Lo champagne e la moda secondo Richard Quinn

Premiato dalla Regina Elisabetta, lo stilista inglese è stato scelto da Perrier-Jouët per un progetto speciale. Molto fiorito.

Winnie Harlow, Richard Quinn, Perrier-Jouët
Courtesy Perrier-Jouët
L’entrata dello studio di Richard Quinn a Londra
Alessandro Argentieri

Siamo a Peckham, un quartiere a Sud di Londra, periferico e quasi banale se non fosse animato dai più giovani artisti e talenti londinesi. In uno dei tanti garage sotto i binari dei treni, c’è una saracinesca con la firma di Richard Quinn. È qui che incontriamo questo giovane “orso” (è veramente timido come dicono) che ci mostra quello che dovrebbe essere il suo studio. Non proprio la solita piccola scrivania con delle matite e una lampada ma, tavoli giganteschi su cui si stampano a mano i suoi incredibili fiori, come quelli che H&M premiò nel 2017. La sorpresa è che si è immersi da macchie di colore, rulli e prese elettriche mobili come in una vera stamperia. E di questo ne va orgoglioso perché qui tutto è artigianale, si replica tutto a mano, ancora con la tecnica dei “quadri” che vengono applicati sul tessuto e poi cambiati per ogni colore steso.

Lo stilista Richard Quinn nel suo studio a Londra durante una prova di stampa per Perrier-Jouët
Alessandro Argentieri

Questa volta, lui e la sua super assistente hanno in serbo una sorpresa. Una personale rivisitazione del logo e degli anemoni dello champagne Perrier-Jouët (per info la T si pronuncia). Richard Quinn infatti è uno dei talenti a essere stato chiamato per il progetto “Artisans of the Wild”, esclusivo club di creativi che, in onore dello champagne, esaltano la natura in ogni suo ambito artistico.

Lo stilista Richard Quinn mentre prepara una stampa per Perrier-Jouët
Alessandro Argentieri

Aveva iniziato Emile Gallé con gli anemoni che adornano ogni bottiglia di Perrier-Jouët perché proprio i fondatori avevano un’esotica passione per i giardini. E così dopo la designer inglese Bethan Laura Wood, alla cena dell’Amfar dello scorso festival di Cannes, la casa vinicola francese ha selezionato Richard Quinn per creare l’abito da sera di Winnie Harlow. Il risultato è stato un trionfo di felci color lime con fiori fucsia molto stilizzati, ricamati con punte di blu e neri panier laterali per dare ancora più enfasi al colore.

L’abito di Richard Quinn per Winnie Harlow ispirato a una stampa d’archivio Perrier-Jouët
Alessandro Argentieri

Sui tavoli ci sono spatole e grembiuli, l’oro in pasta e in foglia oltre a qualche phon per velocizzare i passaggi fra una stesura di colore e l’altra. Il tempo giusto per strappargli qualche domanda

Richard Quinn mentre applica la foglia d’oro sul logo dello champagne Perrier-Jouët
Alessandro Argentieri

Disegnerà degli anemoni o le sue rose preferite per le bottiglie di champagne francesi?
In verità nel mio cuore ci sono le ortensie e non so se le userei per un champagne Perrier-Jouët. Ci devo pensare, per ora mi basta aver avuto il privilegio di visitare i loro archivi. Sono come un museo con da cartoline a oggetti dei secoli scorsi. È da lì che ho preso un campione di una stampa che avevano e l’ho rielaborata per l'abito di Winnie Harlow.

La prima volta che ha bevuto champagne?
È stato per l’esame finale alla Central Saint Martins. E ne bevemmo anche di costosi, vintage. È stato un momento unico. Ora mi sono affezionato al Blason Rosé ma anche certi Belle Epoque non sono da meno.

Meglio aver vestito Amal Clooney, Beyoncé o essere premiato dalla Regina Elisabetta?
Ammetto che la Regina mi ha fatto ricordare e ricontattare da tutti gli amici che ho nel mondo. Ma è stato un giorno. Io devo guardare avanti.

Sarebbe pronto per la Couture?
Un conto è il su misura e un conto è l’alta moda che per me è la sublimazione massima di ricami, piume, perle e quanto altro si possa trovare di prezioso per adornare una donna.

Non vorrebbe creare un guardaroba o un tailleur per Sua Altezza?
Ha già così tanto stile. Non credo abbia bisogno del mio aiuto.

Lo scultore Lorenzo Quinn o il più famoso attore Anthony Quinn sono tutti parenti suoi?
Proprio no.

L’angolo dove si lavano i quadri in microtela usati per stampare sui tessuti disegnati da Richard Quinn
Alessandro Argentieri

Il suo cognome in irlandese significa saggio e ragionevole: lei si sente così?
Ah, Ah (ride toccandosi la barba), non me lo avevano neanche mai detto e chiesto i miei genitori…

Da dove arriva la sua passione per i fiori?
In verità nasce dai colori. Che su certi petali ovviamente rendono di più. Da piccolo passavo il tempo a Kew Gardens o al Greenwich Park e tutto aveva un certo effetto.

La accusano di usare latex e plastica non proprio sostenibili. Come si difende?
Solo per la sfilata. Ne utilizziamo così poco per la produzione. Inoltre, nel mio caso, tutto è così sostenibile perché i quantitativi sono ancora piccoli. E poi, fosse anche che qualcuno ne compri uno, spero proprio non lo dimentichi in mare o in un fiume.

Come si definisce sul lavoro?
Un classico ma non noioso. Infatti sono appassionato di moda anni 50 e 60. Infatti adoro Valentino.

Garavani, l’ultimo imperatore della moda?
Lui ma anche Pierpaolo Piccioli (l’attuale direttore creativo). Che fra le tante qualità, ha un gran senso del colore.

Una bottiglia di Perrier-Jouet, lo champagne preferito dallo stilista Richard Quinn
Alessandro Argentieri

La cucina italiana le piace?
Non la conosco molto ma quando il team di Moncler Genius mi porta nel loro ristorante interno, sono felice. Devo ancora scoprire tanti posti a Milano.

Il suo tempo libero dove lo passa?
La maggior parte con la mia famiglia e i soliti amici.

E beve mai con loro champagne?
Mmh no, (ride) ma solo perché sto aspettando che mi arrivino delle casse da Perrier-Jouët.

Per personalizzare ogni bottiglia…
Certamente!

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