni. Pellicole ambientate nel resto del mondo e nelle pieghe più oscure della natura umana, dalla guerra del Vietnam di Full Metal Jacket, girata in un impianto di gas londinese, al collage delle strade della capitale inglese, usato per ricreare il Greenwich Village di New York e di Eyes Wide Shut. Tecnica già sperimentata con la mitica casa di Barry Lyndon, messa insieme con dodici siti diversi.

2001 A Space Odyssey, directed by Stanley Kubrick (1965–68; GB/United States) Still image
© Warner Bros. Entertainment Inc

Il percorso espositivo curato da Deyan Sudjic, direttore del museo di High Street Kensington, da rilevanza al rapporto tra Kubrick e la Gran Bretagna, insieme a quello manifestato per design e tecnologia contemporanea, con centinaia di materiali originali e in gran parte mai visti. Rispetto alle tappe espositive internazionali precedenti, questa sostituisce l'ordine cronologico con un percorso che attraversa diverse stanze tematiche. Spazi fisici e mentali, dedicati a tutta la sua produzione creativa, dagli esordi del giovane fotografo di LOOK magazine e la profonda influenza che esercitano sulla scelta prospettica del regista, ai film mai realizzati ma ben documentati.

Le manifestazioni più sublimi di amore ed eros, violenza e follia, abbracciano ogni visitatore, insieme alla cura minuziosa dei dettagli, restituita da appunti, copioni, sceneggiature e costumi originali, corrispondenza e interviste, fotografie rare, oggetti e accessori realizzati per la messa in scena, design contemporaneo e tecnologia futuristica. Ci sono anche le missive minatorie ricevute per film "scandalosi" come Lolita e A Clockwork Orange.

2001: A Space Odyssey, directed by Stanley Kubrick
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A Clockwork Orange, directed by Stanley Kubrick (1970-71; GB/United States) Alex DeLarge (Malcolm McDowell) in the Korova Milkbar
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La concept car Adams Probe 16 prodotta in soli tre esemplari, guidata dall'Alex di Malcolm McDowell in Arancia Meccanica, accoglie il visitatore all'entrata. La sala dedicata al film espone il resto, tra i costumi dei Drughi di Milena Canonero, al suo primo incarico (mentre per quelli di Barry Lyndon vince uno dei suoi quattro oscar come costumista), al giradischi che suona la personale ouverture di stupro, ultra-violenza e Beethoven del film.

Il gigantesco pene di Herman Makkink e gli oggetti di design trasgressivo del film, contemplano anche quelli che arredano il covo preferito dei Drughi dissetati dal Latte+. Il mitico Korova Milk Bar, con i suoi tavolini-manichino femminili, ispirati alle opere di Allen Jones, convinto dal regista a lavorare (gratis) sul set. Tutto in mostra con il lucido ritratto del mondo in cui viviamo che ci regala il finale.

La mitica Valentine rossa, disegnata nel 1968 da Ettore Sottsass e Perry King, fa il paio con la macchina da scrivere tedesca Adler, usata dalla follia del Jack Torres di Jack Nicolson in Shining. Esposta nella stanza dedicata al film, insieme ai vestiti celesti indossati sul set da Lisa e Louise Burns, le gemelle inquietanti ispirate a quelle fotografate da Diane Arbus, o gli intricati dettagli rivelati dalla replicha del labirinto del film creato da Do not Try This.

La fotografia di un hotel innevato in Oregon, corredata dagli energici scarabocchi e le istruzioni enfatiche del regista per quello infestato del film, arrichisce la gamma degli schizzi, insieme a quelli di Ken Adam per la War Room della satira politica del Dr Strangelove. Il casco Born-to-Kill indossato dal brillante Joker in Full Metal Jacket, arricchisce la ricca collezione di oggetti realizzati per i diversi set, insieme alla maschera del dramma psicologico di Eyes Wide Shut.

Dall'odissea nello spazio di 2001, arriva il Newspad progettato da Eliot Noyes, IBM e Harry Lange, quaranta anni prima del moderno iPad, o il Bell Picture Phone che Heywood Floyd usa per videochiamare sua figlia (la figlia di Kubrick, in realtà), antesignano di Skype e FaceTime. Ci sono anche le celebri sedute Djinn, ideate da Olivier Mourgue per l’Hilton Hotel del futuro.

Dr. Strangelove - or How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, directed by Stanley Kubrick (1963-64; GB/United States) Final draft by production designer Ken Adam for the War Room
© Sir Kenneth Adam

Design e tecnologia realizzata a mano da artisti e designer all’avanguardia, pionieristici, come l'uso della musica e degli effetti speciali (da Oscar nel caso di 2001), o delle lenti Zeiss Planar (originariamente progettate per la NASA), usate per le riprese a lume di candela e la grana quasi pittorica di Barry Lyndon. Riprodotta dalle cento candele digitali dell'installazione creata per la mostra dal designer Moritz Waldemeyer.

Manifestazioni palesi della maniacale attenzione e dell rigoroso controllo esercitato da Kubrick sull'intero processo creativo. Gli attori di Full Metal Jacket sottoposti all'addestramento da marines, le numerose versioni del poster di Shining realizzate da Saul Bass, o le 127 volte che Shelley Duvall ha docuto ripetere una scena del film, sono solo un piccolo esempio degli standard elevati che Kubrick esigeva da se stesso e tutti i suoi collaboratori.

The Shining, directed by Stanley Kubrick (1980; GB/United States) Stanley Kubrick and Jack Nicholson on the set of The Shining
© Warner Bros. Entertainment Inc

Perfezionista, inflessibile. Ossessivo, come il motivo grafico del corridoio dell'Overlook Hotel di Shining, riprodotto per accompagnare i visitatori di questa mostra nelle stanze del suo genio creativo, insieme alla celebre prospettiva a un punto che l'ha reso ancora più inquietante. Ovvero, la scelta stilistica di convogliare l'attenzione dello sguardo sul punto di fuga del soggetto al centro della scena, ulteriormente rafforzata dalla prospettiva degli schermi che tappezzano le pareti del corridoio, con scene cult, tagliate e inedite di ogni film.

L'esperienza visiva, concepita da Kubrick per penetrare il subconscio con la sua produzione artistica, è in mostra a Londra con le ossessioni del regista, sceneggiatore, scenografo, produttore, fotografo e tutto quello che è stato in grado di fare in una vita e carriera fuori dal comune. Il suo testamento, forse, è condensato nella parola che lascia affiorare dalle labbra di Nicole Kidman, nell'ultima scena del suo ultimo film: Fuck.

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