Se la lana dei tessuti Cerruti è così morbida è anche e soprattutto merito di Biella

La rinascita di un lanificio ultracentenario, ora affermata realtà multinazionale, che realizza ancora il 100% dei suoi tessuti a Biella.

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Photo by Jean-Philippe Delberghe on Unsplash

Quando uno dei tessuti più ricchi di storia, più naturale e più resistente alla concorrenza del sintetico incontra un'acqua "speciale" nasce un prodotto di altissima qualità. Questa è la storia della lana biellese, una lana unica che trova la sua peculiarità anche nell'acqua del luogo. E in particolare della lana del Lanificio F.lli Cerruti, uno dei più prestigiosi lanifici del Biellese, l’unico a essere localizzato proprio nel centro di Biella.

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Era il lontano 1881 quando Antonio Cerruti, due fratelli e un cugino, dopo avere fatto esperienza presso il lanificio Piacenza, il lanificio più antico di Biella, fondano l’azienda. Poco più di mezzo secolo dopo, nel 1940, senza perdere di vista il territorio e/o delocalizzare le sue produzioni l'azienda si dà un respiro internazionale grazie a Silvio, figlio di Antonio. Negli anni Cinquanta il lanificio F.lli Cerruti consolida il proprio successo grazie al signor Nino, protagonista del mondo della moda per più di 40 anni che prende le redini dell'azienda 20enne, nel 1951, a causa della prematura morte del padre.

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Dopo avere presentato nel 1957 a Milano la linea Hitman, cinque anni più tardi Nino Cerruti fonda insieme con Osvaldo Testa il marchio Flying Cross. A metà degli anni Sessanta nel Lanificio F.lli Cerruti si avvale della collaborazione di stilisti emergenti tra i quali c'è anche Giorgio Armani. Nel 1967 apre la prima boutique Cerruti 1881 in Place de la Madeleine a Parigi. Negli anni Settanta crea la prima giacca decostruita, stabilisce accordi di licenza in Giappone e USA, lancia anche la linea donna e il primo, fortunatissimo, profumo maschile del brand.

Negli anni Ottanta crea anche una linea di sportswear dedicata al tennis e allo sci e disegna alcuni abiti per Michael Douglas sia per Il gioiello del Nilo, sia per Wall Street, sia per Attrazione fatale. Nel 1990 crea gli abiti per Richard Gere per Pretty Woman, nel 1993 per Robert Redford per Proposta indecente. Nel 1994 viene nominato designer ufficiale della squadra di Formula 1 della Ferrari finché nel 2001 Cerruti Holding vende il marchio Cerruti 1881 per concentrarsi sul Lanificio F.lli Cerruti dove Nino Cerruti lavora tutt'oggi in veste di presidente.

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A quasi 140 anni dalla nascita oggi il lanificio piemontese, pur avendo come azionista di riferimento il fondo Njord Partners, che ha acquisito l'80% dell'azienda lo scorso luglio, ed essendosi trasformato in una realtà multinazionale che vende in più di 100 Paesi, realizza ancora il 100% dei suoi tessuti a Biella. "Ho passato gli ultimi 16 anni negli Stati Uniti lavorando per svariati marchi di moda. A farmi tornare in patria è stata una proposta cui non potevo dire di no, ovvero avere l'onore di prendere le redini del Gruppo F.lli Cerruti. Partiamo da una base solida, sarà una rinascita», spiega Paolo Torello Viera, nominato lo scorso agosto AD del Lanificio F.lli Cerruti, alla conferenza La Cucina d’Autore incontra il Tessile di Lusso tenutasi a Biella il 19 gennaio 2019 per annunciare che il lanificio piemontese in collaborazione con Filrus accompagnerà, sosterrà e vestirà il 29 e il 30 gennaio 2019 il Team Italia del Bocuse d’Or capitanato da Enrico Crippa, 3 stelle Michelin.

In questo lanificio il ciclo è completo ovvero si parte dalla materia prima, la lana lavata, proveniente dall'Australia, fino al tessuto. La differenza principale tra la lana e cachmere è che nel primo caso le capre vengono tosate, nel secondo spazzolate. "Una volta giunta al lanificio il top, ovvero la lana lavata che ha circa 90/100mila fibre per sezione, deve essere trasformato, attraverso appositi macchinari, in un nastro di lana che deve diventare sempre più uniforme e regolare riducendo le fibre a 100, 60, 50 o 25 per sezione. Inoltre dobbiamo anche riuscire a conservare un numero costante di fibre per sezione in modo che il filato sia denso e compatto come una barra di ferro. Non lo sarà mai perché è non è un filato sintetico, ma naturale, ma dovrà avere il minor numero possibile di irregolarità. Meno irregolarità ha un filato più è bello e pregiato. Per conoscere, invece, le proprietà del filato e capire se possiamo tesserlo abbiamo due parametri: la tenacità e la resistenza", spiega Trimcev Dritan, Responsabile del Laboratorio Tecnologico del Lanificio F.lli Cerruti.

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"Al Lanificio F.lli Cerruti usiamo lane superfini che hanno finezze medie che si aggirano dai 13 micron e mezzo ai 20 micron e mezzo (i capelli misurano circa 60/80 micron, ndr). La maggior parte della lana che utilizziamo, che arriva dalla Tasmania, misura circa 17 micron e mezzo. Un ottimo tessuto si ottiene dalla lana, dalla lavorazione e dall'acqua che c'è nel Biellese, un'acqua molto dolce, 25/30 ppm contro i 240 ppm dell'acqua, per esempio, di Milano o di Parigi. Noi utilizziamo per l'80% lana, per il 10% cachmere e per il restante 10% altre fibre come il lino, la canapa, la viscosa, il cotone, il poliestere ed elastomeri come la Lycra", prosegue Dritan.

"Abbiamo un laboratorio dove testiamo i filati e i tessuti. I test in questione sono, per esempio, quelli sull'altezza, sulla finezza, sulla qualità del lavaggio, sulla tenacia e sulla pelosità. Sui tessuti facciamo test sull'altezza e sul peso che vengono riportati su una scheda tecnica accessibile ai nostri rappresentanti e che i nostri clienti possono richiedere. Controlliamo poi parametri quali la resistenza, che per un abito da uomo deve superare i 20 kg sia in direzione trama sia in direzione catena, lo scorrimento delle cuciture, la lacerazione, l'usura, la prova delle pieghe, il curling (quando il tessuto "fa le orecchie" o si arriccia a causa dell'umidità, ndr), il bubbling (quando sul tessuto bagnato si forma un effetto "buccia d'arancia", ndr), il fast, cioè il test di confezionabilità e indossabilità, e il trst dell'angolo di pressatura o di stiratura. Interveniamo quando questi parametri non sono ottimali. Quando i tessuti non sono a norma vanno dichiarati al cliente che decide, in base alle proprie esigenze se acquistarli o meno", conclude Dritan. Gli altri tessuti, quelli perfetti, sono quelli che invece arrivano nei laboratori e nelle botteghe dei confezionisti e dei sarti dei grandi nomi della moda.

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