"Le mie scarpe Santoni arrivano da Marte"

Gli oceani, i viaggi, la sostenibilità e la fascinazione di un mondo sommerso: Sofía Sanchez racconta la sua collaborazione con Santoni.

image
Courtesy Photo

I sandali blu acciaio hanno catenelle (staccabili) di conchiglie vere; i modelli open toe si costruiscono su una gabbia che ricorda gli intrecci (e i colori) del corallo, mentre le borchie dorate sono trasposizione metallica dei più preziosi tra gli abitanti dei fondali, i ricci di mare. A completare la collezione, sandali flat in nappa e stivali in camoscio con frange: è un'ode all'oceano e alla sua bellezza nascosta, la collezione per la primavera estate 2020 che Santoni ha realizzato a quattro mani insieme a Sofía Sanchez.

Quando si incontra la giovane argentina nel negozio di Santoni, mentre i curiosi si affollano fuori, attratti dal tappeto rosso e dalla generale atmosfera di entusiasmo che coglie Milano durante la fashion week, indossa proprio quegli stivali, dei jeans regular, e un blazer check: sotto, c'è una t-shirt omaggio ad un altro abitante degli oceani, molto meno pacifico, divenuto essere mitologico grazie alla videocamera di Steven Spielberg nel 1975, anno nel quale girò Lo squalo. Argentina di nascita ma cosmopolita per vocazione, Sofia ha nel suo passato una collaborazione come junior art director per il fotografo Urko Suaya, nume tutelare degli scatti made in Argentina – tra i suoi soggetti Gael Garcìa Bernal, Rossy de Palma e Antonio Banderas – per poi arrivare nell'agenzia pubblicitaria di Doug Lloyd, a New York, dove ha gestito l'immagine di marchi come Estée Lauder e Derek Lam.

courtesy photo

Captata dalla moda, oggi ha la sua linea di abbigliamento, Chufy, trasposizione tessile della sua passione per i viaggi – abbondano jumpsuit in stampe tropicali e collezioni dai nomi che non lasciano molto spazio ai dubbi, da Kenya a Marrakesh – e collaborazioni con Chanel, Valentino, Rodarte e Mary Katrantzou. Ha un sorriso sincero, nonostante il jet lag dovuto all'arrivo ieri sera da New York, ed è autenticamente entusiasta mentre vede, per la prima volta, le scarpe esposte sulle mensole del negozio in Monte napoleone.

Come è nata questa collaborazione?
Conoscevo ovviamente il marchio, avevo già nella scarpiera alcuni dei loro boot, quelli da montagna, poi il loro direttore creativo mi ha chiesto di prendere parte alla loro campagna Oh beauty (short film e immagini che raccontano il concetto di bellezza secondo il brand marchigiano, e che hanno diversi protagonisti, da Sofía Sanchez a Patricia Urquiola passando per Guglielmo Miani, erede della dinastia stilistica di Larusmiani, ndr) , ero una grande fan di Tony Chambers, il fotografo che si sarebbe occupato del progetto, quindi ho accettato. Ne è seguita una cena con Giuseppe Santoni e i responsabili del marchio, abbiamo iniziato a chiacchierare – io sono argentina, loro italiani, non ci è voluto molto (ride) – ci siamo piaciuti, e così abbiamo pensato di realizzare qualcosa insieme.

courtesy photo

La collezione gira intorno al concetto di sostenibilità: perché?
Sono sempre stata una grossa sostenitrice della materia: lo stesso giorno nel quale sono andata nello showroom parigino di Santoni per cominciare a parlare con il brand della collezione che avremmo realizzato, ero parte di un panel che avrebbe discusso proprio della sostenibilità, del problema devastante del consumo di plastica, quindi ho cominciato a pensare che avrebbe avuto senso parlarne anche attraverso una collezione. Poi, conoscendo meglio il marchio, e la loro azienda, ho capito che, molto più di altre realtà, sono davvero attenti in materia anche se forse non lo pubblicizzano abbastanza: ad esempio i muri dell'azienda sono realizzati al 90% con materiali di recupero, si ricicla e recupera l'acqua piovana, e si utilizza solo l'energia solare. Non potevo che raccontare questo loro approccio virtuoso, e la loro maestria artigianale, con una collezione ispirata agli oceani, una mia passione sin da quando ero bambina (parte dei proventi della collezione, inoltre, sarà donata a una organizzazione no-profit che si occupa della tutela degli oceani, ndr).

Qual è stato il primo approccio all'oceano?
Mi ci ha portato mia madre, avevo circa 8 anni, eravamo alle Bahamas, facevamo immersioni, anche se all'epoca era tutto molto meno tecnologico di ora, e forse anche più pericoloso. Oggi servono moltissimi certificati, all'epoca ti spiegavano per sommi capi cosa dovevi fare e cosa no, e ti immergevi. Oggi mia madre continua a dirmi che dovrei essere un genitore attento, protettivo, si è preoccupata quando ho portato la mia bambina sul Machu Picchu a soli 5 mesi, ma se guardo al mio passato, è stata lei ad insegnarmi ad avere quest'approccio avventuroso, quindi non c'è molto di cui lamentarsi ora (ride). Sotto l'acqua però ho scoperto un universo parallelo e distantissimo da noi: era come andare su Marte, senza muoversi da dov'eri, un mondo calmo e silenzioso, prezioso e da proteggere. Da lì è iniziata una passione per le immersioni che prosegue anche oggi.

courtesy photo

Quali sono i tuoi tre consigli per cercare nel proprio piccolo di ridurre il nostro impatto sull'ambiente?
Ne ho 4. Io sono quella che chiude il rubinetto di mio marito quando si lava i denti, non c'è bisogno di sprecare tutta quell'acqua, così come non c'è bisogno di aprire tutte le bottiglie di plastica che trovi su Uber, ad esempio. Meglio portarsi con sé una borraccia metallica. Portarsi sempre dietro una borsa in tela, per evitare di usare quelle in plastica. E poi spostarsi a piedi, o usando i mezzi pubblici, le app di car sharing o anche i motorini e monopattini elettrici che si utilizzano ora nelle grandi città.

E i progetti per il futuro?
Trasferirmi in Europa. L'America adesso non è il posto giusto dove crescere una bambina, e io vorrei averne anche un'altra. E poi la nuova collezione per Santoni, della quale abbiamo iniziato a parlare, sviluppare ulteriormente il mio marchio, Chufy, e poi, beh, continuare a viaggiare...

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Fashion News