Alessandro Gassmann racconta Non Odiare di Mauro Mancini

Per Hearst Vivere Meglio - Cinema, l'attore a colloquio con Piera Detassis

alessandro gassman
Courtesy photo Gianmarco Chieregato

Il suo profilo Twitter è “hater free”, il film opera prima di Mauro Mancini con cui partecipa alla Settimana della critica, si intitola NON ODIARE e in una città del Nord mette in scena il ritorno del neonazismo così presente, così minaccioso. Alessandro Gassmann, ospite agli incontri Hearst Vivere meglio - Cinema lo definisce il film della sua ripartenza, verso un cinema fatto di nuovi valori, verità e sincerità, dopo il silenzio della pandemia.

“Per chi è credente Non Odiare potrebbe essere l’undicesimo comandamento, quello che manca in un periodo così spaventoso., dove le divisioni sono aumentate. Credo sia giusto che un personaggio famoso spenda la sua popolarità per cause importanti, mi spiace solo che in Italia ci siano meno colleghi che lo fanno”.

Gassmann, che è già tornato sul set per la terza serie di I bastardi di Pizzo Falcone, girerà dal 2 novembre il suo terzo film da regista, Il silenzio grande, “senza interpretarlo. stavolta. E del resto dirigere mi esalta e mi fa sentire leggero, recitare mi affatica di più, mi consuma fisicamente, alla sera sono distrutto”. Sappiamo da Twitter che l’attore è impegnato su tanti fronti e temi, in primis quello ambientale e, ama discutere, polemizzare, “diciamo che sono puntiglioso, ma oggi anziché attaccare a a testa bassa come un tempo, preferisco ascoltare, sono un ex-aggressivo diventato riflessivo, anche grazie alla pop star (il figlio Leo, vincitore al Festival di Sanremo con cui ha trascorso il lockdown. Ndr). È molto saggia la pop star, Leo è pacato, non si arrabbia mai e questa cosa, ovviamente mi fa arrabbiare moltissimo mi snerva e via a ruota…(ride). Però mi è servito il suo consiglio. Io del resto ho sopportato nel confinamento insieme le sue nove ore di prove musicali. A questa, comunque, ho capito che quello che mi interessa davvero è dialogare con persone che la pensano in modo molto diverso da me, per capire come arrivano a quel ragionamento che io trovo inaccettabile. Credo che l’ascolto, il lavorare insieme, sia l’unico modo per trovare almeno un punto di incontro a metà strada.”

Durante il confinamento ha scoperto anche la poesia, fino ad allora rifuggita perché “mio padre Vittorio era il più grande lettore di poesie del Novecento”. Una ribellione giovanile rientrata, “la primavera è stata splendida, la natura rifioriva ovunque, ho riscoperto quel gusto del poetare, 100 poemi in 100 giorni su Twitter. Le mie battaglie per l’ambiente sono note, ho creato anche Green Heroes per celebrare quei cittadini, imprenditori e gruppi di persone che credono in una economia ecosostenibile e dimostrano che può perfino garantire migliori probabilità di successo. In Italia i casi sono tanti”. Da attore e regista si sente ecosostenibile, e che fa per esserlo?

Courtesy photo Gianmarco Chieregato

“Per il mio film da regista ho già chiesto almeno un eco catering, un set è un enorme produttore di plastica, dobbiamo assolutamente cambiare questo oltre alle storie che sicuramente saranno influenzate da quanto avvenuto”. Ci ha pensato? “Sì, lavoro da un po’ con Maurizio De Giovanni a un film che spero di produrre: la storia dice che siamo nel 2050, l’anno in cui, a detta di tutti, il clima sarà definitivamente compromesso. Un gruppo di sei persone mascherate provenienti da sei paesi diversi dà l’assalto al palazzo del potere. A capo di tutto una donna, probabilmente di 50 anni, e si chiamerà, immagino, Greta”.

Per capire come evolveranno le storie bisognerà capire come evolverà la vita degli spettatori, non crede? “Penso proprio di sì, soprattutto bisognerà capire se ci sarà un vaccino. E se uno segue le indicazioni dell’Oms, le uniche a cui do affidamento, dobbiamo sapere che siamo entrati in un ‘era di virus , tutto cambia e le indicazioni e le regole vanno prese alla lettera”.

Ha paura, Alessandro Gassmann?

“Sì io ho molta paura, ma voglio restare ottimista. Papà avrebbe portato la mascherina tutto il tempo, ipocondriaco com’era. Al ristorante disinfettava tutto con il limone, forchette coltelli… Eppure l’esperienza della sua generazione di artisti e intellettuali manca. Manca la saggezza e l’umiltà di chi ha passato fame e guerra. E’ come se spariti loro di. scena , fosse successo quel che capita in classe quando esce il professore- guida e comincia la caciara. Se poi il sostituto che arriva in cattedra sbaglia i congiuntivi è anche peggio”.

Ricorda con tenerezza quel padre meraviglioso e complesso, Vittorio, “che attirava tutta l’attenzione quando recitava, magnetico. Sul palco del Moby Dick, trent’anni fa, lui era Aqab e io Ismael. IO ero anche alto, illuminato, sollevato su una balaustra da cui in pieno monologo di mio padre caddi rovinosamente. Beh, non se ne accorse nessuno, non mi hanno visto proprio, tutti gli occhi su Vittorio e io mi sono rialzato da solo, dolorante”

Come vorrebbe il cinema che verrà, su quali valori dovrebbe poggiare? “Lo vorrei coraggioso, innovativo. E sincero anche a costo di non piacere. Vorrei che il cinema, come la politica, dicessero cose sgradevoli, ma utili, piuttosto che limitarsi a dire semplicemente quello che alla gente ‘piace’ sentire”

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