Le corone di fiori per capelli sono il primo gioiello della Storia (che un innamorato regalò)

Le prime ghirlande di fiori risalgono a tempi lontanissimi, eppure sono ancora l'accessorio più sincero (che sta bene a TUTTE).

Tutte meritiamo una corona. E in mancanza di oro, rubini e diamanti, una coroncina di fiori ci farà sentire così regine che il portamento e lo sguardo cambieranno d’emblée. Oppure ci farà sentire agguerrite come una Femen? O scandalose come Cicciolina? In quante versioni è stata portata alla ribalta, la ghirlanda di fiori per capelli? Innumerevoli. Da un di tempo spopolano su Instagram e non solo sulle teste delle spose. Bisogna fare un passo indietro, riesplorare la storia delle meravigliose corone di fiori, che da secoli ci salvano la faccia (davvero) con il minimo sforzo, accessorio così antico che non sapremo mai chi è stata la prima da ringraziare per averne intrecciata una, o se lo ha fatto per lei un innamorato (e ci piace molto pensarlo). L’unica cosa certa, a detta degli storici, è che l’usanza di confezionare decorazioni per la testa fatte di rametti, foglie e fiori è lontanissima e pagana. Se ne preparavano molte per le cerimonie religiose dell’antica Roma e della Grecia. Anche chi sfilava nei cortei di apertura delle Olimpiadi antiche indossava corone di foglie e fiori. Le divinità raffigurate sulle monete greche, maschi e femmine, ne portavano quasi sempre una: Zeus di quercia, Apollo di alloro, Dioniso di foglie di vite, e di mirto per Afrodite. A Roma i senatori ne indossavano una di foglie di ulivo. E persino quella di spine del Cristo è una versione crudele di queste rappresentazioni sacre.

Molti si chiedono perché anche le Femen in azione ne portino quasi sempre una in testa. Non tutti sanno che il movimento è nato in Ucraina e che le coroncine di fiori freschi fanno parte del costume nazionale ucraino, indossato ancora nelle feste. È una usanza di origine slava che identificava le ragazze e giovani donne non sposate, prima della cristianizzazione. Alla comparsa delle Femen sulla scena internazionale si credeva che ad averle ispirate fosse Cicciolina, al secolo Ilona Staller, la star delle luci rosse che negli anni 70 e 80 spopolava con le sue coroncine. Ma lo ha smentito proprio una di loro, Elvire, in un documentario di Arté tedesca Cicciolina, l'arte dello scandalo, spiegando la tradizione ucraina. E Cicciolina, invece, perché la indossava (e occasionalmente ancora indossa)? Ilona Staller è nata in Ungheria, nei paesi dell’est, non solo Ucraina, non è un accessorio raro da vedere. La leggenda vuole che si trovò in un negozio di giocattoli con il suo pigmalione e allora fidanzatino Riccardo Schicchi e vedendo una collanina di fiori di stoffa per bambine la comprò e la posò in testa. Schicchi le disse di non levarla più e aggiunse al suo look un orsacchiotto. E nacque così il personaggio di Cicciolina.

Perché oggi ci piacciono ancora tanto le coroncine di fiori per capelli? Perché stanno bene a tutte. I fiori sembrano inventati per fare da gioiello naturale alla portata di tutte e rendono tutte più femminili (anche se un uomo che ha voglia di metterne una in testa come un hippie è terribilmente sexy) Indossati d'inverno lo rendono subito meno grigio (come insegnano da tempo Dolce e Gabbana). In mancanza di quelle vere (a proposito, sempre meglio di fiori freschi) ci sono tanti filtri per Snapchat che le aggiungono alle foto. Siamo affascinate anche perché le associamo alle donne della letteratura e dell’arte. La prima che viene in mente è la Primavera di Botticelli, e poi la povera Ofelia nel celebre dipinto di John Everett Millaise le cui spoglie galleggiano vicino alla ghirlanda che stava intrecciando (soooo emo). Nella serie tv Victoria si vede la giovane regina che prima di andare all'altare col principe Albert si leva la corona e prova a sostituirla con la ghirlanda di fiori, per incutere meno soggezione. Le abbiamo viste (vere) sulle teste di Cristina Chiabotto e Melissa Satta (subito instragrammate). Le portano le donne polinesiane (anche nei quadri di Gauguin), quelle di Tahiti e alle Hawaii. Di ispirazioni ne abbiamo tante, basta seguirle. O crearne delle nuove.

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