ITS a Trieste: vince il futuro, ma guardando al passato. E nasce Arcademy

La manifestazione che promuove i giovani talenti della moda quest'anno ha una sorpresa: il progetto di un luogo dove scambiare idee e diffondere bellezza.

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Courtesy ITS Press Office

Diciotto anni sono tanti o meno per iniziare a storicizzare un discorso di moda? Lavorare sugli archivi può servire a dare combustibile a nuove evoluzioni della creatività? Quant'è giusto trattenere il passato senza dare la sensazione di conservarlo?E più in generale, nel campo dell'espressività, il passato è una risorsa o rischia di trasformarsi in una zavorra? Di questi e altri argomenti abbiamo chiacchierato a lungo con Barbara Franchin, (nella foto qui sopra) che nel 2002 ha ideato e fondato, con coraggio, pervicacia e visionarietà ITS, l'International Talent Support aTrieste:un concorso che è anche una piattaforma destinata a scoprire giovani designer, alcuni dei quali (uno su tutti, Demna Gvasalia, oggi direttore creativo di Vetements e di Balenciaga) sono divenuti protagonisti del fashion system.

L'edizione2019 ha visto il28enne cinese Daoyuan Ding vincere l'ITS Award offerto da Allianz, in partnership con Pitti Immagine; l'australiana Annaliese Griffith-Jones, che si è aggiudicata il Premio OTB, attribuito dal giurato - ma anche partner da sempre del concorso - Renzo Rosso, con il suo gruppo cui fa capo anche Diesel; Rafael Kouto (lo SportAward); Corrina Goutos (Its Sustainability Award); Moon Hussain (Premio della Camera Nazionale della Moda Italiana) e Jiaen Cai (ItsFashion@Work by Illy Award). Ma quest'anno Barbara Franchin ha fatto anche un altro importante annuncio: la nascita di Arcademy.

Una creazione di Daoyuan Ding, vincitore del Premio ITS Award offerto da Allianz, in partnership con Pitti Immagine.
“Giovanni Giannoni”
Un abito di Annaliese Griffith-Jones,che si è aggiudicata il Premio OTB, attribuito dal giurato Renzo Rosso, con il suo gruppo cui fa capo anche Diesel.
Courtesy ITS Press Office

Può spiegarci in cosa consiste? È un neologismo che nasce dalla fusione di tre parole: Archivio, Arca e Accademia. In uno spazio di 1800 metri quadri che ci è stato consegnato in comodato d'uso dalla Fondazione della Cassa di Risparmio, sarà un luogo dove si potrà dialogare con l'archivio di 18mila portfolio, oltre 220 abiti, oltre 200 tra accessori e gioielli, più di 700 fotografie e 100mila immagini arrivati in 18 anni. Le attività si sostanzieranno in due filoni principali, quello espositivo e quello didattico: questo per offrire anche differenti gradi di lettura del fenomeno-moda,sia in chiave “pop”, sia in chiave “pro”. Quindi ogni anno, a partire dal 2021, ospiterà una mostra di ampio respiro che possa attirare un pubblico anche di non addetti ai lavori, con particolare attenzione alla sensorialità – penso per esempio ad approcciare il mondo della tattilità. D'altro lato ci saranno workshop di ex finalisti, i giurati e il resto del network internazionale di ITS che potranno offrire testimonianze e condividere le loro esperienze.

Un abito di Jiaen Cai, che ha vinto l’Its Fashion@Work by Illy Award.
Courtesy ITS Press Office
Una giacca di Rafael Kouto, che ha vinto lo Sports Award, sponsorizzato da Lotto.
Courtesy ITS Press Office

Quindi l'archivio non è solo un deposito di memorie. Assolutamente no. È una forma di ricchezza che in Italia viene spesso sottoutilizzata, non solo nel mondo della moda, ma in quello più vasto della cultura. Lavorare sugli archivi permette di fare confronti, di risvegliare le coscienze, di scoprire come certe intuizioni oggi possano essere sviluppate con nuove metodologie. Soprattutto per ciò che riguarda la contemporaneità, che ha bisogno di essere mappata e studiata.

In questi 18 anni, cos'ha trovato, di cambiato, nei partecipanti a ITS? Prima di tutto, l'anagrafe. Se nel nei primi anni del Duemila arrivavano soprattutto dal Nord Europa e dall'America, oggi la maggioranza è costituita da designer dell'estremo Oriente, in particolare dalla Cina. Su 26 designer presenti alla selezione finale, 6 erano cinesi e 11 provenienti dall'Asia. E poi, di sicuro,c'è un crescente interesse per altri temi, poco presenti in passato: primo fra tutti, la sostenibilità e tutto ciò che questa pratica comporta. Essere sostenibili significa lavorare con diversi attori nel panorama dell'estetica, dai produttori ai consumatori, passando per i retailer.

Un momento dalla premiazione di ITS 2019.
Courtesy ITS Press Office

E come sono cambiati, i giovani talenti cinesi? Rispetto alle prime edizioni, dove si dimostravano connessi alle tradizioni,alla storia del loro paese, ora hanno sviluppato un loro codice per raccontarsi. E giocano, con humour e provocazione, con l'idea che l'Occidente ha ancor oggi dell'Oriente, tra pregiudizi e ironiche citazioni folk.

Ancora:come sono cambiate le istituzioni, nei confronti di ITS? Trovo una maggiore sensibilità con le realtà politiche presenti sul territorio. Ma quello che più mi commuove è vedere com'è cambiatala città: adesso fa il tifo per ITS, è compatta nella sua promozione, anche se poi sono pochi i triestini che lo vedono dal vivo, per ragioni di spazio e di logistica. C'è la coscienza diffusa che manifestazioni come questa possano solo disseminare bellezza.

Volete vedere il video con cui è iniziato il concorso di quest'anno? Cliccate qui.


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