Come nasce una borsa di Hermès, la mostra a Roma racconta l'incanto

All'Ara Pacis dal 16 marzo va in scena un sogno: foulard, borse, accessori e porcellana d'autore per il più grande sogno couture.

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Il dna è una dolce ossessione per Hermès visto che ogni cosa che crea è realizzata con massima cura e il massimo impegno per una resa che è sempre pura grazia. Ogni prodotto deve essere “di famiglia” e in quanto tale, il tempo, le materie prime di grande qualità, gli strumenti, le emozioni e mani esperte sono fondamentali per realizzare quelli che sono spesso dei veri e propri oggetti di culto, dalle Kelly di Hermès ai Carré, dagli orologi alle cinture. Dietro ogni finitura, c'è un inizio, una prodezza tecnica, un lungo apprendistato e una perseveranza costante. Dietro ogni minimo dettaglio c'è un essere umano con i suoi occhi precisi e il suo amore per il lavoro d'autore. Nel segreto degli ateliers Hermès, les artisans lavorano per dar vita agli oggetti e potrete rendervene conto anche voi andando a Roma dove, fino al 16 marzo prossimo, in quella suggestiva cornice che è l'Ara Pacis, viene ospitato Dietro le quinte, l'edizione 2019 del Festival itinerante dei savoir-faire creato otto anni fa, un incontro speciale proprio con quelle persone che rendono grande nel mondo il nome della maison francese.

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Osservare da vicino tutti i passaggi che portano alla nascita di una Kelly o di una Birkin, come di uno dei celebri foulard carré di Hermès o delle cravatte, senza dimenticare le cinture, le selle, gli orologi e quant'altro, è un'occasione unica per scoprire come si trasforma una materia, come prende forma un oggetto. Una maniera per riscoprire (nel caso non lo aveste ancora fatto), il valore da dare al tempo all'insegna del buon gusto e della qualità, scelte assai rare di questi tempi.

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Da non perdere, “le maroquinier”, il creatore o la creatrice di una delle celebri borse di Hermès che però, su quel banco di lavoro, non è ovviamente ancora una borsa, ma un puzzle che il pellettiere si appresta a cucire e ad assemblare. La pazienza e la precisione sono le sue doti principali. Eccolo che taglia una certa quantità di filo di lino, lo riveste con cera d'api e poi, dopo aver fissato un ago alle due estremità del filo, comincia una vera e propria danza, a braccia alzate, come se fosse un direttore d'orchestra. In tutto questo, voi siete lì vicino a lei o a lui a seguire in che maniera guida gli aghi sui due lati del cuoio, “la carne e il fiore” come vengono chiamati, fino ad arrivare al punto incrociato che garantisce alla futura borsa una resistenza incomparabile. Ogni maestro artigiano riconosce la propria borsa e vi si affeziona come fosse un figlio, perché impiega anche venti giorni per realizzarla, dalla mattina alla sera. Il momento della separazione è sempre doloroso, ci spiega una di loro, ma poi ci si abitua. Come i figli, anche le borse possono tornare: per essere riparate e rimesse a nuovo, ma a quel punto, l'affetto ricomincia di nuovo.

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Molto affascinante è anche seguire il lavoro de “l'imprimer sur soie”, lo stampatore su seta che lavora secondo la tecnica detta “a quadro piano” o a “quadro alla lionese”, perché sviluppata a Lione negli anni Trenta. Su un rullo immacolato di twill di seta, teso da un capo all'altro sul tavolo di stampa, l'artigiano stampatore posa un telaio in acciaio ricoperto da una garza, vi fa colare un primo colore e lo stende con l'aiuto di una racla in caucciù. Quando appare il disegno finale, non resta altro che asciugarlo, fissarlo, lavarlo e poi confezionare i carré. Quei foulards assomigliano a dei quadri e sono delle vere e proprie icone. Se ve ne regalano uno, sarà per sempre, altro che i diamanti.

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Spazio (anche) agli uomini. Tutti coloro che andranno all'Ara Pacis, ma non soltanto loro, resteranno affascinati dal modo in cui un artigiano riesce a realizzare una delle celebri cravatte che si riconoscono, oltre che dai colori e dai disegni particolari, dalla sensazione che danno al tatto. Composta da una pala, da un codino e dalle rispettive fodere, la cravatta Hermès è dotata di una controfodera in lana e cotone inserita all'interno. La cucitura con un unico filo le rende speciali, conferendole la mano e la vestibilità che l'hanno resa celebre.

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Prima di andare via, l'emozione più grande – dopo aver provato la realtà virtuale di un filmato che vi farà scoprire i segreti dei maestri artigiani della cristalleria Saint-Louis, maison fondata nel 1586 e acquisita da Hermès nel 1989 – regalatevi qualche minuto dal peintre sur porcelaine. Tutte le porcellane della maison vengono realizzate nei pressi di Limoges e alcuni pezzi d'eccezione, come tutti quelli che saranno realizzati a Roma, sono dipinti a mano con una precisione estrema. Dopo aver preparato i colori, il pittore utilizza dei pennelli fini in pelo di martora per dipingere e un pennino più rigido per la realizzazione dei profili che delimitano i contorni del disegno. Dal corretto dosaggio dei pigmenti e dalla capacità di controllo delle varie cotture dipenderà poi la brillantezza dei colori, che una volta stesi, andranno ad integrarsi nel corso di una serie di cotture a 800 gradi centigradi ripetuti anche sette volte. Tornare alla realtà non sarà semplice, ma dopo una visita del genere, sarete molto felici di aver potuto sognare ad occhi aperti.

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