Business e sensibilità. Intervista a Karla Otto

L’antesignana delle pubbliche relazioni racconta come costruire un dialogo felice tra designer, compratori e stampa

Karla Otto
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Missione: Connecting (Smart) People. È stata tra le prime imprenditrici del mondo a far dialogare i grandi brand sia con gli addetti ai lavori sia con il pubblico. Karla Otto lungo una carriera nelle relazioni pubbliche ha costruito un impero (anche se lei non ama questa definizione) con diramazioni a Milano, Londra, New York, Los Angeles, Hong Kong, Pechino... La incontriamo a Parigi.

La creatività dei designer viene esaltata o messa a rischio dall’“obbligo” di aumentare i fatturati?
La moda è un terreno ideale per l’originalità. E il talento è tuttora un suo valore fondante. C’è un certo effetto di “diluizione” perché i creatori oggi sono moltissimi e si potrebbe avere la sensazione che ci siano persone meno visionarie di 20 o 30 anni fa. Non è così. E penso che il successo delle mie collaborazioni dipenda dalla mia affinità con i designer.

Che rapporti ha con loro?
Ritengo di avere un certo istinto per lavorare con persone che possiedono una visione propria, individuale. Del resto, il mio modo di lavorare prevede una condivisione profonda: all’imporre il mio punto di vista preferisco da sempre uno scambio di opinioni.

Quale consiglio darebbe oggi a chi volesse calcare le sue orme come p.r.?
Paradossalmente direi la stessa cosa che avrei detto 30 anni fa: organizzazione impeccabile, capacità di costruire ottimi rapporti con la stampa, raccontare storie interessanti. Il cuore delle public relations è rimasto lo stesso. Sono gli strumenti a essere cambiati.

Può spiegarci meglio?
Il sistema della moda si basa su una continua evoluzione, quindi muta anche la sua comunicazione. La tecnologia ha modificato i ritmi del lavoro, delle collezioni: i social network o le app come Snapchat o Instagram sono indispensabili, coerenti a una diffusione delle notizie sempre più veloce.

Quali sfide attendono il suo settore?
Oggi si discute molto sul ruolo delle sfilate e sul loro peso nella diffusione dei valori di un brand. C’è chi vorrebbe eliminarle, chi farne delle presentazioni funzionali alla vendita o chi, al contrario, preferirebbe trasformarle in happening culturali. Per me continuano a costituire un momento estremamente importante nella trasmissione di un messaggio specifico, relativo a un marchio definito. È ovvio che si debba mantenere vivo il rapporto con i buyer e tener conto di un altro protagonista del fashion system, l’e-commerce. È sempre più importante nel dialogo tra creativi e consumatori.

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Un ritratto di Karla Otto nel suo ufficio londinese.

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Un ambiente della sede di Karla Otto a Los Angeles, progettata da Frank Lloyd Wright.

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Un particolare della sede di Milano di Karla Otto.

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Uno scorcio dell’agenzia parigina di Karla Otto.

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