Gli anni passano, gli oggetti si evolvono. Cambiano gli stili. Eppure, il desiderio di creare per sé o per gli altri non svanisce mai. Anche quando si tratta di farsi realizzare un gioiello su misura. Da indossare tutti i giorni o in vista di un’occasione particolare, dal matrimonio a una laurea, passando per la celebrazione di un’amicizia o di una nascita. Si tratta di una tradizione millenaria. Già in tempi antichi si usa donare un monile a qualcuno di speciale, magari facendoselo creare da un artigiano esperto. Efesto, il dio del fuoco del ferro, nonché della scultura e metallurgia, è, per le popolazioni greche il mito prediletto che, su richiesta, dà vita a pezzi letteralmente da museo. Al patto di condurre una vita onesta e rispettabile, ovviamente. Gli antichi egizi adattano all’oro, di cui vanno pazzi (lo applicano su tutto il corpo come, negli anni '70 e oggi, interpreta i gioielli l’artista Claude Lalanne per Saint Laurent), pietre preziose. Anche in questo caso, ogni pezzo è realizzato su misura. E lo depongono addirittura nel sarcofago. Giusto per essere certi di abbellirsi e prosperare nell’aldilà. Miti, leggende e storia a parte, per quanto riguarda le tecniche di realizzazione poco è cambiato. Si usa ancora il martelletto, così come la cera persa. Le pietre, se sono gli orafi a lavorarle, vengono incastonate a mano. Il piano di lavoro rimane sempre il banchetto. Ed è da questo spazio di lavoro che da tempi immemori quelli che oggi si definiscono jewelry designer spendono i loro saper fare per le richieste di coppie innamorate, nonne felici e solide amicizie. Bona Calvi, nota per realizzare bijoux miniatura nel suo laboratorio milanese, imbastisce di recente la coppia di anelli Di-Vino dal sapore, va da sé, dionisiaco. "Una fetta importante del mio lavoro è costituita dai progetti su misura. Gli ultimi due anelli personalizzati son stati due grappoli d'uva per due amiche che condividono la passione per il vino”. E così, passo dopo passo, da blu (grazie alla cera utilizzata per scolpire e poi trasformare in anello i due oggetti), i monili diventano reali. E sono soddisfazioni: "Quando mi vengono fatte richieste simili, la gioia è doppia, sia perché posso divertirmi con i dettagli, sia perché questo genere di lavoro a due ti permette di stabilire un legame umano col cliente che spesso rimane anche a progetto concluso”.

Bona Calvi, anello Di-Vino in bronzo.
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E così un monile diventa un sigillo. Simbolo di un legame che va ben oltre il semplice oggetto. E a volte i gioielli significano anche speranza. Vengono pensati, fatti e donati per dare uno shot di positività. Lo sa bene Annalisa Morzone, fondatrice di Atelier 7|12 che recentemente realizza un lavoro per un’affinità molte importante: “Mi ha commosso un’amica dei tempi dell’università - non ci sentivamo da anni! - che ha pensato a me per un regalo da fare a una sua cara amica, la quale stava passando un momento difficile. Erika era infatti in ospedale a Bergamo. Daniela a Londra, dove vive ormai da un po’, voleva farle sapere che nonostante la lontananza lei non sarebbe mai stata sola e che doveva essere più forte di qualsiasi difficoltà”. Inizia a spiegare Morzone. E quale dei suoi pezzi sceglie l’amica per donare forze e coraggio? “Una collana con piccolo ciondolo e la scritta “CON TE”. Mi è sembrato un bellissimo pensiero. Semplicissimi, l’incisione e il gioiello scelto sono diventati preziosissimi per tutto quello che c’era dentro”.

Atelier 7|12, collana con ciondolo CON TE
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È l’interno di un anello pensato per inserirci la pietra preferita uno dei selezionati lavori su commissione di Flaminia Barosini. L’orafa romana spiega che “Un giorno una sua storica cliente arriva con due pietre portatele dal figlio, da un viaggio all’estero. Probabilmente Australia o Thailandia, ora non ricordo bene. Erano due cabochon (tipo di taglio privo di sfaccettature, mediante il quale si ottiene una forma con la sommità convessa e la base piatta). Dopo diversi tentativi di incastonatura abbiamo optato insieme di inserirlo nell’”anello-base”. E il lavoro è piaciuto così tanto che “da questi anelli, regalati alla madre stessa e poi lei alla figlia, che ne è scaturita un’edizione limitata di 25 pezzi numerati ognuno con una pietra diversa”. Se è vero che l’unione (anche creativa) fa la forza, questo è proprio il caso. Inutile dire che ogni anello viene venduto subito. Prima di salutarci, Barosini dal suo studio ci tiene a raccontare un altro lavoro fatto ad hoc. E questa volta per due innamorati, suoi amici. “La coppia”, spiega, “decide che per il suo primo regalo vuole affidarsi a me e al mio team. Ci commissiona una delle nostre creazioni preferite, l’anello quadruplo Mandevilla della collezione Creepers, in bronzo e zirconi. La sua unicità è data ancor di più da una scritta che mi ha fatto mettere all’interno: “TU”. Mi sento onorata di aver portato fortuna a questa coppia”. E già, visto che in seguito è la loro testimone di nozze. L’amore è tale, come dimostrano questi racconti, anche quando è tutto in famiglia.

Flaminia Barosini, anelli cabochon in edizione limitata.
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Vale sopratutto per Bea Bongiasca, creativa milanese che per i suoi gioielli prende spunto da mondi onirici e, in particolare, quelli nipponici. Ma è di casa la coppia di orecchini pendenti della collezione You’re So Vine realizzati nel 2019 in esclusiva per la fiera Couture di Las Vegas. E nonostante la location commerciale, non vengono creati per essere venduti, bensì come dono e tributo a sua madre. In oro rosa 18kt, aquamarine, zaffiri blu di diverse tonalità e smalto turchese, Bongiasca li ha scelti "perché sono i gioielli più preziosi che abbia mai realizzato quindi ci tengo particolarmente. Di solito non realizzo gioielli di dimensioni così grandi e così stravaganti”.

Bea Bongiasca, orecchini pendenti della collezione You’re So Vine, pezzo unico dedicato alla madre.
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Anche Gala Rotelli tende a non discostarsi mai dal proprio stile. Quindi quando le viene chiesto un lavoro su misura parte dalle creazioni già compiute. Come Alphabet, disponibile come bracciale e anello, in bronzo placcato oro, la linea più versatile della designer perché modificabile ed invece che una sola lettera, diventa possibile scrivere iniziali oppure parole. È stato il caso di “una cliente che per questo Natale ha voluto regalare alla madre lontana un anello con le iniziali dei nipoti”. Esclusivamente in oro giallo, “perché la cliente voleva un materiale prezioso, classico facile da abbinare”, l’anello si presenta sottile, per poterlo indossare tutti i giorni. “Una sorta di amuleto per avere i nipoti sempre con sé attraverso un gioiello”.

Gala Rotelli, anello pezzo unico in oro della serie Alphabet
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