Come nasce la Book Tote Bag di Dior (un milione e cinquecentomila punti magici)

La borsa più minimale dell'emisfero moda racconta una storia (di 37 anni fa) di ingegno artigianale.

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Courtesy Photo

Interno, esterno, interno, esterno, grigio, blu, beige, grigio, blu, beige: è un refrain quello che si sente nell’atelier fiorentino dove viene realizzata la borsa più semplice, minimale, complessa e lussuosa del 2018. La Book Tote Bag Dior Oblique è un caso di stile (it-bag 2018 senza volerlo) e di costume perché con il suo arrivo la maison ci ha riportato alle estati degli anni Sessanta, 1967 per la precisione, anno in cui Marc Bohan creò la texture che oggi capeggia sulla tote bag in tela voluta da Maria Grazia Chiuri.

La semplicità è un lusso che si celebra in 37 ore di lavoro, tante quelle necessarie per creare la Book Tote costituita da una cifra (follemente romantica) di punti che si susseguono per regalare quel non-colore che è dna Dior. Parliamo di un milione cinquecentocinquanta mila punti che compongono una borsa di tela già entrata nell’enciclopedia delle borse da avere.

Semplicità spiazzante, ricerca d’archivio, effetto vacanziero tropezienne che dovrebbe prendere possesso anche di scrivanie per nulla assolate. Nell’ultima Haute Couture Maria Grazie Chiuri ha fortemente ridotto gli eccessi e ha puntato(altissimo) al lusso della semplicità. La Book Tote Bag Dior Oblique segue esattamente questa filosofia: ed è il motivo (vincente) che l’ha resa un caso di e-shopping e storia del costume moderno.

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