Paris Photo 2019 scatta il ritratto del contemporaneo

Centinai di obiettivi celebri ed emergenti riflettono l’immagine del contemporaneo, più complessa, resistente e stimolante di cliché e consuetudini

Tim Walker, Marion Cotillard, Fashion Dior Haute Couture, Paris, red, Paris photo
Tim Walker, Marion Cotillard, Fashion Dior Haute Couture. Paris, 2012, Archival pigment print on Harman photo gloss Baryta fibre based paper, 760 mm x 950 mm, Tim Walker Studio

Il cuore di Parigi e del suo storico Grand Palais torna a vibrare con stimoli e visioni della 23a edizione di Paris Photo (7-10 novembre 2019), mentre centinai di obiettivi celebri ed emergenti riflettono sull’immagine del contemporaneo. A partire da quella ufficiale dell’attivista e fotografa sudafricana Zanele Muholi, manifesto radicale d'identità, razza e resistenza di donna, nera, lesbica e artista nella società globalizzata. È l’attenzione che la nostra società inizia a prestare alle dinamiche di genere e identità, insieme alle complessità dell’universo femminile davanti e dietro l’obiettivo a crescere in ogni settore della fiera, con il numero di gallerie internazionali e le proposte di editoria.

Anche i progetti di respiro internazionale e poco fieristico, a giudicare dalle sperimentazioni di genere e identità al limite del grottesco di Joel-Peter Witkin, offerte dalla collaborazione tra la Etherton Gallery di Tucson con la francese Baudoin Lebon, o le anatomie alchemiche dell’italiano Paolo Gioli, esposte da La Galleria del Cembalo di Roma.

Un risveglio lento ma iniziato da tempo, con la fotografia di acuti ritrattisti della società del calibro di August Sander, del quale la fiera fa tesoro e ragione d’essere (insieme alla citazione a seguire), perché in fondo "La fotografia è come un mosaico che diventa sintesi solo quando viene presentato in un insieme".

August Sander, Sekretärin beim Westdeutschen Rundfunk a Köln (Secretary at West German Radio, Cologne), 1931, Stampa alla gelatina d’argento, 22,6 x 14,8 cm / 8 7/8 x 5 7/8
© Die Photographische Sammlung / SK Stiftung Kultur - August Sander Archive, Colonia, DACS, Londra, 2019

Shomei Tomatsu, Evident Absence, Michiko Takahashi, Actress Tokyo, 1971, Iris Print, 18x24 cm
© Shomei Tomatsu

Un mosaico di frammenti aguzzi che visualizzano il corpo e l’identità della società, più complesso e interessante dei cliché di genere, razza, classe, credo e cultura. Legato da Daido Moriyama, solarizzato da Man Ray, messo a nudo da Dora Maar, fatto a pezzi da Guy Bourdin, immerso nelle acque di Arno Rafael Minkkinen e Franco Fontana. Cucito a mano da Mari Katayama, con perle, lustrini e protesi, tutte le braccia e le gambe che trasformano il suo corpo disabile in opera d'arte vivente e potente.

Corpo e paesaggio trasfigurano spesso le fattezze femminili per documentare ben altro. Tutto il resto, riflesso nell’obiettivo poetico di Denis Roche, o nel finestrino della Tokyo metropolitana di Michael Wolf, mentre la gamma di sguardi, prospettive e approcci, spazia dall’assenza evidente di Shomei Tomatsu, alla presenza ribelle di Bettina Rheims. Le relazioni più creative pronte a sperimentare e travolgere tutto con Pixy Liao e Cristina de Middel.

Michael Wolf, Tokyo Compression # 132, 2009, Stampa a inchiostro a pigmenti, 20 x 16 pollici.
immagine e montatura Michael Wolf, per gentile concessione della Robert Koch Gallery
Mari Katayama, bystander #014, 2016, C-print, 90 x 120 cm
© Mari Katayama / SAGE Paris
Pixy Liao, Holding, 2014, Archival inkjet print, 75 x 100 cm
© Pixy Liao

Sintesi delle stesse antitesi, quanto possono sembrarlo il paesaggio sublime della bellezza di Sally Mann e le crepe del mondo im-perfetto di Erwin Olaf. Il bianco e nero livido e documentario della famiglia rom di Sevla fotografata da Paolo Pellegrin, con il rosso brillante Dior che abbraccia la Marion Cotillard di Tim Walker. Tutto quello che hanno in comune le strade parigine nebbiose di Sabine Weiss, con la storia d'amore tra la ville lumiere e Juergen Teller, sfacciata con icone di baguette, Charlotte Rampling e Charlotte Gainsbourg, in lutto per Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld e Agnès Varda.

