Tom Ford vola a Los Angeles per la fashion week: mossa strategica o scacco matto?

Una sfilata nella città degli Angeli nel weekend degli Oscar e l'abbandono (momentaneo) di New York: perché se ne sta parlando e cosa vuol dire per il sistema della moda statunitense

GQ Celebrates Milan Men's Fashion Week
Victor BoykoGetty Images

La moda si sposta sulla costa ovest. Così ha deciso il re del fashion system americano Tom Ford, che farà sfilare la sua collezione autunno-inverno 2020 a Los Angeles, invece che nel classico calendario della New York Fashion Week. “È stata una scelta naturale per me – ha dichiarato Ford a Wwd. Los Angeles è casa mia e ha un impatto rilevante sul mio modo di vivere e lavorare, sia nella moda sia nel cinema. Quest’anno, il calendario della fashion week a New York si sovrappone al weekend degli Oscar, e l’ultima volta che è successo ho presentato qui e ha funzionato abbastanza bene”.

L'ultima volta alla quale il designer texano fa riferimento è il 2015, occasione per la quale riunì nella città degli Angeli tutto il gotha del cinema e della musica, da Rihanna a Elton John, passando per Beyoncé e Julianne Moore. Un'operazione con un senso preciso, considerato il fatto che Ford è da sempre strettamente legato al mondo dei red carpet, e anche alla macchina da presa, avendo all'attivo due film, Nocturnal Animals e A single man, osannati dalla critica di settore e dalla moda. Certo però la scelta sembra stridere con il suo ruolo di presidente del CFDA (Council of Fashion Designers of America) che riveste da marzo, quando ha preso il testimone da Diane von Fürstenberg, traghettatrice dell'organizzazione per 13 anni. “A chi mi chiede come posso giustificare la scelta di portare il mio show a Los Angeles" ha detto a Business of Fashion " dato che ora sono chairman del Cfda, ricordo che il Cfda sta per Council of Fashion Designer of America e non per Council of Fashion Designer di New York”.

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La moda americana deve prepararsi al nomadismo verso la costa occidentale? Non secondo le linee guida ufficiali dell'organizzazione che aveva già detto a settembre di non avere piani di spostare il carrozzone della fashion week altrove. Certo però il trasferimento temporaneo di Ford, che è tornato solo nel 2017 a sfilare nella Grande Mela, dopo più di 10 anni a Londra, mette in difficoltà l'equilibrio precario di New York, tra le capitali della moda più in affanno negli ultimi anni. Forse a denti stretti, Steven Kolb, Ceo del CFDA ha detto al WWD che "Tom Ford è da sempre legato a Los Angeles e sosteniamo la sua scelta di promuovere la moda americana in questo weekend importante, quello degli Oscar, nella sua città. Questo non avrà conseguenze sul programma della New York Fashion Week". Qualcun altro potrebbe seguirlo?

Frazer HarrisonGetty Images

Sono in effetti diversi i brand che, per vari motivi, hanno deciso da tempo di spostare gli affari a Los Angeles, che vive in questi anni una rinascita culturale come non se ne vedevano da tempo. Oltre ai consigli che ci si scambia tra addetti ai lavori, che vedono la città come il vero polo nel quale fioriscono i marchi di cui sentiremo parlare domani – uno tra gli altri, Amiri, brand di denim di culto entrato nella costellazione dell'imprenditore Renzo Rosso, già fondatore di Diesel – tra la Frieze Art Fair e l'Art Basel, e la scelta del conglomerato LVMH di acquistare una proprietà a Rodeo Drive, per trasformarla in un resort di Cheval Blanc, la sconfinata città americana è davvero il "place to be" degli ultimi anni. In effetti la sua scelta ha riscosso il plauso del designer Jonathan Simkhai, che sempre al WWD ha dichiarato: "Siamo entusiasti di vedere l'attenzione e l'energia che Tom Ford porta a Los Angeles. Io sfilerò a New York a Febbraio (il suo marchio ha però sede a Los Angeles dal 2018) ma stiamo pianificando qualcosa di molto speciale per L.A. durante l'anno prossimo". Dalla sua parte c'è anche Christian Siriano, unico designer sfornato dalla fucina del programma televisivo Project Runway che ha guadagnato poi, effettivamente, gli onori delle passerelle e di un business florido, grazie anche alla sua capacità di precorrere i tempi e vedere prima degli altri l'avvento di quella rivoluzione chiamata "inclusività" . In America è stato infatti il primo a vestire attrici lontane dalle taglie canoniche prescritte dagli Studios e dal luciferino Harvey Weinstein, ma anche dalle grandi maison, qualche anno fa ancora restie ad abbinare la loro immagine ad un corpo dalle misure non conformi alla loro strettissima visione estetica. Siriano ha infatti da tempo stabilito un legame con Hollywood, vestendo 17 attori nell'edizione 2018: sfilerà a New York il 6 febbraio, ma, interrogato in merito, ha risposto che potrebbe considerare l'idea di sfilare a Los Angeles in futuro.

Tutti felici, sulle due coste, quindi. Il sospetto è però che Tom Ford, acclamato presidente del CFDA in quanto unico designer a stelle e strisce capace di arrivare ( e splendere) nella corte europea della moda, l'unica che conti davvero, militando con enorme successo da Gucci, non abbia tra le sue tante doti quella dello spirito di squadra. Che faccia categoria a sé, è dato felicemente noto da anni, ma il trasferimento momentaneo a L.A. potrebbe essere davvero la mossa capace di ridare appeal alla moda americana? O sarà, invece, uno scacco matto al già debole sistema statunitense? Restiamo a guardare alla finestra, aspettando la notte degli Oscar. E il prossimo capitolo della storia difficile della fashion week di New York.

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