La storia di Yanie Durocher, la ex blogger e oggi imprenditrice di commerce-value

Dal Canada alla Cina passando per Milano: gli obiettivi di una Millennial che racconta per noi il mercato asiatico.

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Dalla webcam che da Shanghai punta a Milano Yanie Durocher è un missile, un razzo, una saetta di domande, risposte, mercati che si incrociano, tecnologie che puntano a cambiare l’idea di moda in Cina e di acquirenti che guardano al futuro. Nata in Cina, cresciuta in Canada, formatasi tra New York e Milano Yanie nel momento peggiore per la Cina, la moda e le start-up ha strutturato sempre più la sua agenzia creativa basata su strategie digitali e di storytelling, hub che trova soluzioni pratiche per leggere mercati complessi, e-commerce in primis. Se il suo profilo Instagram sembra quello di una raver con uno spiccato gusto per il clash di colori nulla tragga in inganno: madame Durocher va sì veloce ma molto nitida e minimal all’obiettivo, Forbes l'ha già inserita tra le figure da tenere d'occhio per l'evoluzione della comunicazione fashion-digitale.

Qual è il tuo background e quanto ha influito il viaggiare costante nella tua vita prima, e carriera poi?
Sono stata adottata da Yangzhou, in Cina, e cresciuta a Montréal con la mia famiglia originaria del Québec, famiglia formata anche dai miei fratelli gemelli originari di San Paolo. Quando ho scelto di formarmi nel settore della moda, invece, ho iniziato da New York, poi Parigi, Milano e il Marocco. Tutto per un obiettivo chiaro: comprendere ulteriormente le sfumature del business dall'e-commerce, dalla vendita al dettaglio al marketing in primis. Immergendomi attivamente nei social media e nella creazione di contenuti ad hoc per aziende ho sviluppato la mia professionalità: da semplice blogger amante di moda a fondare POMPOM Creative, un'agenzia di pr strategiche di moda e lifestyle, social e creazione di contenuti con sede a Shanghai. Grazie alle fashion week viaggiavo almeno quattro/cinque volte al mese fuori dalla Cina, insieme a viaggi di ricerca e sviluppo principalmente negli Stati Uniti e a Milano. Tuttavia, dal momento che è arrivato il Covid-19, sono dovuta rimanere in Cina e concentrarmi sul mio attuale network locale. All'inizio per me, costantemente in viaggio, era abbastanza strano, ma devo dire che a causa del recente odio asiatico online e offline che sta esplodendo, penso che rimanere in Cina sia più sicuro che altrove, purtroppo. Una nota positiva del rimanere in Cina e una conseguenza della pandemia è che ho potuto creare, rifocalizzare e ristrutturare il mio lavoro, imparando a rinnovarmi in tempi rapidi.

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Quanto e in che modo l'uso dei social media ha cambiato il tuo lavoro?
Il mio è un background di blogger, i social media ovviamente hanno avuto un impatto drastico sulla mia vita e sulla mia evoluzione professionale. Il social commerce qui in Cina è estremamente avanzato, i pagamenti automatizzati tramite scansione del codice QR e riconoscimento facciale sono diventati una norma; dai distributori automatici, alle tessere della metropolitana ai ristoranti, ai negozi o ai food corner, non ci sono quasi più rappresentanti del negozio perché tutto è diventato automatizzato. Dal punto di vista del lavoro questo influenza fortemente anche il ritmo con cui lavoriamo, specie perché in Cina le tendenze sociali cambiano più velocemente che in Occidente, pr e social si sono completamente integrati diventando zona grigia con cui giocare.

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Qual è la tua forma ideale di business?
Sconvolgere e trasformare positivamente il mondo della moda per portarla al suo meglio. Sconvolgere per me significa cambiare le abitudini di consumo/marca/produzione puntando a risultati sostenibili e innovativi per l'industria e il mondo, il che significa elevare il mondo della moda consapevole attraverso servizi pionieristici di prima classe nelle comunicazioni, azioni digitali e iniziative tecnologiche, spingendo sempre i limiti; dove possiamo costruire un sistema moda sostenibile che può crescere e cambiare da lineare a circolare. Credo che la tecnologia, l'intelligenza artificiale, combinata con una comunicazione digitale di impatto, sia la forma di business ideale che vorrei sempre più intraprendere in futuro.

Come vedi il consumo di moda tra i giovani in Cina nei prossimi anni?
È ancora in forte crescita, anche durante la pandemia i consumi sono ripresi molto velocemente. Abbiamo recentemente esplorato l'economia dei millennial maschi che, secondo un rapporto Deloitte x Secoo, ha ufficialmente superato per la prima volta gli acquisti delle donne nel 2020. In molte città principali della Cina stiamo assistendo a una tendenza piuttosto sofisticata che tocca i marchi di terza generazione: brand di nuova generazione più attenti all'impatto ambientale, alla qualità e alla tracciabilità. I vincitori sono stati quelli che sono stati in grado di generare forti contenuti video di mini clip sui loro social-commerce uniti a un’autorevolezza locale.

Green Warriors Body Shaming, Equality: come si inseriscono nel linguaggio commerciale dei brand che segui?
Sono tutte questioni davvero urgenti da sollevare e supportare. Credo che la questione più cruciale, che avrebbe bisogno di un cambiamento immediato per il linguaggio commerciale, sia la sostenibilità. Non possiamo più permetterci di sfruttare le nostre risorse naturali come abbiamo fatto in precedenza: la necessità di educare davvero il consumatore a creare quel cambiamento di mentalità, non da un livello superficiale ma da una profonda impostazione di valori: questo dovrebbe essere IL linguaggio commerciale che i marchi dovrebbero mettere in primo piano. Tuttavia, ciò richiede tempo, pazienza ed educazione in modo che le persone possano capire la causa e l'effetto. Si spera che sempre più marchi possano fare piani d'azione più sostenibili per andare avanti, senza cadere nel greenwashing. Non tutti possono e devono iniziare con ambizioni troppo grandi ma devono essere reali e puntare a un obiettivo concreto, almeno all’inizio.

Qual è il luogo, la città, la spiaggia che ti stimola di più nel tuo processo creativo?Il luogo che mi stimola come nessuno è l'Italia per la sua qualità di vita mediterranea e poi Los Angeles e New York per le persone e gli hub creativi che ne conseguono. Alle Maldive, invece, lascio il ruolo di ricaricare il mio campo energetico.

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