Il nuovo negozio Bulgari a Milano è una mappa meneghina di smeraldi, rubini, topazi...

Dal minimalismo magnificente di Villa Necchi Campiglio alle luci sublimanti di Giò Ponti, riapre la boutique-omaggio al design milanese.

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Sento il ticchettìo di slingback in satin impalpabile sul porfido rosso che compone messaggi sublimi(nali) sul travertino bianco. Guardo attraverso un vetro scolpito sul marmo, mentre un giardino d’inverno incornicia installazioni floreali che sono voli andata e ritorno Milano-Tokyo. Accarezzo con le dita i legni vellutati di un tavolo di Paolo Buffa, e con lo sguardo la luce sontuosamente minimalista di un lampadario di Giò Ponti. Mi muovo tra il pavé lucido del Quadrilatero della Moda e i soffitti satinati della boutique-spirito di una delle vie milanesi da cui parte tutto. A Milano Bulgari riapre al pubblico i suoi spazi di via Montenapoleone 2, completamente rinnovati dopo una delicata ristrutturazione. E lo fa portando Milano tutta, in un perimetro di design puro e purista di 2800 metri quadrati. Rivisitata secondo i canoni estetici sviluppati dall’architetto newyorchese Peter Marino, il nuovo store Bulgari a Milano rappresenta e si presenta come un gioco tra innovazione a stelle e strisce, tradizione meneghina e trasgressione a-temporale, a-generazionale.

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A partire dai counter espositivi che, posti al centro degli ambienti, sono liberamente ispirati alle opere di Carlo Scarpa. Mentre gli ingressi dalle porte profilate in breccia di Serravezza rimandano all'atrio della storica boutique Bulgari in via dei Condotti a Roma. Continuando verso la luminosa orangerie di boutique che, tra un mosaico dalle palettedi bandiera” e una installazione floreale d’artista (Azuma Makoto, segnatevi questo nome) ricordano il capolavoro urbano di Villa Necchi Campiglio, la magnifica residenza realizzata da Piero Portaluppi negli anni Trenta. E ancora, le sedute di Ico Parisi s’intrecciano alle librerie di Mangiarotti, le volte che ammirano dall’alto gli accessori Bulgari e le decorazioni a losanga delle pareti che sfiorano le it-bag di maison. Assaggio il gusto di quell’esuberanza sobria, matrice dell’understatement meneghino.

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