Questo articolo, questi accessori, dedicati a tutte le volte che abbiamo sognato di vivere in hotel

Le creme e i bagno doccia in confezioni mini e desiderabili; le slipper con le quali camminare a due metri da terra; i cotoni avvolgenti nei quali affondare dopo la doccia: come rivivere tutti i giorni come al Grand Hotel.

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Courtesy Photo / Hay

Arrivare in hotel dopo un lungo viaggio, lasciando al personale il compito di farsi consegnare la valigia in camera. Le necessarie formalità alla reception, controllo carta, firme su documenti di cui non ricordiamo mai la necessità, ma che saranno sicuramente importantissimi. E poi salutare i compagni di avventure, weekend, viaggio di lavoro, con una gentilezza un po' spicciativa, per infilarsi nell'ascensore, e poi, finalmente, tramite la carta magnetica, accedere nella propria stanza. Chi viaggia spesso, o anche chi invece lo fa molto meno – e di conseguenza prende ogni occasione come un piccolo rituale da celebrare – sa cosa succede quando si entra in contatto con l'area che, per poche ore o qualche giorno, vedrà le nostre membra stanche adagiate costantemente sul letto, facendo zapping tra un canale e l'altro, senza prestare molta attenzione allo schermo, lavorando con il pc nascosto dalle pesanti lenzuola di un bianco abbacinante, o persino cedendo alla pigrizia, come quando si ordina la cena in camera: si esplora quella nuova superficie come novelle Lara Croft nelle cripte alla ricerca di antichi manufatti.

Le nostre reliquie, però, lussi dal valore imparagonabile, non sono vasi o amuleti, e ognuno ha il suo: chi scrive, con piglio assai critico da viaggiatrice esperta, esigente e abituata a vivere in maniera frenetica i viaggi di lavoro, ispeziona con attenzione certosina il ripiano del lavandino. Creme, intrugli, bagno doccia in formato viaggio, saponette ancora intonse nei loro involucri in carta, ci saranno o non ci saranno i dischi in cotone struccanti? Ci si dimentica sempre di portarli. Altri invece, puntano diretti agli armadi, per scoprire in tutta la loro gloria avvolgente, i maxi accappatoi in spugna, scartare dalla plastica le slipper raso terra e che sembrano però sollevarci dalla superficie, mentre ciabattiamo senza molta grazia sul parquet del The Ned, indirizzo londinese per artisti boho dai portafogli consistenti, o sulla moquette del W di Istanbul, crocevia di creativi, che, ad ogni latitudine vivono nella saudade perenne di una Williamsburg da cartolina. E quante volte, alla fine della permanenza rimettendo lo spazzolino nel nostro beauty case, abbiamo, consapevolmente o guidate dall'inconscio, fatto scivolare anche il barattolo formato viaggio della crema corpo? Un peccato inconfessabile, ma del quale si è certi, siamo tutti più o meno colpevoli.

E le motivazioni alla base, ovviamente, nulla hanno a che fare con la reale necessità di quello specifico prodotto: c'è chi si convince dell'eco-sostenibilità della scelta ("Così lo uso per i prossimi viaggi e mi evito di sprecare 15 minuti travasando tutto nelle micro bottiglie in plastica"), chi si atteggia ad esteta dell'hotel amenity, sfoggiando poi in casa una pletora di profumazioni e una varietà di tonici da far girare la testa a chi entri nel bagno, con sentori orientali che ricordano certe case d'appuntamenti della Parigi della Belle Époque, e chi semplicemente lo sa. Sa che quel gesto non troppo elegante è il sintomo primigenio di una nostalgia dolceamara, che anela ad un lusso perduto ma mai veramente vissuto e sperimentato nella vita quotidiana. Così accappatoi ciabatte e creme si fanno medicinali succedanei, l'oppio profumato e rimedio ayurvedico che rinfranca non solo il corpo, ma lo spirito. D'altronde la mitologia cinematografica e la storia moderna sono piene di esistenze leggendarie, vissute all'interno delle stanze di un hotel, come nel pastellato Grand Budapest hotel di Wes Anderson, o come nell'Hotel Pera di Istanbul, dove si incrociavano, nella vita vera, Agatha Christie – che tra quelle mura trovava l'ispirazione per scrivere i suoi gialli più famosi come Assassinio sul Nilo Greta Garbo e Mata Hari, impegnata in qualche pericoloso intrigo internazionale. Una fascinazione che, nel corso degli anni, i brand hanno percepito, prestandosi sempre più spesso a collaborazioni con le più importanti catene o hotel de charme, producendo tessili da bagno e accessori che ricalcano quel fascino da jet-set. Chi scrive, si trovava in Portogallo per lavoro, quando ha scoperto quello che è poi diventato un feticcio: le saponette di Claus Porto.

