La dea di Dior si interroga sul futuro

Undici domande ma per fortuna molte risposte e certezze nell’ultima collezione di Maria Grazia Chiuri dove il femminismo diventa arte.

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Alessandro LucioniImaxtree

A Parigi l’Haute Couture è sempre stata considerata come un laboratorio di forme e lavorazioni teso a dare nuova bellezza alle donne. Prima di Maria Grazia Chiuri, nessuno però aveva mai osato offrire anche una connotazione politica o sociologica ai vestiti. Si parlava al massimo di rimandi artistici, musicali o cinefili. Grazie a lei, la creazione a Parigi diventa una domanda anzi una serie di quesiti che coinvolgono tutti.

Un look dalla sfilata Dior Haute Couture SS2020
Alessandro LucioniImaxtree

Se le donne governassero il mondo? La terra sarà protetta? Ci sarà violenza? Gli edifici assomiglieranno a delle matrici/vagine? Le donne anziane saranno venerate? Le responsabilità dei genitori saranno uguali? Gli uomini e le donne saranno forti? Saranno teneri? Questo era scritto e ricamato dalle studentesse della Chanakya School di Mumbai sui 21 stendardi che decoravano internamente lo sferico spazio ricreato nel giardino del museo Rodin. Opere su tessuto pensate da Judy Chicago, artista femminista americana. Lei, presente alla sfilata, con i suoi capelli di un fucsia e biondo acceso, ha dato nuovo significato a questo buffo spazio che poteva sembrare dal davanti solo una mega goccia di rugiada, un fungo e che invece era “The Female Divine” ovvero un lungo tubo, rifugio generatore, come una grande madre, da cui tutto nasce, esce ma anche entra.

Un look dalla sfilata Dior Haute Couture SS2020
Alessandro LucioniImaxtree

Dentro questa bolla, Michel Gaubert ha scelto musiche d’amore che davano una dolcezza ai look da Atena, che echeggiavano la Nike di Samotracia ma anche molte statue romane o la più delicata “Primavera” del Botticelli. La dea di Maria Grazia Chiuri non ha mai le connotazioni di amazzone guerriera, anzi diventa all’opposto irraggiungibile e perfetta trasformandosi in vestale, ancella e sacerdotessa per essere ricordata anche per la sua bellezza così evanescente. Sulle modelle infatti ci sono molti pepli, scelti come omaggio al capo più universale (basta avvolgerlo sul corpo) ma che diventa vera perizia in un laboratorio di Haute Couture, dove tutto ha proporzioni donanti e sofisticate, tessuti aerei e dettagli sopraffini. Come le mille e una frangia che sembrano solo fili di seta e invece cadono e si muovono sul corpo bagnandolo di aurei e metallici riflessi. Ottoman e pied-de-poule sono sempre laminati mentre i jacquard risplendono di un soffuso colore “rosa dei venti” fra mises in grigio Dior, rosso “Trafalgar”, azzurro “cielo di Parigi”, verde “Impero” e “Pallida Luna”. Ben 77 uscite che hanno decretato ancora una volta il trionfo di questa italiana, che come Schiaparelli il secolo scorso, sta dando una smossa a quel mondo della moda superficiale e pretenzioso dominato una volta da vanità e invidia, a dispetto di geniali idee. Per nostra fortuna, oggi, italianissime.

Maria Grazia Chiuri alla sfilata Dior Haute Couture SS2020
Alessandro LucioniImaxtree
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