Mini, micro, mignon, très petit: le borse che da stagioni imperversano sulle passerelle guadagnando sempre maggiori spazi nell'inquadratura dei fotografi – al netto di proporzioni molto ridotte – sono quelle nelle quali infilare l'essenziale, o forse neanche quello. A portare in auge il trend non è stato però, come molti pensano, Simon Porte di Jacquemus con il suo Le Sac Chiquito, lanciato durante la S/S 2018. L'"amico geniale"della moda, arrivato direttamente dalla ridente Provenza, ha di certo portato il trend al suo massimo grado di fama – e al minimo dispendio di centimetri, considerato che Le Petit Chiquito, versione della stessa borsa ripensata per l'autunno 2018-2019, era ancora più piccola della già minuta genitrice, con una lunghezza di circa 5 centimetri – ma la paternità si deve a un uomo che, nel corso di 50 anni di carriera, ha lanciato così tante tendenze, da concedersi il lusso di dimenticarsene alcune: Kaiser Karl. Fu proprio lui nel 2015, a mettere addosso a una Cara Delevingne ancora non convertita alla sacra arte del cinema una versione mini della Peekaboo, abbinata a dei charm fluffly che parevano più grandi della borsa stessa.

Le micro bag della s/s 2015 di Fendi
Tullio M. PugliaGetty Images

Poi è stato il turno di Hermès, che le ha realizzate per la s/s 2017, seguito da Coach (fall/ winter dello stesso anno) e poi, a cascata, più o meno tutte le maison che hanno rimpicciolito le loro it-bag o creato prodotti nuovi, avveniristici negli intenti, adatti ad una Polly pocket nei formati. A novembre, Lizzo si è presentata agli American Awards in un imponente vestito da nuova vestale della musica pop, firmato da Valentino, e microborsa coordinata. La sua nail manicure, a guardare le foto, era decisamente più impegnativa da indossare. Un modello di borsa realizzato in esclusiva per lei – ne esistono solo altre due, non sappiamo destinate a quale pop star o celebrity – e di certo non immaginata per la vendita. Certo però, la licenza artistica senza scopo di lucro, non vale per tutti. Le Chiquito di Jacquemus (lunga circa 8 centimetri), si trova in vendita sul sito ufficiale a 440 euro mentre le Camera bag di Chanel (20 cm circa di lunghezza) viaggiano sui 3000 euro.

Le micro borse di Chanel presentate durante la Cruise Collection 2020
Stephane Cardinale - CorbisGetty Images

Si è così sprecata l'ironia su cosa borse di tale dimensioni possano contenere – dalla carta della metro a "un Airpod" o "un solo tic tac" nel caso del Le petit Chiquito, che costituiva anche l'invito alla sfilata della F/W 18 di Jacquemus e necessitava di una lente d'ingrandimento per esser letto – e il trend ha colpito anche Prada, che, durante le ultime sfilate ha messo al braccio delle modelle un braccialetto, che sembrava un maxi orologio e invece era una mini tasca chiuso da una zip. C'è chi invece ha preso la questione molto più sul serio, sottoponendosi a un esperimento pressoché scientifico. Quello di vivere per una settimana indossando solo micro-borse. L'ha fatto una giornalista di Vogue America, indossando una collana che ricorda i portaspiccioli rétro delle nonne, firmato Erdem, o le cross-body bag lanciate da Givenchy per la scorsa estate, evitando le iterazioni eccessive, come appunto quelle di Jacquemus. Il risultato è stato quello di una sensazione di libertà, di una vita più organizzata, e capace di essere ridotta all'essenziale: non c'è spazio per vecchi scontrini da buttare, per make up che ci si porta dietro in un eccesso di premura, e che supera la data di scadenza incastrato negli scomparti di qualche maxi tote, per gli snack da mordere in un momento di fame nervosa.

