1, 2, 3 cosa aspettarsi dalla Parigi Fashion Week Primavera Estate 2020

"È davvero possibile che le donne si tolgano le tute over e dichiarino la fine dello sportswear a colpi di mini dress in glitter?"

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Matteo ValleImaxtree

La Fashion Week Primavera Estate 2020 di Parigi è al taglio del nastro. L'inizio ufficiale è stasera, con la sfilata di Mame Kurogouchi, e si proseguirà fino al 1 ottobre, quando, a chiuderla, ci penserà Louis Vuitton. Il compito della capitale della moda francese, è, a questo punto, raccogliere l'anomala sfida che le è stata lanciata da Milano. Sempre ben salda nel suo primato di città di riferimento per i fashion insider a caccia di nuovi talenti – qui sempre molto sostenuti – e futuribili tendenze, Parigi dovrà rispondere al nuovo vento che ha soffiato abbondantemente sulla Milano di settembre.

La novità? Le donne sono tornate ad ammiccare, spogliarsi con raffinatezza, accorciare gli orli delle gonne o portarle con gli spacchi (Marco De Vincenzo), indossare crop top in georgette di seta, con pantaloni a vita alta ispirati ai seventies, sfoggiare maglie see-through, e però abbinate a blazer maschili (Calcaterra). Ci si vestirà, secondo Bottega Veneta, come Catherine Deneuve in Belle du jour, celando la propria identità di casalinga borghese con un paio di vizietti inconfessabili, dietro trench in pelle o vinile sotto i quali, sotto, chissà se c'è qualcosa. Non stupisce che Versace abbia mandato in passerella microdress di piume e glitter indosso a Irina Shayk, o blazer dagli scolli geometrici, chiusi in vita da una cintura dorata, che lasciano le gambe nude, se però persino un maestro del rigore milanese come Giorgio Armani realizza vestiti con corpetti trasparenti in seta vaporosa come un boa di struzzo, a ricordare il fascino letale di Marlene Dietrich e Greta Garbo, la questione merita una riflessione. Persino Alessandro Michele ha deciso che è venuto il momento di cambiare registro da Gucci: il timore, ha confessato è “quello di annoiarsi”. Così arriva il momento di maglie con fiocchi in seta trasparente, gonne in pelle caramello, corpetti in pizzo rosso e scolli glitter profondissimi. Così, il guanto della sfida è ufficialmente lanciato. A chi toccherà raccoglierlo?

Tra i contendenti c'è Alessandro Dell'Acqua con Rochas, che, invero, aveva anticipato la tendenza Belle du jour già con la collezione per questo Autunno Inverno, con abiti vaporosi come camicie da notte e tailleur castigati da indossare con cuissardes in pelle. Facile scoprirsi d'estate, in effetti, ma giocare con la seduzione anche quando bisogna indossare il maxi cappotto per sopravvivere a temperature sempre più estreme, diventa un'arte da maestri. Ed in effetti l'estate è la stagione nella quale Jacquemus si esprime al meglio, anche se, pure per la Fall Winter 18-19 ha conquistato le adepte al culto di Simon Porte con jumpsuit dai corpetti in lana scollati, e abiti i cui profili sono disegnati da righelli e squadre attenti alla geometria dell'erotismo. Da Celine, invece, dopo il successo dei Seventies intellettuali, tutti cappe, gonne check e sullo sfondo, il maggio francese, cosa farà Hedi Slimane, designer abituato a lanciare i trend, più che a mettersi in scia? Torneranno prepotenti certe fascinazioni da Hollywood Boulevard, Chateau Marmont e ninfe giovanissime ma già consumate dalla vita, o, invece, si sceglierà una nuova, e per ora imperscrutabile, terza via?

La sensualità made in Eighties è invece coerente con la filosofia che Saint Laurent porta avanti da diverse stagioni: vestiti monospalla con maxi fiocchi, calze a pois e bluse dagli scolli languidi, morbidi quanto basta per immaginare, sono stati infatti un successo, sul quale forse vale la pena battere il ferro. Più difficile l'operazione per brand solitamente accomunati ad un certo approccio cerebrale, come il Loewe di J.W. Anderson, che sottolinea la sua maestria aggiungendo strati, componendo monumenti di layering sui corpi le cui silhouette si confondono e si perdono nei cappotti over. Se però persino l'alfiere dello streetwear Virgil Abloh, ha cominciato a inserire nelle sue collezioni di Off-White abiti da sera giallo fluo con spacchi pericolosi e strascichi vaporosissimi, forse siamo ad un giro di boa. Con Demna Gvasalia, l'altro Cavaliere della soviet-street-wave che ha lasciato Vetements per concentrarsi su Balenciaga e l'incertezza sulla presenza di Abloh alla sfilata del suo marchio – ha recentemente dichiarato che per i prossimi 3 mesi rallenterà i ritmi, dietro consiglio medico – è davvero possibile che le donne si tolgano le tute over e dichiarino la fine dello sportswear a colpi di mini dress in glitter? A Parigi la risposta.

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