Qual è il tema del Met Gala 2019 e perché è sorprendente (ma non troppo)

Si aspettano meraviglie grazie ad Alessandro Michele e Anna Wintour, ovviamente.

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In principio fu il tema del Met Gala 2019, poi venne il red carpet. E il Met Gala 2019 organizzato come sempre dal Metropolitan Museum of Art Costume Institute sarà lo zenit espressivo di una tendenza che sulle passerelle si è vista sempre di più: l’esaltazione del kitsch migliore in chiave più intellettuale che mai. Che ha un nome: camp. Dal 9 maggio all’8 settembre prossimo il camp sarà il protagonista assoluto della mostra più famosa del mondo della moda. Sponsored by Gucci e Alessandro Michele, vale a dire il designer che più di tutti, e con più prestigio di tutti, ha saputo riportare il gusto dell’eccesso ai fasti meravigliosi del suo passato decadentista. Ma cos’è il camp, esattamente, e perché sarà il fulcro deliziosamente esagerato della più celebre imbottitura di vip sotto l’egida di Anna Wintour?

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Piccola lezione di stile intellettuale: il significato di camp è stato consolidato da Susan Sontag nel suo saggio Notes On Camp del 1964, anche se il suo bacino di riferimento culturale era ben lontano dalla storia della moda. Il camp per la Sontag “non è una sensibilità di tipo naturale, se di tali ne esistono. L'essenza del camp, infatti, consiste nell'amore per ciò che è innaturale: l'amore per l'artificiale e per l’esagerato” spiegava la scrittrice e studiosa statunitense. Per Alessandro Michele di Gucci, la definizione data più di 50 anni fa da Susan Sontag “esprime perfettamente quello che il camp significa per me: l’unica abilità di combinare l’arte con la cultura pop”. Visto il recente successo di Gucci Beauty su Instagram, profilo ispirato all’arte con tanto di filtri per le Stories di celeb e persone comuni, l’intuizione sul tema non fa che sottolineare l’anno doratissimo e luminosissimo del camp.

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Nella mostra al Metropolitan Museum verranno esposti 175 pezzi e oggetti tra moda uomo e moda donna, sculture, quadri che abbracceranno dal 17esimo secolo ad oggi. Non mancheranno i riferimenti e le variazioni sul tema OPS che spiegheranno l’aderenza della definizione di camp al mondo delle sottoculture queer a partire dall’800. Le anticipazioni sulla mostra hanno assicurato che saranno presenti creazioni di Thom Browne, Demna Gvasalia, Marc Jacobs, Jean Paul Gaultier, John Galliano, Stephen Jones. E anche pezzi di Thierry Mugler, Rudi Gernreich, dell'indimenticato Franco Moschino, dell'amatissima Miuccia Prada, Elsa Schiaparelli, Viktor & Rolf, Vivienne Westwood, Gianni e Donatella Versace. E di Dapper Dan, grande ispirazione e celebrazione di Alessandro Michele.

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Ironia, parodie, esagerazioni, umorismo tagliente tutti frullati nel mondo della moda, quello spesso accusato di prendersi troppo sul serio. Il Met Gala 2019 avrà il sostegno morale (e iconografico) dei film di John Waters, le interpretazioni di Bette Midler, Patty Duke e Faye Dunaway, la musica di Cher, Elton John, Dolly Parton (celebrata proprio da Michele nella sfilata di Gucci PE 2019 a Parigi), Dusty Springfield o Nicki Minaj tra le più recenti. Senza dimenticare immense dive come Mina, Patty Pravo o Raffaella Carrà. Basta questo namedropping rapido per capire che il tema del Met Gala 2019 innerverà un red carpet esplosivo. A kitsch supreme.

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