Anche la moda ha le sue fake news e Carlo Capasa ha una soluzione

Intervista con il direttore della Camera della Moda per capire quanto le fake news, i falsi, la moda per nulla etica si possano arginare, risolvere, cambiare.

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Carlo Capasa per EticaEstetica

Una fake news è solo quella che lancia una breaking su una crisi nucleare? Una fake news è solo quella certifica un matrimonio in crisi (e in pubblica piazza per questo)? Oppure una fake news è anche un modo di pensare che tocca mondi dove la sostanza, i materiali, il concreto e tangibile sono tutt’altro che fake? Carlo Capasa ha endorsato un ragionamento sul mondo della moda e fake news esplicitato nel progetto sviluppato dal demiurgo Enzo Caldarelli EticaEstetica (un progetto social culturale che parte dalla filosofia etica nell'era dell'estetica, coinvolge filosofi e addetti ai lavori di moda/sport/arte/alimentazione salutare e li mette a un tavolo per riscrivere quale sia in questa ultima versione del programma la definizione di vero e falso oggigiorno e come combattere la contraffazione con la bellezza). Perché la fake news nella moda è ancora la falsificazione, elefante rosa/grigio/nero di un mercato rosa/grigio/nero che inevitabilmente attacca il sistema. La moda sostenibile, vera, senza fake news che la contornano (e ne alimentano il mercato) è possibile? La moda etica è accessibile solo a una micro fetta (con maxi budget) o può esistere anche a fianco dei colossi del low cost? Lo abbiamo chiesto al presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa.

Produrre meno ma produrre meglio: ci sono dei brand di riferimento che sono già scesi sul campo?
Soprattutto i brand del lusso stanno, anche in funzione delle reti distributive dirette e più controllate, lavorando su produzioni più mirate tanto che alcuni brand importanti hanno dichiarato che non faranno più i saldi, per esempio.

Avere meno e usare meglio: come si educa il consumatore nell’era digitale del see-now-buy-now?
I giovani di oggi sono molto sensibili al tema della sostenibilità, ma spesso non hanno le informazioni corrette quando si parla di fashion. Per questo è necessario lavorare su standard che aiutino a definire cosa è sostenibile e cosa non lo è. E’ molto importante in questo l’educazione e cominciare dalle scuole per dare un senso di orientamento più chiaro alle nuove generazioni. Deve essere più chiaro a chi acquista una t-shirt a poco prezzo che la persona che l’ha cucita non è stata pagata in modo adeguato. Molti capi low-cost inoltre vengono usati poche volte e finiscono nelle discariche, con grandi difficoltà di smaltimento. I giovani sono molto sensibili a tutto questo, è importante trasmetterglielo e raccontarglielo bene.

Il finale dello show di Etro Autunno Inverno 2018/2019
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Cosa la Moda dovrebbe imparare dalla moda low cost e cosa la Moda dovrebbe insegnare alla moda low-cost?
La moda low-cost ha già recepito una velocizzazione dei processi produttivi e un collegamento immediato con il mercato. Alla moda low-cost andrebbe insegnato a essere realmente sostenibile e a non usare la sostenibilità solamente come arma di marketing, altrimenti questo diventa green-washing.

Qual è il peggior nemico della sostenibilità?
Il peggiore nemico della sostenibilità è la scarsa trasparenza come discusso nel percorso di autocoscienza di Etica Estetica.

Cosa distingue ancora i brand italiani dal resto del mondo?
I brand italiani hanno alle spalle una filiera unica al mondo, che unisce artigianato e industria, attraverso la creatività dei designer. Questo sistema è molto rispettoso di quello che si può chiamare “handprint”, un valore positivo che riconosce l’importanza della persona e della sua abilità, del sapere fare e della cultura del prodotto che si tramanda.

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