La borsa da braccio vista alla sfilata di Prada fall-winter 20-21
EstropGetty Images

Certo è, però, che in tempi nei quali gli iPhone diventano sempre più grandi, un'opzione del genere pare impraticabile nel quotidiano, anche al netto del fatto che, forse, in passato, la costruzione maxi delle borse, dove stipare tutta la nostra vita, laptop, ricordi, vecchie fotografie e prescrizioni mediche, rimpianti e volantini di una palestra alla quale non ci iscriveremo mai, non ci ha aiutato. Persino Jane Birkin, a cui è stata intitolata una delle borse iconiche di Hermès – la leggenda racconta che l'attrice incontrò lo stilista Jean-Louis Dumas su un volo durante il quale dalla borsa caddero a cascata fogli e appunti, ispirando il designer a creare una weekend bag funzionale e raffinata –ha ammesso candidamente di non indossarla più, perché "quando la si riempie di spazzatura e di metà dei mobili che hai in casa, diventa davvero troppo pesante. Ho deciso che mi metto tutto nelle tasche, come fanno gli uomini, così non devo portarmi dietro nulla".

Il Mini Le chiquito alla sfilata spring/summer 2019 di Jacquemus
Richard BordGetty Images

Quali sono però le motivazioni dietro questa fascinazione, e perché le donne le acquistano - la versione nera e la bianca della Petit Chiquito di Jacquemus sul sito ufficiale sono esaurite – o le indossano, tanto che Dior e Fendi hanno di recente rispolverato le prime mini it-bag del recente passato, la Saddle e la Baguette indossata nella sfrenata New York dei nineties da Carrie Bradshaw? Per risolvere la vexata quaestio, si sono scomodati fior fiore di psicologi, storici e scienziati comportamentali, utili a ricordarci che, in passato, le borse micro non erano di certo una novità, ma anzi erano piuttosto in voga tra il jet-set e l'aristocrazia. Tra il 1750 e l'inizio del 1900 duchesse e socialite indossavano i "reticule" locuzione francese traducibile come reticolo, e di default storpiata dal crudele english humor in "ridicule", a dileggiarne le proporzioni ridotte. Borse da indossare agli eventi quotidiani, così come ai balli ufficiali, erano dei mini sacchi in satin, seta o velluto ricamati, con delle tracolle argentate. Indossarle, implicava una posizione alta nella piramide sociale, perché si sottintendeva che ci fossero stuoli di assistenti e aiutanti a portare, nelle retrovie, il resto. Aspirazionali, quindi, e in più di un senso. Perché se la giornalista di Vogue America ha registrato con un certo stupore le reazioni di colleghi e passanti alle sue micro borse (le stesse, intenerite, che si hanno quando introduci al mondo social il tuo nuovo cucciolo di labrador o di quando ci si riproduce, mettendo al mondo un erede la cui faccia sarà opportunamente oscurata da un cuore sulle foto e nelle stories di Instagram fino al compimento del diciottesimo anno) la motivazione potrebbe essere, sorprendentemente, nella nostalgia per l'infanzia. Più simili a balocchi con i quali si giocava a fingersi grandi, che a borse vere e proprie, il loro grado di kawaii – aggettivo giapponese che identifica manga e anime caratterizzati da occhi grandi da cerbiatto e proporzioni deformate a solleticare una certa tenerezza – è sommo, l'acme della "pucciosità" dell'accessorio.

Micro bag durante la recente fashion week di Milano
Christian VierigGetty Images

A sostenerlo è il WWD, che nel suo articolo Aging millennials soothe themselves with childlike fashion argomenta la tesi secondo la quale, in tempi di insicurezze sociali ed economiche come quelli recenti, i millennial che hanno ormai superato l'apocalittico compleanno dei 30, messi di fronte a sfide e difficoltà a cui lo sfavillio degli Anni 90 e genitori molto ottimisti non li avevano preparati, trovino in questo trend una sorta di bene-rifugio. A dirlo è anche la designer Susan Alexandra, autrice delle borse Korn, decorate leziosamente da cristalli e perline colorate, versione hi-end dell'ora del laboratorio creativo dell'asilo nido, o di una puntata particolarmente avvincente di Art Attack. "Di questi tempi soffriamo tutti di una certa stanchezza mentale, data anche dalla tecnologia e dalla miriade di problemi che affrontiamo", ha affermato Alexandra, intervistata dal WWD. "Era tutto più semplice e divertente, quando si era bambini: siamo, nonostante tutto, alla ricerca di quella gioia in purezza, associata all'infanzia".

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entrambi dall'esito improbabile, figlie di tempi inquieti. Eppure, quando si considera un'evasione dalla quotidianità, non si sta, evidentemente, a guardare il cartellino del prezzo.