Mustafa Sabbagh invita a non perdere il controllo (e la lotta al Covid 19)

L’arte di non perdere il controllo della nostra umanità, durante l’isolamento fisico e culturale indotto e imposto dalla pandemia, si mobilita per gli ospedali italiani in prima linea nella lotta al coronavirus

mustafa sabbagh, ferite
Mustafa Sabbagh, Ferite_Untitled, 2017, Fine Art Print, 120x160cm © Mustafa Sabbagh, Courtesy of Traffic Gallery

Incerti, instabili, pericolosi. I tempi sembrano maturi per una passeggiata sul filo del rasoio, mentre l’equilibrio precario di corpo e pensiero sottoposti a ogni forma di virus e controllo, rischia di lasciarci senza fiato. Completamente sommersi dagli abissi del contemporaneo che Mustafa Sabbagh sonda da tempo per non disinnescare il pensiero e perdere il controllo. Scandagliando le nostre inquietudini con corpi e feticci che non si limitano a stuzzicare la brama di guardare sotto la pelle e la globalizzazione delle sneakers. Messi a nudo con l’eros delle immagini che spingono lo sguardo a cercare quello che non si vede ma turba. La materia che da forma e viscere, ai frammenti e le fratture di un discorso urgente, amplificato dall’estetica del non finito e la bellezza dell'imperfetto. Ruvida, lacerante, conturbante, come le ferite di corpi senza volto e teste senza altro che pongono interrogativi, con tracce di esistenze, indizi di psicosi e tutta la forza del gesto artistico. Quanta consapevolezza e complicità siamo disposti ad accordare alle dinamiche di controllo? Anche quando ci difende da noi stessi o un coronavirus? Provocazioni, trasformate in progetto con MKUltra, come l’acronimo del controverso esperimento militare statunitense per ottenere il controllo della mente umana, denunciato, sospeso e abbandonato tra gli anni Cinquanta e Settanta.

Mustafa Sabbagh, Voyeurismo_Untitled, 2019, Fine Art-Print, 50x37,5cm
© Mustafa Sabbagh, Courtesy of Traffic Gallery
Mustafa Sabbagh, MKUltra, 2019, Installation View Traffic Gallery
© Mustafa Sabbagh, Courtesy of Traffic Gallery

Un mantra, per il progetto d'installazione multimediale in continua evoluzione e i percorsi espositivi che ne estendono i confini, usano il dialogo serrato di fotografia, scultura e video, per innescare processi mentali ed emotivi con lo spettatore. Tutta la tensione tra le inquietudini della finzione e il realismo emotivo della messa in scena che rendono il pubblico parte del processo di crescita e scoperta. L’etica una matrice imprescindibile dell’estetica, sia quando fotografa la moda, sia quando lavora sull’incontro con opere e spazi di grane valore storico-culturale. Un manifesto per i due spazi speculari della Traffic Gallery di Bergamo che ospitano la connessione dei corpi di lavori di MKUltra: track #000 (prorogata fino al 30 maggio 2020), come è successo con MKUltra (we are infinite and eternal) alla Fondazione Orestiadi, con quello che ha animato la seconda edizione dell’International Open Air & Site-specific Festival Gibellina PhotoRoad.

Un memento emozionante della ricerca dell’artista italo-giordano. Errante per nascita, temperamento e indifferenza a ogni genere di confine. Sconfinato, come il territorio degli estremi che convivono e l’amore che nutre per la complessità dell’umanità, con ogni performance artistica che invita all’incontro con se stesso e l’altro. Invita a riconciliarsi con il perturbante e lo sconosciuto che non lascia indifferenti, liberandosi dell’isolamento fisico e culturale, accolto, indotto e imposto ben prima della pandemia da Covid 19. Continuando a lavorare di sottrazione e astrazione, con la forza implacabile della luce, tutto lo spessore del nero e il valore attribuito a #000, l’ultima personale di Mustafa Sabbagh curata da Roberto Ratti alla Traffic Gallery, usa corpi frammentati e frammenti di vita per metterci in contatto con gli anti-eroi di mitologie contemporanee. Dal nero profondo della notte dei tempi, della storia dell’uomo e della materia del sottosuolo, il talento visionario di Mustafa Sabbagh porta in superficie il volto dell'umanità più anonima e sofferente. Installazioni per instillazioni private di corpo, identità e un contesto. Libere di assumere altri sensi e significati universali, insieme alle atmosfere sospese dell'altra faccia di una moltitudine malata di protagonismo.

