L’Haute Couture di Dior: una sfilata da premiare

Maria Grazia Chiuri porta la rivoluzione in Avenue Montaigne. E il grigio Dior diventa un evanescente e sognante nero.

image
Andrea AdrianiImaxtree

Se la notizia del giorno è stata la consegna della Légion d’Honneur a Maria Grazia Chiuri, la vera sorpresa della collezione è stato l’allestimento oltre che la concezione stessa della sfilata.

Dopo le stagioni al Musée Rodin, Dior è tornato a sfilare nei suoi atelier e cioè al 30 di avenue Montaigne in quella sede che dal 1946 si riconosce per il suo grigio fine e impalpabile e così Dior (tanto che c’è anche un profumo a lui dedicato, il Gris Montaigne). Con l’audacia che la caratterizza Maria Grazia Chiuri ha chiamato Penny Slinger per rendere quel grigio, più romantico, sognante e moderno. Fin dal pian terreno l’albero della vita, presente in ogni sfilata di Haute Couture di Maria Grazia, si palesava nell’antro delle scale. I soffitti non erano più bianchi ma anneriti da nuvole e immagini surreali. E le pareti erano tappezzate di foto e visioni alchemiche e surreali dell’artista angloamericana.

Carlo Scarpato/Imaxtree.comImaxtree

“Penso che il grigio trasmetta maturità ed esperienza” disse Christian Dior e mai come questa volta Maria Grazia stupisce per la modernità intrinseca e di pensiero che pone in ogni abito. Maria Grazia ha infatti rivisto la mostra newyorkese del 1944 “Are Clothes Modern” in cui Bernard Rudofsky profetizzava che la donna moderna non ha bisogno di essere la tela del pittore perché il suo corpo è la migliore espressione di se stessa”.
Per questo Maria Grazia non ha esitato a unire ogni possibile forma e ricamo e applicazione arrivando a dare un’altra mano a tessuti una volta considerati classici. Perché come disse Rudofsky “Un vestito è un pezzo di effimera architettura, disegnato per enfatizzare le proporzioni del corpo femminile. Non abbiamo bisogno di un nuovo modo di costruire ma abbiamo bisogno di nuova vita”.

E con il sottofondo musicale delle quatto stagioni di Vivaldi, ma reinterpretate da Max Richter, pepli e tuniche come abiti da gran ballo (come quello dato a Palazzo Labia), Maria Grazia Chiuri ha emozionato per la sua visione in cui anche chi non ama il nero può apprezzare il vero spirito della Haute Couture.

Andrea AdrianiImaxtree
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Fashion News