La mostra da vedere per chi ama Karl Lagerfeld (e quello che ha lasciato alla moda)

L'eredità che Kaiser Karl lascia a tutti noi è in mostra a Zurigo con il cuore vivo e pulsante dell'ampio orizzonte artistico toccato dal suo temperamento artistico

Karl Lagerfeld, Nicole Kidman, fotografia colorata, rosa
Karl Lagerfeld, Nicole Kidman, c. 1997 (colored contact print) © Karl Lagerfeld, Courtesy Galerie Gmurzynska

« Quello che mi piace delle fotografie è che catturano un momento che è finito per sempre, impossibile da riprodurre » - Karl Lagerfeld

Quello che mi piace di Karl Lagerfeld è che ha saputo catturare questi momenti, insieme a molto che resta impossibile da riprodurre, con lo stesso approccio creativo, eclettico e anticonvenzionale, con il quale è diventato una leggenda. Molto prima della sua scomparsa. Superando critiche e insuccessi con il duro lavoro, mai privo di gioia e ironia. Rendendo le sue passioni moda e le ossessioni puro stile, con una 'maschera' da rockstar gentile, forse solo da uomo d'altri tempi. Capacissimo di abbracciare il presente con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Vivace, inesorabile, rivoluzionario, per chi ha beneficiato del generoso sostegno dell'iconico couturier e del vasto orizzonte d'interessi dell'artista, versatile e appassionato. Lo stesso temperamento entusiasta e inarrestabile che lo spinge a sperimentare diverse tecniche fotografiche per dare nuove prospettive al suo stile di vita. Al mondo ricco e vivace che Lagerfeld fotografa per lavoro e per piacere nell'ultimo ventennio, in mostra nella Galerie Gmurzynska di Zurigo con Homageto Karl Lagerfeld. 30Years of Photography (fino al 15 maggio 2019).

Homageto Karl Lagerfeld. 30Years of Photography, Galerie Gmurzynska di Zurigo
Courtesy Galerie Gmurzynska

La retrospettiva raccoglie l'eredità fotografica di Lagerfeld. Non quella destinata in parte alla sua amata gatta birmana (sacra) Choupette, ma quella che resta a tutti noi. Il cuore vivo e pulsante del suo ampio orizzonte artistico, abile a destreggiarsi con differenti universi estetici. Esposto dalla galleria di Krystyna Gmurzynska e Mathias Rastorfer sin dal 1996. Sostenuto in tutto il mondo, con il viaggio di stile di giovani veneri e moderni odissei, proporzioni sghembe e visioni sovversive. Portato in mostra dalla Cappella Palatina di Palazzo Pitti alla Pinacoteca di Parigi. Pubblicato nelle pagine di diversi libri, compreso l'ultimo che accompagna questa retrospettiva, insieme al rapporto, intimo e personale, tra Lagerfeld e galleristi.

Karl Lagerfeld, Torre Eiffel, 2010 (Getto d’inchiostro su Hahnemühle)
© Karl Lagerfeld, Courtesy Galerie Gmurzynska
Karl Lagerfeld, Ryan Gosling, 2002 (Black and white Photograph printed on Lyson paper mounted on hardboard)
© Karl Lagerfeld, Courtesy Galerie Gmurzynska

La selezione di opere guarda il suo mondo con tutte le sfumature del bianco e nero, pronto a far fatto luce su quelle oscure, di veneri nere come Naomi Campbell, attori da Oscar come Benicio del Toro (ma anche il promettente Ryan Gosling), o le architetture parigine, senza risparmiare la sublime sinfonia d'acciaio della torre Eiffel.

La stessa sensibilità che ha realizzato gli abiti 'nudi' di Chloé ispirandosi ai vestiti indossati dagli studenti nel Quartiere Latino parigino, o dietro le sue pubblicità fotografate da Helmut Newton, lo ha spinto a sperimentare con il colore. Ritoccato a mano sui costumi del Triadic Ballet di Oskar Schlemmer e in omaggio a Lyonel Feininger, con lo stesso audace entusiasmo, con il quale Lagerfeld sperimenta dagherrotipia, platinotipia, resinotipia, serigrafia, Polaroid transfer e stampa digitale. Mezzi per scovare altre prospettive di moda e paesaggi, atmosfere e ritratti. Compresi i suoi.

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Il suo sguardo acuto, tanto spalancato sul presente da esaltare l'anima italiana di Fendi e quella senza tempo di Coco Chanel, rendendo il suo atelier il laboratorio più innovativo della moda, sa guardare anche il mondo 'in rosa'. Sfumature pink diamond infuse per donne come Nicole Kidman, già abbracciata da Lagerfeld con gli strati di chiffon rosa degli abiti realizzati per lo spot di CHANEL N°5, diretto nel 2004 da Baz Luhrmann, o l'acquarello realizzato e donato a entrambi.

Alla sua versione di via col vento, nella quale travolge anche il corso della storia, facendo interpretare i ruoli dei protagonisti bianchi ai modelli neri. Stili diversi? Solo l'espressione della complessa personalità e del talento eclettico di Karl Lagerfeld. Più colto di certi professori, stroppo enigmatico anche per chi lo venera, ma sempre all'avanguardia.

Karl Lagerfeld, Homage to Lyonel Feininger. "Die Drei und der rote Pfosten’’, 1996 (Unique pigmented original print after the procedure developed by Alphonse Poitevin)
© Karl Lagerfeld, Courtesy Galerie Gmurzynska

Lagerfeld ha provato anche a portare a tutti l'anima delle sue collezioni haute couture e prêt-à porter, firmando la prima in edizione limitata della griffe di moda svedese low-cost H&M (esaurita in due giorni, realizzata con un numero di capi troppo esiguo), chissà che non ci riesca con l'eredità che ha lasciato a tutti noi. Il coraggio di osare senza guardarsi mai dietro, a prova di critiche e insuccessi. Guardare sempre avanti, con tanto impegno, senza mai perdere gioia e passione.

« L’elitismo di massa, che è stato a lungo il mio sogno, è il futuro della modernità » - Karl Lagerfeld

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