La notizia della morte di Karl Lagerfeld non era del tutto inaspettata per gli addetti ai lavori. Ma si è diffusa di pari passo con il dispiacere di coloro che lo avevano apprezzato come creativo e come personaggio ormai riconoscibile fra mille, anche per chi di moda non è esattamente un esperto. Una volta assorbito l’impatto della commozione, una delle domande che i suoi ammiratori hanno cominciato a porsi è stata: “… e la gatta Choupette?”. E già, che fine farà la gatta bianca di razza birmana adorata dallo stilista 85enne, tanto che l’avrebbe sposata – lo ha detto più volte – se fosse stato legale? Che lo stilista, la cui salute non era delle migliori da un po’, avrebbe provveduto per lei in modo più che decoroso si sapeva: diceva sempre che Choupette era una influencer e testimonial pubblicitaria per cui si era guadagnata i suoi soldini e lui non li aveva mai toccati. Al momento è stato reso noto infatti che il “tutore” che se ne prenderà cura da ora in poi, ma di cui si ignora ancora il nome, gestirà in più anche una grossa fetta del patrimonio di Kaiser Karl Lagerfeld con chissà quante condizioni che non faccia mancare alla micia tutte le comodità a cui è abituata.

Lagerfeld doveva solo ospitare Choupette mentre il padrone era in vacanza: non gliel'ha resa più

Choupette oggi ha 8 anni: come vuole la leggenda, lo stilista francese Baptiste Giabiconi l’aveva adottata da cucciola nell’estate del 2011 e l’aveva lasciata a casa di Karl Lagerfeld a Natale per fare una vacanza. Al suo ritorno Karl, ormai perdutamente cotto di lei, non aveva nessuna intenzione di restituirla e Giabiconi aveva finito per regalargliela.

Cosa ne sarà dell’eredità quando Choupette, vittima della troppo breve vita dei gatti, raggiungerà il padrone non si sa ancora, così come sono ignoti gli altri nomi presenti nel testamento. Ma è un problema che ci porremo in seguito. Lasciare tutto al proprio animale domestico è ormai un’abitudine di molte celebrità, lanciata nel 1991 dalla milionaria contessa tedesca Karlotta Liebenstein che scatenò stupore (postumo) quando all’apertura del suo testamento risultò come erede universale il suo pastore tedesco Gunther III. Per la cronaca, il cane è poi morto un mese dopo la padrona e tutto è passato al suo successore in pedigree, l'inconsapevole Gunther IV, e poi un Gunther V che ancora gira in limousine e viene nutrito a caviale convinto forse che ogni cane viva così. Nel frattempo, prima della morte di Karl Lagerfeld un altro stilista ha preso esempio dalla contessa e ha provveduto ai propri cani prima di togliersi la vita, nel 2010.

Per Alexander McQueen l'unica preoccupazione era il futuro dei suoi cani

È Alexander McQueen, che ha lasciato la maggior parte della sua eredità alla sua fondazione benefica Sarabande, che elargisce borse di studio a giovani talenti, ma ha specificato nelle volontà che alle sue due governanti spettavano 50 mila sterline a testa, circa 60 mila euro, per prendersi cura dei sui cani.

Lasciando da parte gli animali, le eredità dei grandi nomi della moda sono spesso accompagnate da esiti stravaganti, o per lo meno non banali, e affascinanti come lo stile di vita che hanno condotto i loro ex proprietari, diventando un’estensione della loro biografia. Quando il 1 giugno del 2008 Yves Saint Laurent è morto a Parigi, l’asta che ha messo in vendita i suoi beni favolosi è diventata leggenda. Poco meno di un anno dopo, infatti, Christie's ha messo all’incanto, al Grand Palais, 733 oggetti meravigliosi che Saint Laurent aveva iniziato a collezionare negli anni 50 con il suo compagno Pierre Bergé e che comprendevano opere di Picasso e Matisse, antichità egizie, pezzi rari di art decò e molto altro. A chi chiedeva a Bergé, che curò l’asta nei minimi dettagli, se non gli si spezzava il cuore a privarsi di tutti quei ricordi del suo amore con lo stilista, lui rispondeva che tutte quelle cose non avevano più senso da quando non c’era più Yves, e piuttosto che farle finire in un museo era meglio usarle per fare del bene.

"Che me ne faccio di tutte queste cose preziose, se il mio Yves non c'è più?"

Il ricavato dell’asta, che conobbe anche qualche ostacolo, come quando il governo cinese ha chiesto la restituzione di alcune statue di bronzo di valore archeologico, ammontò a 342,5 milioni di euro ed è stato destinato alla ricerca sull'AIDS. Le statue di bronzo, comunque, le ha poi acquistate François Pinault che le ha donate al popolo cinese.

In molti si chiedono ancora cosa ne è stato dell’eredità di Coco Chanel, morta serenamente in casa sua a 87 anni il 10 gennaio del 1971, dopo una passeggiata con un’amica. In verità la stilista, che non aveva figli, deteneva già da tempo solo il 1o% della sua monumentale maison, mentre il 20 percento era di proprietà del suo amico Théophile Bader e il restante 70 del finanziere Pierre Wertheimer, al quale madame aveva affidato tutto quando i conti si erano fatti troppo complicati per una donna geniale e di gran gusto per genetica, ma che aveva ricevuto un’istruzione modesta prima di diventare una sartina e stiratrice da ragazza. Quando Coco morì, gran parte dei suoi beni immobiliari passarono a un nipote che viveva in Svizzera, e alle sue due figlie. Ma il suo denaro, custodito in Liechtenstein da uno studio di avvocati, è stato specificatamente destinato nel testamento alla beneficenza, cosa che ha solo confermato la grandezza di Coco Chanel. Agli esecutori testamentari era stata infatti data disposizione di versare i fondi a persone meritevoli ma bisognose che avevano lavorato per lei, e di usare il resto come borse di studio per giovani talenti dell’arte. Le cose non andarono lisce nemmeno in questo caso perché le volontà erano troppo vaghe su come distribuire il tutto, ma alla fine gli avvocati se la cavarono.

Un’eredità che suscitò commenti stupiti è stata anche quella di Gianni Versace. Nel 1997 quando il mitomane Andrew Cunanan ha messo fine alla sua vita con un colpo di pistola a Miami, fece scalpore il testamento dello stilista calabrese che citava come erede principale la nipotina Allegra Beck, allora appena undicenne, con la quale aveva un rapporto affettuosissimo. Poco prima di essere assassinato Versace aveva sconfitto un cancro, per cui avendo assaggiato il senso effimero della sua esistenza aveva disposto con molta precisione dei suoi beni. La figlia di sua sorella Donatella e del modello Paul Beck la chiamava “my little princess”, la considerava come se fosse figlia sua e l’aveva indicata più volte come il futuro dell’azienda della medusa, e per questo le lasciò il 50 percento delle azioni.

Per Versace la nipotina Allegra era più di una figlia, era "my little princesse"

Ovviamente aveva pensato anche al proprio compagno, Antonio D’Amico, e al figlio minore di Donatella, Daniel, a cui è andata una buona quota della sua collezione di opere d’arte. Allegra Beck è entrata in possesso dell’eredità nel 2004, quando ha compiuto 18 anni con una grande festa all’Alcatraz di Milano. Al party c’erano anche le figlie di Sting, Kate e Pauline, che a detta del padre, alla sua morte non erediteranno nulla perché devono sudarsi il successo come ha fatto lui. Ma è un po’ presto per parlarne ora, e chissà quante volte l’ex cantante dei The Police potrebbe cambiare idea, da qui a quando arriverà il suo momento.