La bellezza della diversità in passerella in una mostra commovente

Quando la moda porta al Museo le sfide che lancia agli ideali di corpo, bellezza, cultura e identità che non ci rappresentano, la bellezza della diversità rischia di liberarci da parecchi ostacoli e qualche insicurezza

all-transgender, Amos Mac
Valentijn De Hingh and Hari Nef. Photographed for the historic all-transgender campaign for & Other Stories. Shot in Stockholm, Sweden in June 2015 © Amos Mac

Ambigua. Fragile. Irregolare. Originale. Sfuggente. Volubile. La bellezza è imperfetta e troppo irrazionale da imbrigliare nei cliché. Il mio fascino fuori standard lo sa bene, probabilmente anche il vostro, ma la moda che valorizza la diversità, rischia di liberarci da parecchi ostacoli e qualche insicurezza. L'universo fashion, sempre più inclusivo, in passerella e nei servizi che lo portano ovunque, ha il potere di cambiare il modo di guardarci e lasciarci guardare. Quando la moda porta al Museo le sfide che lancia agli ideali di corpo, bellezza, cultura e identità che non ci rappresentano, sono le riflessioni sulle dinamiche del contemporaneo a diventare ancora più interessanti. Perché toccano l'esistenza di tutti e la diversità del tessuto quotidiano. Body Beautiful: Diversity on the Catwalk, in mostra alla National Museums Scotland di Edimburgo (23 maggio – 20 ottobre 2019) nasce con questo proposito, esplorando la portata del cambiamento in atto nella mondo della moda, con i suoi protagonisti più sovversivi e regine di stile (e provocazione) come Vivienne Westwood e la little person Sinéad Burke.

Sinead Burke wearing a custom Burberry trench coat. Photographed by Tim Walker for BoF
© Tim Walker

105 centimetri di eleganza impegnata, ad educare i bambini come insegnante e gli adulti inconsapevoli come avvocato, editore di Vogue, influencer, amante della moda e attivista, al punto da fondare Inclusive Fashion and Design Collective, per finanziare progetti di design per disabili. Una piccola grande donna, diventata anche modella per l'obiettivo di Tim Walker, con il trench Burberry che il fotografo britannico le ha ritagliato letteralmente addosso, nello scatto scelto come copertina di una rivista come The Business of Fashion.

Il realtà, Sinéad Burke ha un guardaroba completo adattato alle sua statura da Burberry, insieme a diversi capi firmati da Gucci, Prada, Ferragamo o Christopher Kane. Moda che la rappresenta, conquistata con coraggio e determinazione, arrivando al cuore dell'impero di fashion e design per scuoterne le fondamenta dall'interno, presente in mostra anche con un capo di Christopher Kane. Il suo curriculum è molto più ricco di mete raggiunte, ostacoli superati e #designforall, ai quali questa mostra unica nel suo genere, aggiunge anche la realizzazione del primo manichino di una piccola persona.

Con le formici brandite come una scettro e la manica del trench per corona, Sinéad Burke e tutto quello che rappresenta, ci ricorda la ricchezza della diversità e come ognuno di noi ha il potere di fare la differenza. Citando l'attivista e femminista americana Angela Davis, come fa Sinéad Burke nell'intervista rilasciata ad Antonio Mancinelli per Marie Claire «Non dobbiamo più accettare le cose che non si possono cambiare. Dobbiamo cambiare le cose che non possiamo accettare».

Chromat model Denise Bidot walks the Chromat SS15 Formula 15 Runway Show on September 4, 2014 in New York City. Photo: JP Yim
© JP Yim / Chromat

Somali-American model, Halima Aden, was the first Muslim woman to wear a hijab on the international high fashion catwalk. Wears a look from the Max Mara Autumn Winter 2017 collection
© Pixelformula/Sipa/REX/Shutterstock/Max Mara

È il cambiamento a interessare alla mostra curata da Georgina Ripley (Senior Curator, Modern and Contemporary Fashion and Textiles), lavorando a stretto contatto con la campagna del Diversity Network e la sua sfida agli ideali di corpo & fashion irraggiungibili e irresponsabili, con il sostegno del College of Art di Edimburgo.

Tutto è puntato sulla portata del cambiamento, indossato da Halima Aden sfilando in cappotto cammello Max Mara e hijab, dalla modella con la sindrome di Down Madeline Stuart, con tutto quello che indossa. L'evoluzione di diversità fatta design da Chromat, disegna bustier per la modella curvy Denise Bidot, o quello che non nasconde niente per il ritorno in passerella di Lauren Wasser dopo l'amputazione, con una gamba protesica, d'oro come la medaglia che meriterebbe la sua rinascita.

Model Josh Quinton wears a look from the Pam Hogg Spring Summer 2018 collection. Pam Hogg show, Runway, London Fashion Week, UK - 15 Sep 2017
© WWD/REX/Shutterstock

A model wearing a look from the Indian designer Ashish Gupta for Spring Summer 2017 collection "Bollywood Bloodbath". Runway, Spring Summer 2017, London Fashion Week, UK - 19 Sep 2016
© PIXELFORMULA/SIPA/REX/Shutterstock

Nuovi approcci a età, taglia, genere, sessualità, razza e disabilità, capaci di scuotere (e emozionare fino alle lacrime) ogni nostra piccola insicurezza, arricchiscono il percorso espositivo, insieme alle modelle di tutte le forme di Jean Paul Gaultier, i modelli su sedia a rotelle di Antonio Urzi, le passerelle fotografate da Chris Moore e le testimonianze di editori, influencer ed esperti del settore.

Ci sono i modelli di colore della collezione Primavera 2015 di Ashish (Gupta) e di quella 2017 che celebra la cultura indiana, come parte integrante di quella britannica. Vivienne Westwood disegna un look audace anche per l'attore RJ Mitte. Celebre per il ruolo del figlio disabile di Walter White nella serie Breaking Bad, quanto per come il ruolo e il successo lo hanno aiutato a vivere meglio la sua reale disabilità (una lieve forma di paralisi cerebrale). La moda può fare altrettanto e questa mostra ha intenzione di mostrarlo a tutti, per capire dove siamo e dove possiamo spingerci con la ricchezza della diversità.

Model line-up wearing slogan t-shirts ahead of Simply Be’s AW17 Curve Catwalk, celebrating fashion for all sizes on the eve of London Fashion Week, 2017
© Simply Be Curve Catwalk AW17
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