In principio erano i corsetti spezzafiato, che sollevavano i seni strizzandoli nella scollatura nella loro disperata (per chi la subiva) definizione del punto vita a clessidra. Poi la storia del reggiseno prese un altro corso per un’emergenza da vestito impalpabile e troppo, troppo scollato. Fu Caresse Crosby, conosciuta anche come Mary Phelps Jacob (e Polly Jacob, Polly Peabody, insomma una creativa a partire dall’anagrafe), a inventare per prima il rudimentale sistema ingegneristico che avrebbe cambiato completamente la storia della moda. Le cronache riportano il 1912 come data di questo speciale momento: due fazzoletti, un po’ di nastro rosa di pre-battistiana memoria, ago, filo e inventiva ingegneristica ante litteram. Voilà, il primo reggiseno era stato fatto.

Una fabbrica di reggiseni a New York alla fine degli anni 40.
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Nel 1914 sarebbe arrivato il brevetto depositato per il reggiseno senza dorso di Mary Phelps Jacob, che aveva il pregio di separare i seni senza schiacciarli. Ma sin dalla seconda metà dell’Ottocento erano stati sperimentati vari modelli (tra cui la brassiere avvolgente monopezzo, poi evolutasi nel reggiseno sportivo nel corso degli ultimi vent’anni del ‘900, e dal quale sarebbe nato il nome del reggiseno in inglese, bra) che avrebbero lentamente, inesorabilmente, modificato la percezione della comodità e del vestire femminile. Tracce lontane di primordiali reggipetti si trovano nell’antica Grecia, quando le donne si legavano fasce strette al petto per evitare che i seni ballassero troppo durante le attività sportive, e durante l’Impero Romano. Sono le prime testimonianze storiche, ma nulla vieta di pensare, sognando un po’, che il reggiseno sia sempre esistito in un modo o nell’altro. Il resto è una storia di brevetti, incroci e commercio. Dall’idea vincente sullo sheer dell’abito di Caresse Crosby/Mary Phelps Jacob, che vendette poi il brevetto del suo primigenio reggiseno, ci sarebbero voluti quasi altri vent’anni di studi approfonditi perché la S.H. Camp and Company inventasse le coppe del reggiseno a seconda della pesantezza delle mammelle: le lettere dell’alfabeto avrebbero indicato da allora la misura dei seni, mentre sempre più attenzioni venivano dedicate alle spalline (più larghe e resistenti per i seni importanti delle maggiorate) e ai gancetti.

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Da quei nastri intrecciati e tenuti insieme con un po’ di filo alle ricerche ingegneristiche degli ultimi anni, che hanno portato a una varietà di modelli (con o senza ferretto, reggiseni a balconcino, senza cuciture, push-up, reggiseno a fascia senza spalline, in pizzo o materiale tecnico), sono passati anni, tecnologie e storia sociale. Reggiseno come simbolo della scelta di libertà personale: prima con la possibilità di metterlo liberandosi progressivamente del corsetto che serrava il respiro, poi con la scelta di bruciarlo a indicare la rivolta al sistema costringente e patriarcale dei reggiseni a siluro degli anni 50, per ribadire la propria emancipazione. Oggi il reggiseno si porta per quello che è: un capo di abbigliamento che si coordina al look in base ad un gusto personale inscritto in un cerchio di indicazioni di massima.

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Reggiseno color carne sotto le magliette bianche, nero classico sotto il little black dress, reggiseni più piccoli della prima che sono poesie di minimalismo, reggiseni colorati esagerati e ricamati, reggiseni bianchi che si prendono la rivincita di segreto ben custodito sotto layering di maglioni antifreddo e via scegliere. L’eleganza del coordinato è ancora imbattibile: il completino di pizzo o di seta è diventato un classico delle serate speciali, alimentato anche da collezioni sempre più diversificate che oltre allo slip+bra propongono sottovesti, lingerie da letto, abbigliamento da casa in pendant, persino pantofoline deliziose. Il reggiseno resta il simbolo di una femminilità che si declina sia con la sua presenza (visibile o meno), sia con un’assenza che non perde la sfumatura politica: il sito di shopping online Privalia, in un suo recente sondaggio sulla lingerie che ha coinvolto donne tra i 20 e i 45 anni, ha registrato un buon 7% di italiane che sceglie la tendenza “no bra”, senza reggiseno. E gli hashtag #nobra e #nobranoproblem su Instagram fotografano -letteralmente- un tendenza sempre più presente, quotidiana o saltuaria, che preferisce lasciare il seno a se stesso senza stringerlo. Di fronte al gesto liberatorio di ogni fine giornata, quando si sgancia la gabbia di lacci e spalline del reggiseno, viene facile comprendere perché il movimento #nobra abbia così successo. Al tempo stesso, per piacere personale, dormire con il reggiseno ha comunque le sue estimatrici, specialmente tra le fanciulle con seni importanti.

Ma la possibilità di scegliere continua imperterrita a dettare le cifre della lingerie: il 73% ha dichiarato di possedere almeno 7 reggiseni nel proprio cassetto, a seconda delle occasioni e delle esigenze. Esistono anche bra per momenti precisi della vita, come il reggiseno allattamento (nato per le esigenze delle neomamme negli anni 60), e le nuove tecnologie che uniscono al reggiseno i dispositivi antistupro. I modelli immancabili sono anche quelli più venduti: resiste il reggiseno push-up con le imbottiture strategiche da utilizzare in occasioni specialissime (scelto dal 34% delle donne), è sempre evergreen il reggiseno senza ferretto (magari in pizzo e di forma a triangolo, quasi un richiamo a quel pezzo totemico di Mary Phelps Jacob) per le avventure di tutti i giorni, e in almeno 3 cassetti su 10 c'è il reggiseno sportivo per sostenere efficacemente il seno durante palestra & affini.

Il daily mix&match con gli slip di ogni modello (culottes comode, brazilian, perizoma o microtanga a seconda di come ci si alza la mattina) fa prediligere colori neutri e semplici, ma c’è chi osa con la fantasia e nasconde variegatissimi abbinamenti sotto la divisa quotidiana. Non stupisce leggere nel sondaggio la stravittoria dell’accostamento tra fucsia e rosso: tutte noi abbiamo ceduto al reggiseno sexy rosso per le feste e poi ce lo troviamo letteralmente sul groppone… va pur usato, no?