L'editoriale di Marie Claire ottobre 2021

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Eccomi qui, emozionata a scrivere il mio primo editoriale su questo numero di ottobre, il mese più ricco per noi, and I feel so good! Un numero che coincide con le prossime sfilate della Primavera/Estate 2022, uno sguardo sul futuro che dovrebbe aiutarci a vedere “oltre”, perché la moda, più di ogni altra espressione creativa, contiene promesse, annuncia visioni, ci permette di intravedere un futuro.

Sono mesi difficili: la pandemia e le sue infinite varianti, il ritorno dei talebani a Kabul con l’annientamento dei diritti delle donne, il riscaldamento sempre più globale... ma dobbiamo reagire, lavorare su noi stesse. Re-immergerci nel nostro io, volerci bene, anche con l’aiuto di un po’ di sano shopping, di un capo, di un accessorio: anche questa può essere un’arma pacifica e possibile per tornare a vivere.

In questo momento mi sento una motivatrice, un po’ come Masha (Nicole Kidman) l’inquietante guru del centro benessere “Tranquillium” della miniserie televisiva di Jonathan Levine, Nine perfect strangers. La dottoressa, con procedure poco ortodosse e un percorso di completo abbandono nella natura, condito di funghi allucinogeni nascosti in favolosi smoothie alla frutta, cerca di risolvere le crisi e i misteri di nove personaggi sconosciuti, facendoli immergere nel proprio io per riscoprire se stessi.

Ma torniamo a Marie Claire: siamo partiti da una contemporaneità fatta di estremi, che in questi mesi abbiamo provato a razionalizzare e rendere più accettabili trasformandoli in cifre e dati. Il filo conduttore del numero è diventato il processo inverso. Restituire carne, ossa ed emozioni alle cifre delle statistiche che affollano la nostra realtà. Così facendo abbiamo illuminato personaggi e opportunità di quest’epoca incerta: come Alexandra Cooper, una podcaster potente che sa parlare di sesso; oppure come le sindache del nostro reportage, che governano i comuni insieme con i cittadini, come in un condominio; e infine come un’artista, Namsa Leuba, che gioca con gli stereotipi sull’Africa per convertirli in empowerment. Anche nella moda ritroviamo gli stessi estremi e contrasti. I vestiti preziosi, luccicanti, ricamati, colorati protagonisti del gleaming - la voglia di brillare sempre e comunque - sono perfetti anche di giorno e ci aiuteranno a stare bene e a superare le restrizioni che ancora ci limitano, evocando una notte che non è ancora brava come vorremmo. Ma è anche il momento di minimale senza tempo, di semplicità fatta per durare. Se non ci credete guardate le foto di Marie Sophie Wilson-Carr, oggi anche attivista e film maker, nella sua prima vita modella e icona degli anni 90. Un’epoca che si contrappone al ritorno al decennio più frizzante della nostra storia recente, gli anni 80, con la loro fiducia e sfrontatezza fatta di gonne corte, colore,make-up evidenti e collant velati, ed è proprio questa l’eredità che mi auguro ci riporteranno quegli anni: la voglia e la gioia di vestirci, prepararci, e finalmente uscire!

Vi rivelo un piccolo segreto: lo scatto di copertina con la modella che sorride è stato da me fortemente voluto ed è il mio segno di speranza in mesi più leggeri e felici, lei stessa interpreta nel nostro numero un’eccentrica “Lady Tarots” che usa le carte/tarocchi come amuleti portafortuna, attaccandoli ai suoi accessori. Voglio ringraziare la squadra della redazione dopo i cambiamenti degli ultimi mesi. È stato bello riscoprire la forza della collaborazione e del gruppo. Buona lettura a tutti, e che la Fortuna sia con voi! Ivy

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