Questo abito è il Compasso d’Oro dell’Haute Couture

In esclusiva a Marieclaire.it il video savoir-faire che svela cosa c'è sotto un intreccio in pelle glossata e piume smeraldo di un abito Dior Autunno Inverno 2019 2020.

Il primo a parlarne è stato Vitruvio, intorno al 1 secolo avanti Cristo, tra le pagine di quello che è poi diventato il fondamento dell'architettura occidentale, il De architectura. L’avanguardista romano descriveva le cariatidi come le donne su cui pesava la responsabilità dei popoli, tanto da trasformarle in statue-sostenitrici, colonne-imperturbabili, che sotto i tetti di edifici storici scrutavano il mondo. Scrutare il mondo è anche quello a cui si dedica l’arte e, quindi, la moda. C’è chi lo fa scrivendo manifesti della couture-politik attraverso t-shirt dai lettering engagé, chi immaginando armadi del futuro (prossimo) completamente ecosostenibili, chi sfiorando il corpo delle donne, non solo attraverso metri di crêpe di seta ma celebrandone la storia, la forza, l’audacia.

Vestite di nastri in pelle intrecciati su fogli di organza impalpabile, arabesque glossati su jacquard opachi, le donne di Maria Grazia Chiuri per la sfilata di Dior Haute Couture Autunno Inverno 2019 2020 sono cariatidi moderne, che più che all’Antica Roma si rifanno al genio in 16:9 di Agnès Varda e le sue Dites Cariatides, semi dee erranti tra le rue di Parigi invocando i versi di Baudelaire.

Non hanno bisogno delle tavolozze né delle tele dei pittori, le donne dell’oggi. Perché, per ammirare veramente e manifestare esteriormente la loro bellezza, hanno già il linguaggio del corpo che parla per loro. Le riflessioni dell’architetto Bernard Rudofsky, esposte al MoMA nel 1944 con la mostra Are Clothes Modern?, sono parafrasate in passerella dalla creative director di Maison, attraverso i look di una collezione che s’interroga sulla funzione dell’abito, su come sia chiamato a vestire corpi sempre diversi, dotati di un’identità propria.

Corpo, abito e habitat, è questo il refrain su cui si muove l’intera sfilata Haute Couture di Dior. Che concepisce ogni abito come fosse un edificio, impassibile di fronte alla paura di mostrare la sua impalcatura. Metafora che si concretizza alla fine dello show, quando una ricostruzione dell’Hôtel particulier di Christian Dior, in versione casa delle bambole realizzata dall’artista femminista Penny Slinger, si rivela ai nostri occhi, aprendosi. Letteralmente. (Di)Mostrando che anche dentro una petite maison dorée ci possono essere fondamenta salde come colonne vitruviane. Per scrutare il mondo.

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