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Consuelo Castiglioni, perché lasci Marni?

Per motivi personali, dice lei. Sarà così vero?

Getty Images

L'aneddotica non è un buon modo per fare giornalismo, ti insegnano i veri cacciatori di notizie. Però non posso fare a meno di raccontare che, nel lessico da loggia che si crea in un luogo comunitario come una famiglia o una redazione, c'è ormai uno sketch consolidato. Durante la fashion week, all'arrivo degli inviti di Marni, le colleghe cadevano in deliquio e io rispondo – rispondevo?! - sempre: «Ah, quella che piace tanto a voi femmine», manco lavorassi a Motori e pistoni.

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E le colleghe si arrabbiavano, dandomi del sessista, organizzando veri e propri raid nel mitico spaccio aziendale – aperto a tutti – dove «anche se ci sono cose di tre o quattro stagioni fa, sono sempre belle e nuove». Una moda per donne pensata e ideata da una donna, a costo di non piacere a compagni, mariti, fidanzati. Una «roba da femmine», insomma (Consuelo Castiglioni mi perdoni) che custodiva un'integrità creativa in evoluzione costante anno dopo anno, senza rinnegare le stagioni precedenti. E in cui le donne di mezzo mondo si ritrovavano, si riconoscevano, si identificavano.

Lei, nel corso di oltre vent'anni, ha impresso a Marni (un nome scelto in famiglia: così chiamavano Marina, sorella del marito Gianni) un timbro estetico che, con Miuccia Prada, Stella McCartney, Rei Kawakubo per Comme des Garçons, Phoebe Philo per Céline, contrassegna una femminilità emotiva e funzionale, eclettica e funzionale, personalissima eppure condivisibile. Fatta di ricerca certosina sui tessuti, sullo studio millimetrico delle forme – mai troppo aderenti, mai troppo esagerate -, nella ricerca di cromatismi inaspettati, nell'ideazione di accessori che nascondevano un raffinatissimo (e poco italiano) sense of humour.

La notizia che sia andata via «per motivi personali» corrisponde al suo carattere: timidissima, riservata fino allo spasimo, di elevata cultura e sussurrata sensibilità, ha preferito che il ricambio con il suo successore, Francesco Risso, scivolasse via tranquillo: segno di un lubrificatissimo uso di mondo, senza clangori di scismi, clamori di litigi, strepiti di scissioni con l'attuale proprietario del marchio, Renzo Rosso. L'anno scorso lui aveva acquisito il 100 per cento di Marni, che di fatto oggi fa parte del gruppo OTB, già al timone di Diesel, Viktor & Rolf, Maison Margiela e Staff International (produttore e distributore di Dsquared2, Just Cavalli, Vivienne Westwood e Marc Jacobs Men). Non pervengono dichiarazioni ufficiali né dall'una, né dall'altro. Qualche frase impettita, tipo: «Le auguro il meglio che la vita possa offrirle» firmata da Renzo Rosso.

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Il curriculum di Francesco Risso, che viene da Prada, non si mette in discussione. Quello che verrebbe da dirgli - non lo conosciamo - è che lo aspetta un lavoro durissimo e faticoso: proporre una visione personale da sovrapporre a uno stile riconoscibile, cosmopolita e bohemian di cui solo Consuelo sembrava avere la ricetta segreta, un po' come se avesse quella della Coca-Cola. Dispiace che, in tempi come questi, dove la globalizzazione non è più un fatto geografico ma squisitamente culturale, l'individualità di Marni possa perdersi in un gusto omogeneizzato, indistinto, insapore e innocuo, come un pasto consumato su un aereo. “Prodotto” invece di “creatività”, insomma.

Per carità: che sia stato scelto un talento non celeberrimo è segno di strategia lungimirante, e di questo si deve rendere atto a Renzo Rosso. Nell'asfittico e autoreferenziale fashion system italiano ha offrerto una chance (e che chance!) a un giovane designer che potrebbe essere uno dei protagonisti della moda futura nazionale.

Però, resta un sentore di malinconia. Lucinda Chambers, fashion editor di British Vogue e sua sodale da sempre, ha scritto parole bellissime su Consuelo, senza dare giudizi, come è giusto che sia. Concludendo che «cambiare, in ogni caso, è cosa buona e giusta». Sarà. Ci sentiamo come dopo l'abbandono di una persona che riteniamo nostra amica: un po' dispiaciuti, un po' insicuri. Di una cosa, però siamo sicuri: non abbiamo bisogno di altri occhiali, profumi, gadget e souvenir adatti al marito in viaggio che si dimentica l'anniversario di matrimonio e al duty free compra «un pensierino» alla moglie.

Questo cambiamento manterrà alto il fascino di un marchio già perfetto nell'avere un linguaggio autonomo e diverso da tutti quanti gli altri? Vedremo.

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