La storia del bracciale Tennis è in questa trinità: set, break, bistrot

Dall'essenziale visibile agli occhi delle tenniste Christ Evert e Martina Navrátilová ai peccati di alta gioielleria delle imperatrici di Francia e del jet set d'America (leggi alla voce Kate Moss).

Portrait Of Martina Navratilova
New York Times Co.Getty Images

Quando si parla di moda gioielli, il bracciale Tennis è il capostipite degli essentials di ogni donna. Come lo sono la camicia in popeline, i blu jeans o un tubino nero. È un classico e funziona su ogni corpo e stile. Ma evoca altre caratteristiche: è pratico, minimale, estremamente elegante. Si chiude grazie a un gancetto invisibile, evitando così di dare troppo nell’occhio. Inoltre la forma, composta da una trama di diamanti (o altre pietre), non è rigida come quella di un bracciale bangle, il quale difficilmente si adatta al polso. Il braccialetto Tennis diventa tutt’uno con i movimenti del braccio. Ed è tra i motivi per cui oggi viene chiamato così. Oggi, perché fino agli anni ‘80 l’appellativo usato è Eternity bracelet e viene regalato come simbolo e promessa di un amore eterno. C’è da scommettere che Romeo lo avrebbe regalato a Giulietta.

Nel 1987 durante una partita degli Open statunitensi, la tennista Chris Evert interrompe il match perché il suo bracciale di diamanti, disegnato dall’orafo egiziano George Bedeu, si slega dal braccio, cadendo a terra. E tutto questo sotto gli occhi di una decina di telecamere e milioni di spettatori. Inizialmente nessuno capisce il motivo del break, ma è la stessa Evert (vincitrice di ben sei US Open e di sette Roland Garros) a spiegare durante la conferenza stampa che non si separa mai del suo bracciale, ritenendolo un porta fortuna. Non poteva quindi proseguire senza averlo recuperato. Con il suo gesto spontaneo la tennista di Fort Lauderdale (Florida) fa una grande pubblicità al bracciale Eternity che cambia subito nome in Tennis. A usarlo come amuleto, tra gli altri, è anche Martina Navrátilová (nella foto in apertura) e la "Venere Nera" Serena Williams, che pare non se ne separi neppure lei durante le gare, soprattutto le più importanti.

Chris Evert, 29 agosto 1989
New York Post ArchivesGetty Images

Dall’episodio di Evert sono passati più di trent’anni e il bracciale Tennis rimane un pezzo di gioielleria intramontabile. Il suo successo è così dirompente che viene realizzato con pietre dure e semi-preziose, oltre che con materiali diversi dall’oro, quindi in argento, rodio o, quando si parla di haute joaillerie, in platino. Al delicato filo si aggiungono dei charms o delle interruzioni cromatiche per renderlo più divertente e meno formale. Non è un caso che sia stato sdoganato nella fashion jewelry e indossato dalle top model, anche in versione collana. La polaroid temporale di Kate Moss e Johnny Depp mano nella mano, lei in t-shirt e gonna blu al ginocchio, sandali col tacco, borsa rossa in pitone e collana Tennis è indelebile nella memoria di tutti gli anni ‘90. E la Moss non lo disdegna nemmeno portato al polso, come ha fatto per il matrimonio con il chitarrista dei The Kills Jamie Hince.

Johnny Depp e Kate Moss, 1997
Barry KingGetty Images

Un ever green dei look sui red carpet, indossato dalle grandi stelle del cinema e della musica, questo gioiello viene realizzato dalle più importanti aziende del mondo e dai brand emergenti. Tiffany & Co. è tra i primi brand di alta gioielleria a interpretare il bracciale Tennis. Sia che si apprezzi di più un diamante taglio marquise o taglio brillante, incastonato nell’oro giallo o nel platino, ogni pezzo dà a chiunque lo indossa un vero e proprio tocco di eleganza. Del resto l’azienda americana fondata nel 1837 da Charles Lewis Tiffany e John B. Young ha molto a che fare con il mondo del tennis. Dal 1987, infatti, i maestri argentieri dell’azienda realizzano i trofei per l’US Open.

Bracciale in platino e diamanti della collezione Tiffany Victoria di Tiffany & Co.
G|Graham Pollack

Dall’altra parte dell’oceano Atlantico, a Parigi c’è Cartier. Il marchio, fondato da Louis-François Cartier esattamente dieci anni dopo quello newyorkese, nel 1847, è l’indirizzo obbligatorio per tutta la bella gente parigina. Anche quando si tratta di acquistare un bracciale Eternity. E come accade spesso in quegli anni, fino a tutto il Novecento con l’arrivo di Coco Chanel e poi di Balenciaga e Valentino, è l’aristocrazia a far conoscere un nome al resto del mondo. Nel caso del brand francese è grazie alla nipote di Napoleone I, la principessa Matilda. Un giorno del 1856 si reca nella prima boutique per fare degli acquisti. Segue poi nel 1859 l’imperatrice Eugenia che diventa ospite fissa, creando una sorta di dinastia di teste coronate la cui tappa fissa parigina è Cartier.

Bracciale Tennis Cartier in oro bianco, diamanti e zaffiri della collezione Lignes Essentielles.
Courtesy Photo

Dalla Ville Lumiere all’Italia. Con Bvlgari e Damiani. Ma nel Bel Paese esiste un’altra azienda che più di tutte conosce il bracciale Tennis. È Crieri e nasce a Valenza, storico distretto italiano celebre universalmente per l’importanza della sua tradizione di artigianalità e creatività orafa. La produzione tutta italiana le permette negli anni di realizzare il monile per i brand del lusso più importanti. Dopo decenni di collaborazioni però, decide di creare un vero e proprio marchio specializzandosi nella creazione di gioielli Tennis, realizzati con diamanti che rispettano il Kimberly Process, assicurando che i profitti ricavati dal commercio di diamanti non contribuisca a finanziare guerre civili.

Braccialetto tennis deluxe di Swarovski placcato reutenio con cristalli tondi incastonati.
Courtesy Photo

Anche Swarovski si impegna nella lotta alla moderna schiavitù. Lo fa aderendo al California Transparency in Supply Chains Act del 2010 e al United Kingdom Modern Slavery Act 2015. E a livello interno, conducendo le proprie attività in modo “legittimo ed etico”. Un motivo in più per apprezzare i famosi cristalli incastonati nei suoi bracciali Tennis. E come a voler chiudere il cerchio, ispirandosi all’Eternity bracelet, tra i brand indie contemporanei che stanno facendo proprio questo pezzo di storia della gioielleria c’è Brent Neale, di New York. Nella collezione After the Rain, la designer lo reinterpreta usando un filo d’oro 18k e pietre come tormalina, citrino, peridoto, ametista e topazio. Per un effetto arcobaleno.

Bracciale Tennis di Brent Neale in oro 18k, tormalina, citrino, peridoto, ametista e topazio
Courtesy Photo
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