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Marchio conosciuto in patria, e con una storia di oltre 100 anni, è molto meno noto, colpevolmente, fuori dai confini portoghesi: eppure, quelle saponette – ma anche candele, fragranze per la casa, e creme da barba – mescolano i colori del paese degli azulejos con l'anima insospettabilmente romantica dei due uomini d'affari tedeschi che lo fondarono nel 1887. Se le grafiche di design fanno sognare, tornando indietro proprio all'Europa sorniona dei caffè letterari tra Vienna e Parigi, i profumi che rilasciano sono quelli della natura portoghese. Dalla saponetta con olio di pistacchio e vetiver, incartata come se fosse un'acqua di colonia, a quella ai sentori di lime e verbena con finale di jasmine e ylang-ylang, il piacere non è solo fisico, ma anche estetico: la mania compulsiva della collezione, senza mai volerle utilizzare e rovinarne il packaging, è dietro l'angolo. Per i nostalgici delle slipper, invece, il marchio svedese Hay ha di recente realizzato le pantofole perfette per ciondolare per casa, con la stessa suadente pigrizia di quando siamo tra le quattro mura della camera d'hotel. Suola che ricorda la superficie morbidamente quadrettata di un waffle, sono in cotone assorbente – e quindi da tenere lontano dal bagno e dal momento della doccia –i colori sono quelli sinonimo dell'estetica nordica: bianco, azzurro cielo e rosa pesca.

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L'accappatoio nel quale avvolgersi, per sentirsi trascinate istantaneamente in qualche finca di un'isola spagnola, o anche in qualche masseria in pietra dal bianco virginale, in Puglia, è quello di Society Limonta, brand creato nel 2000 da una costola del Gruppo Limonta di Costa Masnaga, storica azienda tessile italica nata sul finire dell'800. Realizzati in cotone e lino, con lavorazione a nido d'ape, la personalizzazione è anche nelle minuzie, dal modello kimono al collo a scialle, passando per le tasche ampie. Il pezzo diventa così un passepartout che può anche essere usato anche come vestaglia per la casa. L'accappatoio classico, invece, nel quale affondare dopo la doccia, è in una spugna di cotone che viene lavorata per divenire compatta e spessa come velluto, pur rimanendo assorbente e leggera.

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E i profumi? Byredo, brand di culto tra gli appassionati eppure lontano, lontanissimo dalle masse – lo si è trovato, stupendosi e anche un po' commuovendosi, tra le amenity di un hotel di inizio secolo scorso, affacciato sul molo di Stoccolma – ha pensato a delle varianti da viaggio delle sue celebri profumazioni dal packaging essenziale e un po' esistenzialista. Ha creato così La Sélection Nomade, box che contiene le versioni mini, da 75 ml, di icone della profumeria di nicchia, da Bal d'Afrique a Gypsy Water, passando per Blanche. Chi preferisce qualcosa di meno persistente di un profumo, però, può sempre optare per la versione crema corpo, come quella di Black Saffron, che incapsula in una confezione tonda, bianca e perfetta, i ricordi di un viaggio nel lontano Kashmir, mischiando note di zafferano con pomelo, bacche di ginepro, vetiver e note legnose.

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Infine, la crema viso, altro essenziale, che spesso sostituiamo in viaggio, con dei campioni omaggio di qualche acquisto in profumeria: la risposta giusta è semplicissima, quasi ovvia, e si chiama The Cream. A produrla – anche in formato da viaggio da 15 ml – è Augustinus Bader, brand la cui onomastica è legata all'esimio fondatore, direttore della ricerca all'Università di Lipsia, uno dei massimi esperti in materia di biologia delle cellule staminali, e della loro rigenerazione. Inventore di un gel rivoluzionario che consentiva di curare le ustioni di terzo grado anche senza ricorrere alla chirurgia, nel 2018 ha adattato questa sua scoperta ai trattamenti skincare, dando alla luce The Cream, e The Rich Cream. Adatta anche alle pelli oliose, la prima è ricca in anti-ossidanti, aloe vera, vitamine A,B,C, e E che proteggono la pelle dai radicali liberi. Un prodotto bello, efficace ma anche buono, visto che il packaging è certificato ECOCERT e sostenibile: l'erogatore airless, infatti, ha un blocco brevettato che può essere svitato solo quando la crema è del tutto finita, consentendo il riciclo separato della confezione in vetro, e della pompa in plastica. Sentendosi come in un hotel, senza i sensi di colpa.

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