Gioielli Chanel
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A Parigi non sono poche le donne che, quando passano da place Vendôme, vorrebbero inconsciamente avere come amante Diabolik o Arsenio Lupin. D'altra parte come sottrarsi al fascino delle gioiellerie che adornano le nicchie di questa piazza, fatta costruire da Luigi XIV? Ma, se le sfarzose vetrine continuano anche su rue de la Paix e rue de Castiglione, unica ed esclusiva è la visita allo studio e all'atelier di alta gioielleria Chanel. Un piacere senza eguali: mani imbrattate da polveri metalliche contrastano con la luce dell'oro, dita usurate da frese fanno sbocciare bucoliche camelie di madreperla, e dalle loro tasche escono come caramelle pietre multicarato. Un'adrenalina soffusa e impalpabile, che si percepisce dal silenzio e dagli sguardi imperturbabili anche quando si parla con loro perché qui sono concepiti tutti i prototipi delle collezioni internazionali e i pezzi unici dell'alta gioielleria.

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Si accede dalla boutique al numero 18, ma invece che girare a destra, si apre magicamente a sinistra un muro trompe-l'oeil che permette l'accesso al quarto piano. Abituati alla grandeur dei saloni della gioielleria che dal 1998 sono una meta irrinunciabile per chi vuole ammirare il meglio della produzione francese, l'atelier stupisce per la densità e gli spazi studiati al millimetro. Non hanno nulla di quei laboratori dove ci sono tracce di lavoro lasciato in evidenza per testimoniare l'impegno di chi fatica. Lo chic Chanel impera perfino nei laboratori. Nei 400 metri quadrati, l'organizzazione e l'efficienza hanno un'altra allure e soprattutto approfittano di ogni possibilità tecnologica, manuale e creativa.

Chanel non lesina sull'eccellenza e seleziona artigiani (giovani qualificati e più affermati di atelier indipendenti) che vogliono provare una nuova ebbrezza professionale. Devono sapere lavorare con le dita e le mani ma anche inventare nuove soluzioni tecniche. Per esempio il movimento di una stella indiamantata (che copre lo schermo) dell'orologio Comète è automatica e non manuale: scivola dolcemente come una vera cometa. E questo fenomeno avviene ogni volta che si vuole, basta schiacciare un diamante. Altra buona notizia: è stata pensata da un giovane che ha avuto una felice intuizione mentre rifletteva su altro. Dopo diversi mesi di prove quella visione è diventata realtà. E per sperimentare ogni possibilità, i migliori software e perfino una stampante 3D sono presenti sulla scrivania dirigenziale ma sono usati al solo scopo di testare il superfluo, come certe prove di proporzioni o aggiunte dell'ultimo minuto.

L'orologeria ha tempi lunghi, specie nel campo dei preziosi: "Non si incastonano a caso i diamanti", spiega Benjamin Comar, direttore internazionale della gioielleria Chanel, che fa sapere come "tutto nasca dalla mano. È lo stesso iter degli atelier di Haute Couture, con la differenza che qui si lavora con fili di platino e oro". In pochi metri quadrati ricondizionati e filtrati in maniera ecologica, si scaldano e raffreddano con il metodo della cera persa alberelli che produrranno anelli, bracciali, orecchini. Ruvidi e opachi, passeranno sui banconi a volta in legno e poi nelle mani degli artigiani che li lucideranno con il filo di cotone, li spazzoleranno e li miglioreranno ancora fino a raggiungere una perfezione che ha dimenticato quasi la manualità. L'essenza vera dell'eccellenza.

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