A Tokyo Valentino reinventa anche il cherry blossom, che da bianco-rosa diventa rosso

Le metafore stilistiche di Pierpaolo Piccioli sono un inno alla modernità e alle filosofie (dimenticate) del Giappone.

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Straordinariamente questa sera sono caduti petali rossi a Tokyo. Non arrivavano dal cielo, ma da girandole meccaniche volute da Pierpaolo Piccioli (direttore creativo di Valentino) che ha reso l’evento nella capitale giapponese ancora più suggestivo e indimenticabile. Nel magazzino industriale Terrada, uno spazio dagli interni brutalisti in cemento e vicino al porto, ben 90 look della collezione pre-fall si sono distinti per l’energia e l’eleganza che il Direttore Creativo di Valentino e il suo team infondono con tanta naturalezza in ogni creazione.

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A iniziare dal rosso: ipnotico e romantico nelle sue trasparenze, tecnico quando è nylon di seta, artigianale quando è imperfetto nelle sue pieghe e plissé alla wabi sabi (l’imperfezione mai così naturale e studiata). Si arriva perfino a ridare un’altra vita a un abito che, tecnicamente, ricorda l’armatura di un samurai ma addosso è come una nuvola. La bravura sta anche nel non citare il Giappone in maniera accademica. Nessuno dei soliti simboli nipponici è stato usato. Per esempio, i riferimenti più banali come il Monte Fuji, le geishe o le Arajuku girls non compaiono in nome di una ricerca moderna e sofisticata che porta a conoscere aspetti e pensieri dimenticati di quest’isola. Pierpaolo cita il pensiero “Ma”, che non è congiunzione, in Giappone rappresenta un vuoto. Un momento per pensare e vedere le cose con occhi diversi. Ed è anche con questo silenzio che si reinventa l’uso del denim giapponese kurabo, ovvero un tessuto realizzato artigianalmente con tinte speciali. E non vi aspettate il solito jeans sono in arrivo camicie plissé, giubbotti logati e spensierati cappellini maschili di piume. A proposito di innovazione: Pierpaolo Piccioli è riuscito a rendere Couture anche un duvet Moncler. Come? Aggiungendo piume esternamente ma senza bucare il nylon grazie a una tecnica di impressione a caldo.

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E cosa dire dei cappotti e abiti che sono metri e metri di tulle, così fitti e cuciti in maniera tale da sembrare una pelliccia? Vogliamo parlare delle tinture, che in Giappone sono sempre a mano quando si crea un chimono? Pierpaolo ha ripreso dei tessuti fiorati d’archivio e li ha fatti ritingere con l’illusione ottica del nero che sembra verde. E la sperimentazione continua anche nelle maglie 3D create a telaio, seppure sembrino sferruzzate a mano. Tante variazioni per una sola ossessione: la V di Valentino, quella storica, che torna sui giubbotti e sulle borse da donna e da uomo, in metallo dorato e più evidenti che mai. Sono accessori di taglia diversa che non hanno ancora un nome ma sono già riconoscibilissimi. Come diventeranno dei nuovi cult le t-shirt di Izumi Miyazaki, fra cui quella nera con scritta Gravitation.

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Festa quindi meritatissima quella dopo la sfilata. Ovviamente in un’altra location: l’ultimo piano del lussuoso hotel Peninsula. Da Peter (questo il nome dell’esclusiva lounge) la vista da voyeur è a 360 gradi e offre immagini di una metropoli tutta luci, vetro e cemento. Fra Aperol e Campari, bocconcini di filetto morbidi come burro e delizie al cioccolato, scandiva i ritmi la bionda deejay Kitty Cash che ha poi introdotto la poetessa di Instagram, Rupy Kaur. Lei è la sola ad unire glamour e versi, recitazione e audacia con un seguito sui social incredibile. Un’unione di intenti profonda ma leggera, giovane e senza tempo, che ha completato la trasferta del Sol Levante nel più promettente e speranzoso dei modi.

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