Dialoghi sull’individuo contemporaneo
, stimolati anche dai cortocircuiti delle doppie esposizioni. Piene di corpo messo a nudo, negli anni Sessanta dal fotografo britannico Sam Haskins e oggi dal fotografo tedesco Frauke Eigen. Corpo segnato, inciso, ferito e fatto a pezzi da Gina Pane, luogo di piacere ed esorcismo per Penny Slinger, anche nella collaborazione con Dior per la sfilata Haute Couture Autunno/Inverno 2019-2020. Dialoghi stimolanti quanto quello tra gli afroamericani di Ming Smith e la spiritualità dell’Africa di Aida Muluneh capace di dissetare chiunque. Restando in acqua anche tra Aida Muluneh e Máté Bartha.

Ayana V. Jackson, Sea Lion, 2019, Archival pigment print on German etching paper, 156.13 x 110 cm,
Ayana V. Jackson

Graciela Iturbide, Niña con peine, 1979, Gelatin silver print, 30.3 x 20.2 cm,
© Graciela Iturbide

Seguendo un percorso espositivo più disobbediente, anche tra le distorsioni di André Kertesz, le combinazioni surreali di Chema Madoz, le sperimentazioni concettuali di Viviane Sassen o il morphing pionieristico di Nancy Burson. (pronto a scovare relazioni illuminanti anche tra Trump e Putin). Ovviamente la stessa cosa vale per quello che differenzia le provocazioni fashion di Hassan Hajjaj e Thierry Mugler . I paesaggi intimi e solitari di Todd Hido da quelli di Tania Franco Klein.

Molti ritratti della femminilità non sono quello che sembrano, spingendosi dalle origini antiche dell’energia vitale e rivoluzionaria di Graciela Iturbide, alla sintesi digitale di desideri e inganni del mondo moderno di Valérie Belin. Quello che non si limita a vestirci è in mostra anche con i bambini Zulu di Namsa Leuba, il fashion pop di Mickalene Thomas, quello coloniale di Ayana V. Jackson, mentre gli abiti da sposa dicono tante cose diverse con Laia Abril, Pieter Hugo o Mohau Modisakeng.

Il mosaico di Pasis Photo 2019 e la sua fotografia spinta oltre dimensioni e confini, con il settore PRISMES nel Salon d'Honneur al primo piano, spazia dalle creazioni quasi alchemiche degli elementi naturali di Susan Derges, alla pratica audace del duo Inez & Vinoodh. Fluida non solo quando diluisce il confine di arte e moda, bello e grottesco, femminile e maschile, con un ritratto della camaleontica Lady Gaga che ricorda il Brando di Fronte del porto, accendendo riflessioni poco velate su genere e sessualità, convenzioni e cliché.

Inez & Vinoodh, Lady Gaga / Joe Calderone 3 / You & I, 2011, Pigment print on watercolor paper, mounted, white painted wooden frame, museumglass, 156 x 156 cm
Inez & Vinoodh

Il settore Curiosa, dalla sala sotto il balcone del Salon d’Honneur, inaugura la sua seconda edizione con gli obiettivi emergenti puntati sulla relazione instabile tra fotografia e mondo contemporaneo. Dall'album di una generazione di Johanna Benaànous ed Elsa Parra, a quello inciso chirurgicamente da Nate Lewis. Il cuore della navata centrale del Grand Palais ospita anche le proposte editoriali di 33 editori e quelle del Photobook Awards, tra contest, talk e incontri.

Nel cinema mk2, la terza edizione del settore FILM mette in discussione i legami profondi tra fotografia e immagini animate con diversi film di artisti e fotografi. Tra questi il documentario sull'incredibile vita e arte di Steven Arnold: Heavenly Bodies, narrata da Anjelica Huston (7 e 9 novembre). Tutto quello che può innescare questo dialogo resta imprevedibile, quanto al momento si presenta la prima edizione del Paris Photo New York della prossima primavera (1 - 5 aprile 2020), insieme ad AIPAD al Pier 94 della grande mela.

Todd Hido, #11506-3940, 2014, C-print, 76x115cm
Todd Hido, Courtesy Galerie Les filles du calvaire.
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