Come nasce un foulard Hermès in 6 minuti

La maison della boîte orange firma il mini film ode alla primavera, complice la (super)donna che disegna dentro i perimetri dei suoi carré.

Si muove come se ne conoscesse ogni ala, ogni angolo, ogni corridoio e corrimano, come nemmeno le guide turistiche che ripetono lo stesso percorso due o più volte al giorno, sei giorni su sette. In quel tempio che raccoglie tutti gli habitat del mondo che è il museo di storia naturale di Londra, Alice Shirley ritrova il suo habitat naturale. È lì che da più di 30 anni trascorre le sue giornate, da bambina con gli occhi che desideravano saccheggiare tutto lo scibile umano (e animale), da grande con gli occhi di un’avventuriera esperta, di una conquistatrice dei due mondi, quello della flora e della fauna. Artista inglese classe 1984, Alice Shirley non solo è una delle più importanti pittrici, disegnatrici, celebratrici in punta di pennello dell’universo naturale ma, dal 2012, è una delle creative designer di punta dei foulard Hermès. È per la maison della boîte orange che Alice Shirley trasforma perimetri in seta impalpabile in opere da museo di storia, della moda stavolta.

Il carré The Three Graces disegnato da Alice Shirley per la collezione Hermès PE 2020
Courtesy Photo / Hermès

“Non credo di essere la persona giusta per voi” è quello che ha risposto schietta al suo interlocutore durante il primo colloquio con la maison parigina. “Avevo passato la mia vita fingendo di essere una volta un lupo, un’altra volta una tigre, un’altra volta ancora un cavallo e poi un dinosauro, o mille altri animali che forse non sono mai esistiti, non riuscivo proprio a immaginare i miei disegni su foulard in seta che gente elegante avrebbe indossato in tutto il mondo” spiega sorridendo fra un frame e l’altro di uno dei mini film Hermès Impronte sul Mondo. La serie di cortometraggi girati dal reporter francese Frédéric Laffont racconta il rapporto della maison fondata da Thierry Hermès nel 1837 con l’ambiente, la natura, il savoir faire, le comunità artigiane e il loro radicamento territoriale, e in questo rendez-vous per immagini segue l’artista in tutto il processo creativo, che parte da una barriera corallina, continua dietro una teca in vetro, prosegue in uno studio tappezzato di tempere e quadrati stampati, si conclude - senza mai finire davvero - attorno al collo, alle ciocche, ai manici di una ladybag, al corpo di una Jane Birkin contemporanea.

Il carré Under the waves
Courtesy Photo / Hermès

“Ho sempre cercato di raffigurare specie e territori a rischio, voglio che il pubblico si accorga della loro bellezza e la rispetti”, continua fra boccette variopinte, schizzi su taccuini e sulle pareti, tavolozze e porta tempere in vetro che assomigliano a flaconi d’autore di profumi d’autore nati sotto il sole di Grasse. Fa gesti con le dita per prendere le misure su tele tanto spesse quanto sono sottili i veli di seta dei foulard Hermès su cui poi si poseranno i suoi artwork. “Vorrei che i miei figli possano vedere tutte le specie animali e vegetali che ho visto io”, continua mentre sfoglia anni trascorsi tra le corsie dei musei formato dipinti, mentre racconta uno dei valori che la accomuna alla maison parigina, l’importanza di preservare il passato per un presente e un futuro migliori. E se qualcuno si domanda se esistono ancora gli artisti engagé, la risposta è celata fra le labbra di Alice Shirley mentre recita William Blake dipingendo una tigre, mentre parafrasa quell’"agghiacciante simmetria" della ferocia dell’animale che per il poeta si traduceva in versi e per lei si traduce in un carré dai colori neon Tyger Tyger, “è questa la mia risposta alla poesia”.

Alice Shirley nel suo studio
Courtesy Photo / Hermès

I miti prendono forma, i tentacoli di una creatura marina o le spine di un fiore misterioso catturano le prende in natura, catturano gli occhi, il corpo, il cuore di chi si lascia agguantare, accarezzare dalla seta pura. L’obiettivo di Frédéric Laffont adesso inquadra un’altra scenografia, è la stanza delle farfalle del museo di storia naturale di Londra, cattura in tutta la sua sincerità il primo piano di Alice, che si stupisce ancora quando una farfalla le vola vicino o le taglia la strada, lei sorride come se fosse entrata per la prima volta in quella tana protetta di lepidotteri dalla vita lunga quanto un soffio. E poi, di nuovo, torna china sulla sua bozza a sfumare, disegnare e segnare appunti su quelle pagine e su quelle tele che richiedono almeno quattro mesi di gestazione artistica. “Quando dipingo la natura non cerco di copiarla e basta, a fine giornata devo aver creato qualcosa di nuovo, è questa la vera essenza della creazione”.

Il carré Tyger Tyger
Courtesy Photo / Hermès

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