L'eleganza ritrovata di Chanel

Virginie Viard riscopre i codici dell'eleganza della Maison. E l'ultima collezione Métiers d'Art è un inno alla sofisticazione più attuale.

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Olivier.Saillant

Per capire il messaggio di questa sfilata bisogna ascoltare l’ultimo pezzo dello show Chanel di ieri sera. Sotto le volte del Grand Palais di Parigi, il motivo conclusivo è stato Follow me di Amanda Lear, che aveva citazioni come “sto uscendo” (dal passato) o “mi sto trasferendo” (verso nuovi lidi creativi). Frasi che si potrebbero adattare allo spirito creativo della stilista di Chanel. E infatti la prima sorpresa è stato aver dichiarato il suo amore per l’eleganza. Sull’invito, che aveva una vera spilla con camelia e nastro nero, per la prima volta, il dress code d’ordinanza non citava la solita frase “casual chic” ma “élegant”, scritto in francese. Una richiesta diventata un manifesto visto che Virginie Viard ama vestirsi soprattutto con jeans e pezzi vintage. Il pubblico presente in sala ha esaudito il suo desiderio.

Vittoria Ceretti sfila per Chanel alla sfilata Métiers d’Art 2019/20
O.Saillant

Per dovere di cronaca e un filo di patriottismo, il viaggio stilistico di Virginie è iniziato e finito con l’italiana Vittoria Ceretti che ha indossato una giacca di 350 impalpabili camelie e, prima, un giaccone tre quarti che non passava certo inosservato per i suoi bordi ricamati da Lesage. E guardando gli altri look si capisce quanto la modernità non è più trovare l’ultima ispirazione esotica o il tema moda, ma rendere attuale i capi più significativi di una donna. Oltre che togliere ogni eccesso, senza però mai cedere alla noia. Abiti in maglia, felpe e gonne o anche i tailleur bifasici, tutto si attualizza ritrovando una femminilità senza sorprese ma rassicurante e sognante.

Vittoria Ceretti con la giacca di 350 camelie
O.Saillant

Per farlo Virginia Viard ha chiamato Sofia Coppola, sua amica che da giovane è stata stagista in rue Cambon. Pur avendo avuto altre collaborazioni moda, Sofia è sempre rimasta amica della maison. Tanto da indossare completi di Alta Moda in diverse occasioni. In suo onore, Virginie ha riadattato al prêt-à-porter alcuni dei suoi look. Questa sfilata è infatti la 17ma della serie dei Mestieri d'Arte o Métiers d’Art, ovvero capi già pronti ma che si fregiano di fattura e lavorazioni d’Alta Moda. Che nessun altro marchio può vantare in quanto solo Chanel possiede 26 atelier ognuno con una sua specialità. E saranno state felici le artigiane di Lemarié quando hanno visto l’abito di piume svolazzare per la sala. Al pari delle ricamatrici di Lesage che hanno unito spighe, perle e ramages floreali come sarebbe piaciuto a Coco.

L’abito di piume Lemarié per la collezione Chanel Métiers d’Art disegnata da Virginie Viard
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La sala è infatti un ricordo di quello che era l’atelier ai tempi di Coco. Oltre alla mitica scalinata, sono state riprodotte alcune stanze dell’appartamento di Coco Chanel. Lei dormiva all’hotel Ritz ma accoglieva clienti e amiche sopra la boutique di rue Cambon. Un’idea che mira a far riscoprire i valori della maison, pensando alle più giovani e anche alle affezionati clienti, che non hanno mai avuto la possibilità di vedere le quattro stanze in cui passava il tempo quel mito di Coco.

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E proprio vicino all’appartamento di Mademoiselle, giace nel corridoio attiguo un collage, creato da Karl Lagerfeld che Virginie ha voluto usare come invito per la serata a La Coupole. Questo storico ristorante anni 20, famoso anche per i suoi té danzanti, è stato eccezionalmente animato da Kristen Stewart, Marion Cotillard, la cantante Angèle (mai cosi generosa di bis), Lily-Rose Depp, Caroline de Maigret, Marine Vacht e altre Parisienne.

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