Intervista a Marianne Goebl

Natura, ricerca, funzione, poesia: per la manager director di Artek nel dna del famoso maschio scandinavo c’è già il futuro

Lampada “A330S” a sospensione, in catalogo dal 1937.
Courtesy Photo

Nel mondo del design, la reputazione di Marianne Goebl è a dir poco formidabile. Merito di una decina d’anni alla comunicazione di Vitra, e di altri tre anni - decisamente intensi e vivaci, a sentir lei – a capo di Design Miami, l’evento più glamorous e internazionale del settore. Manager director di Artek dal 2014, Marianne è tornata alle “radici” (il brand è entrato a far parte della famiglia Vitra). Ben consapevole di dirigere uno dei marchi di design più “nobili” e prestigiosi al mondo.

Quali sono i valori di Artek che l’affascinano?Artek è nato nel 1935 per promuovere una moderna cultura del vivere quotidiano ed è impressionante quanto ancora oggi siano rilevanti la visione e i principi dei suoi fondatori. A iniziare dal nome, Artek, “arte e tecnologia”, non come opposti ma come sfere d’influenza che possono arricchirsi vicenda. Il design con al centro l’uomo: oggetti funzionali e belli, disegnati per il quotidiano, con in mente le persone che li devono usare. Oggetti semplici, diretti, con un’identità netta. Al servizio di chi li usa, ma che non pretendono attenzione e non distraggono dal resto della stanza quando non sono in funzione. Un uso delle risorse consapevole e sostenibile. Non a caso usiamo quasi tutto legno di betulla proveniente da boschi finlandesi, in cui il rimboschimento avviene da generazioni. Gli alberi che usiamo hanno almeno 80 anni. E ci piace proporre nuovi articoli solo quando siamo convinti del progetto e non per smania di novità.

Il design industriale che bisogni deve assolvere: emotivi o funzionali?E perché non entrambi? Non sono in contraddizione. Un oggetto utile può avere vari livelli di significato e allo stesso tempo sollecitare le nostre emozioni.

Se potesse incontrare Alvar Aalto oggi, cosa gli chiederebbe?
Caro signor Alto, ha disegnato mobili e luci in legno e metallo, materiali che erano disponibili in Finlandia ai suoi tempi e le hanno permesso di creare prodotti rispettosi delle necessità umane. Con la tecnologia attuale, con quali altri materiali le piacerebbe sperimentare?

Si può dire che, senza l’eredità Artek, fenomeni come Ikea non esisterebbero?
Si può dire che il progetto Artek sia stato l’inizio della diffusione di una certa cultura scandinava a livello internazionale. La commistione con le avanguardie internazionali, la produzione seriale accessibile a una clientela allargata, piuttosto che i mobili su misura per pochi, la creazione di una logistica che permettesse stoccaggio e consegne facili e di uno showroom permanente a Helsinki hanno fatto sì che questo brand, sin dai primi anni Trenta, fosse distribuito in tutto il mondo, in Europa, Stati Uniti, Australia e persino Sud Africa. Direi che tutto questo ha certamente influenzato l’idea di un design democratico.

Cosa rende il design del Nord Europa un evergreen così attuale?
Abbiamo una passione innata per la natura, ancor più oggi, che passiamo una parte sempre più importante della nostra vita in mondi digitali paralleli. Al nord , gran parte del tempo si trascorre all’interno, per via delle condizioni climatiche. E si ha quasi la necessità di portare la natura negli spazi abitativi. Materiali come il legno, la sua texture e i suoi profumi, luci artificiali che riproducono quella naturale e un’organizzazione degli spazi rilassata e informale sono tutti elementi degli arredi nordici che intercettano i bisogni di ognuno.

Qual è la differenza fra possedere un vintage originale o una riedizione?
Dal punto di vista tecnico, sia un pezzo vintage che un classico rieditato da una manifattura che ne detiene i diritti sono degli “originali”, sempre che l’intenzione dell’autore fosse quella di una produzione in serie. Con un pezzo vintage, si acquista anche la storia e l’aura di quel particolare oggetto. Può arrivare da un proprietario con un vissuto particolare o da un luogo d’importanza storica, con tutte le tracce fisiche e metafisiche che questo comporta. L’oggetto nuovo d’altra parte è ancora intatto, gli puoi far assumere le tracce della tua vita.

Il collezionista di design chi è?
Bisogna fare una distinzione tra il collezionismo istituzionale, come un museo o un’università, e i privati, la cui collezione segue una logica del tutto personale. Conoscenza , passione e tenacia nel trovare i pezzi giusti sono le chiavi di entrambi. In più una collezione è un progetto in evoluzione. Solo il collezionista sa quando la sua collezione è completa. Sotto certi aspetti, siamo tutti collezionisti: cerchiamo con cura di cosa circondarci per creare un insieme che ci soddisfa, spesso senza completarlo del tutto.

Con Artek collaborano designer creativi come Hella Jongerius o i Bourullec. Design e creatività hanno una bandiera o si possono definire globali?
Non credo che il design abbia un’identità nazionale, ma ci sono certi principi e “scuole” che hanno delle radici geografiche precise. I designer con cui lavora Artek condividono un approccio fatto di chiarezza, funzionalità e semplicità poetica. Il passaporto qui non c’entra, c’entra l’attitudine.

Se dovesse arredare la sua stanza ideale, vorrebbe…
Un grande tavolo con sedie e sgabelli intorno al quale radunare amici, lavorare, mangiare, giocare. Varie fonti di luce indiretta. Mensole con moltissimi libri. Arte. La giusta dose di tessuti. E un piano.

Lei vive tra Berlino, Helsinki e Basilea: che stimoli ne riceve?
Secondo me Berlino oggi è la città più generosa d’Europa, c’è un sacco di spazio fisico e mentale, qui sembra possibile qualsiasi cosa. Helsinki è la chiave di accesso alla cultura scandinava, per me relativamente nuova; in più è un confine tra il Nord e l’Oriente, una parte d’Europa da cui sono affascinata da sempre. Infine Basilea, giusto al crocevia tra Svizzera, Germania e Francia: uno spot piccolo ma molto internazionale, da cui puoi avventurarti in ogni direzione. Anche verso le montagne, che io adoro.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Courtesy Photo

Manager director di Artek dal 2014, Marianne Goebl si divide tra l’azienda originaria di Helsinki e la sede progettuale a Berlino.

Courtesy Photo

Gli sgabelli “60/E60”, disegnati da Alvar Aalto nel 1933 e rieditati in special edition da Hella Jongerius.

Courtesy Photo

Lampada “A330S” a sospensione, in catalogo dal 1937.

Courtesy Photo

L’iconica poltrona in betulla “41”, progettata nel '32.

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da #MCLikes