La r-evoluzione notturna di Celine by Hedi Slimane

Paris La Nuit: sfila la nottambula jeunesse parisienne di Hedi Slimane per la sua prima sfilata Celine (post Phoebe Philo)

Celine by Hedi Slimane
Courtesy Press Office

Scende la notte. Calano le tenebre su Parigi, la cupola dorata de Les Invalides si accende, rifulgendo infuocata sotto mille riflettori. Si accende la scritta Celine - senza accento - va in passerella la Celine by Hedi Slimane. Ore 20.30 (quasi) puntuale inizia la sfilata più attesa della stagione. Buio fuori e ancora più buio dentro, rischiarato appena dallo scrosciare dei flash che accolgono le celebs della prima fila, da Lady Gaga a Catherine Deneuve passando per l'attesissimo Karl Lagerfeld. Total black! Il sole si eclissa definitivamente sull'epoca Phoebe Philo, l'era Hedi Slimane comincia con una visione decisamente notturna. O meglio nottambula, come la "jeunesse parisienne" in pedana che si sposta a passo veloce sul soundtrack "runway" (scritto, composto, registrato e remixato da Marlon Magnée, Sacha Got & Grace Hartzel apposta per lo show) tra i vari hot spot della "nuit parisienne" - elencati con patinati maxi poster fotografici in black&white nell'invito coffret, racchiuso in un libretto dalla copertina grigio chiaro. In pieno stile Slimane. Un vero "journal nocturne", come lo stilista ha intitolato la collezione, che inizia con un mini abito a palloncino a pois che dichiara immediatamente un dato di fatto: festeggiato niente meno che dalla fanfara della "garde républicaine" Hedi is back, Hedi Slimane è tornato con la sua visione estremamente chiara e coerente negli anni costruita di sfilata in sfilata per le varie maison che ha officiato - dal primo Yves Saint Laurent Uomo, passando per Dior Homme e Saint Laurent (a cui ebbe il coraggio di togliere la Yves come oggi ha cancellato l'accento da Céline).

Courtesy Press Office

E se per molti commentatori sul profilo Instagram del marchio (che iniziò nel 1945 come calzoleria di lusso su misura per bambini) la perdita dell'accento acuto è stata una questione grave, la maison ne ha guadagnato in velocità e grinta. Perfetta come hashtag la nuova #CELINE raggruppa una cool gang di jeunes filles in pepli luccicanti, corti mini dress, micro bolero a scatola, robe bustier di paillettes o giacche bomber oversize con ricami di cristalli creati dall'artista Christian Marclay. Come tante ragazze parigine in camperos boots e veletta alternate a ragazzi in chiodo, cappotti leopardati o slim-smoking (PS tutti i capi maschili sono disponibili anche da donna). Molto lontano dalla moda intellettuale (ma solare) della Philo. Tutto assolutamente e completamente Very Slimane. Come la maxi scatola che si è aperta come scenografia: un vorticare di geometrie frattali e luci stroboscopiche a metà tra la grotta di cristalli e una enorme disco-ball in stile Studio 54. Molti si aspettavano una rilettura dei codici Celine, una reinterpretazione del marchio (che ha dire il vero si è sempre plasmato sull'identità del proprio direttore creativo: Michael Kors prima e Phoebe Philo poi). Hedi Slimane ha stupito tutti facendo la cosa che gli riesce alla perfezione: se stesso. E questa coerenza portata avanti con un carattere d'acciaio e chiarezza di visione attraverso gli anni, i brand e i maxi gruppi con cui ha lavorato rimanendo totalmente fedele alla propria estetica (dal backgroung della sfilata, alla musica, alla press release e perfino alle stesse identiche panche dei seat delle ormai lontane sfilate Dior Homme al Carreau du Temple) è una cosa nuova nella moda. E forse è questa la vera r-evoluzione...

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