La linea di costumi per donne con il corpo deturpato è un manifesto di pura inclusione

"Non si tratta di un semplice indumento, ma di un modo super inclusivo che aiuta a sentirsi più forti e più belle".

Are you ready to embrace your beauty?
Getty ImagesDelmaine Donson

María Luisa Mendiola ha sempre adorato la moda e si è laureata alla celebre Central Saint Martins, ma a suo avviso, come riporta Mic.com, la moda non sembra amare molto le donne deturpate come lei che convivono con forme di cicatrici e traumi fisici. Nel suo caso una brachimetatarsia o ipoplasia metatarsale, il che significa che ha le dita dei piedi ridotte in lunghezza. Due anni fa decide di affrontare la sua inclusività attraverso la moda quando un amico le chiede cosa ci sia di sbagliato nelle dita dei suoi piedi.

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"Mi sentii molto a disagio e subito cambiai discorso", racconta Mendiola in un'intervista. "Ricordo di avere pensato: com'è possibile che all'età di 25 anni io reagisca ancora così quando qualcuno mi chiede dei miei piedi? Mi resi conto che questa domanda sarebbe sempre venuta fuori, non importa quanti anni avessi avuto. Così decisi di fare fruttare i miei studi alla Central Saint Martins per capire come contrastare lo stigma nei confronti delle persone deturpate".

Secondo un'indagine condotta su ragazzi di età compresa tra 7 e 17 anni dalla onlus britannica Changing Faces un giovane con differenze fisiche su 10 ha rivelato di deprimersi per il proprio aspetto e uno su 5 ha confessato di evitare di essere fotografato. Inoltre, uno su 6 evita in generale di stare in mezzo alla gente. Intristita da questi dati Mendiola ha pensato che una linea di costumi per donne normali con fisici segnati da alcuni problemi, unita a una narrazione avvincente, possa aiutare le donne con queste menomazioni a sentirsi più a proprio agio. Indossando dei costumi ad hoc molto probabilmente si sentirebbero parte di una comunità. Così nasce MIGA Swimwear.

Con la raccolta fondi Kickstarter, Mendiola si sta preparando a lanciare la sua prima collezione collaborando con tre sopravvissute a degli incendi. Una di loro, per esempio, ha una cicatrice sul braccio e una sulla gamba destra così María Luisa ha creato per lei un costume intero monospalla con copricostume abbinato. Ogni costume è venduto in una borsa che riporta i dettagli che stanno dietro la deturpazione, "un modo per aiutare le volontarie a superare lo stigma condividendo la loro storia e per aumentare la consapevolezza su cosa significa vivere con parti del corpo sfigurate tra le clienti non sfigurate". I tessuti sono realizzati in nylon riciclato e hanno un SPF pari a 50. I costumi saranno disponibili nelle taglie da XS a 3XL.

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"Le persone deturpate non hanno una propria identità negli Stati Uniti", prosegue Mendiola. "Di solito sono classificate come disabili e questo può essere fuorviante, in quanto non tutte le persone deturpate sono considerate disabili dalla legge". Sì esistono organizzazioni come la Phoenix Society for Burn Survivors e la National Eczema Association, ma effettivamente non esiste un'associazione specifica per loro. Condividere la loro esperienza potrebbe aiutarle a combattere lo stigma e a interiorizzarlo.

"Quando ho iniziato questo progetto al Central Saint Martins, ho avuto l'opportunità di lavorare anche con una donna con paralisi facciale e una affetta da scoliosi. Grazie a loro ho scoperto che non importa che tipo di deturpazione hai, il vissuto è molto simile. Lavorare con un gruppo di persone con deturpazioni diverse ha aiutato tutte, compresa me stessa, a ridurre lo stigma che provavamo nei confronti della nostra deturpazione".

In futuro, Mendiola vuole espandere MIGA Swimwear ad altre categorie merceologiche come il prêt-à-porter femminile e la moda maschile. Per lei non si tratta di semplici indumenti, ma di un modo per sentirsi più forti. "Una delle nostre volontaria di Londra, che non era tornato in piscina dopo una ferita da ustione, è tornata a nuotare dopo avere lavorato insieme, sostenendo che si sentiva orgogliosa e sicura quando indossava il costume da bagno. Un'altra delle nostre volontarie, motivata e rafforzata dalla nostra collaborazione, è diventata una sostenitrice della comunità delle persone sfigurate. In sostanza, il nostro obiettivo è quello di creare un brand per donne sfigurate e insoddisfatte che attraverso la condivisione passano rompere lo stigma e guardarsi in modo diverso e che raccontando la propria storia, possano colmare il loro vuoto", conclude Mendiola.

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