Mustafa Sabbagh, MKUltra, 2019, Detail Installation View
© Mustafa Sabbagh, Courtesy of Traffic Gallery
Mustafa Sabbagh, MKUltra, 2019, Installation View
© Mustafa Sabbagh, Courtesy of Traffic Gallery
Mustafa Sabbagh, Ferite_Untitled, 2017, Fine Art Print, 120x160cm
© Mustafa Sabbagh, Courtesy of Traffic Gallery

Un respiro profondo che attraversa anche i confini di dolore, condanna e perdono. La rinascita che emerge da Ferite capaci di dare nuova vita a qualsiasi corpo, fisico o mentale, in mostra con le fotografie scattate nel 2017 ai gessi di Antonio Canova, danneggiati durante un bombardamento del 1917. La superficie levigata e flessuosa di corpi scultorei, è offerta allo sguardo insieme alla geografia di carne e feticci del Voyeurismo (2019) che si riappropria dell’istinto della natura umana, mentre il ritmo incalzante dell’inedito Rave Party [2019] visualizza le vie di fuga, con il video a due canali dello spostamento dei ragazzi nord-europei alla ricerca dello sballo scatenato e di quelli sud-europei che sbarcano sulle coste italiane.

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L’orizzonte d’integrazione del presente scruta il futuro, come ha già fatto quello tracciato dalla soglia del mare nelle tavole del corale Made in Italy© – Handle with care [2015]. Il suo potenziale umano, ritratto con il corredo di contrasti, similitudini e metamorfosi in pantaloni troppo grandi. Allestito su un metaforico scaffale del mercato globale del Made in Italy, con il suo Futuro dell'integrazione da esportare in tutto il mondo, insieme a Fashion, Food e Forniture. In dialogo con la collezione permanente di arte contemporanea del MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma e le opere della collettiva Hortus conclusus. L'illusione di un paradiso, ospitata al Museo Civico Villa dei Cedri della Città di Bellinzona (3 giugno - 8 novembre 2020).

Gli stati d’emergenza che tendono ad acutizzare le dinamiche d'isolamento, scelte dall'individuo e imposte da tecniche di sorveglianza associate alle misure restrittive, possono tenerci lontani dagli spazi fisici dell’arte, mai dai suoi stimoli incontenibili e contagiosi che lavorando sui processi mentali ed emotivi, invitano a riflettere, non disinnescare il pensiero e perdere il controllo della nostra umanità. L'arte può difenderci anche da un nemico invisibile, in tanti modi. Le opere di Mustafa Sabbagh e degli artisti che aderiscono all'iniziativa della RizzutoGallery, consentono di mobilitarsi anche materialmente con RizzutoGallery SOS Covid 19. Gli artisti coinvolti dalla galleria di Palermo, hanno deciso di regalare alcune opere d’arte a chi fa una donazione (a partire dal 50% del valore dell'opera) a uno degli Ospedali italiani impegnati in prima linea nella lotta al coronavirus. Chi è interessato può seguire le linee guida online (www.rizzutogallery.com/soscovid19), tutti siamo invitati a offrire un contributo, anche solo stando a casa.

Mustafa Sabbagh, Ferite_Untitled, 2017, Fine Art Print, 120x160cm
© Mustafa Sabbagh, Courtesy of the Artist & Gypsotheca Canova Possagno
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