New York Fashion Week: cosa sta succedendo al sogno americano?

Un calendario risicato, la fuga verso Los Angeles, e la tempistica che si sovrappone agli Oscar: perché quest'edizione ci sono molti assenti ( e non tutti giustificati)...

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Armando Grillo / Marc Jacobs SS 2020Imaxtree

Già un anno fa, tra queste pagine si discuteva della validità della settimana della moda di New York, un carrozzone commerciale, come buona parte dei suoi media, e che però continuava a perdere pezzi e, nello stesso tempo autorevolezza. Non ha aiutato il fatto che a dicembre il presidente del CFDA, (il Council of Fashion Designers of America), Tom Ford, abbia deciso di spostare per una stagione il suo show a Los Angeles, dove sfilerà nella stessa settimana degli Oscar, facendo il pienone, si immagina, di attrici e star, tutte abilmente posizionate in prima fila. Se è comprensibile la mossa strategica del brand di Tom Ford, unico designer americano a essersi accreditato in Europa con il grande successo da lui riscosso all'epoca della direzione creativa di Gucci, negli Anni 90 del glam sessualizzato, la decisione assume tinte più confuse, se si pensa alla sua posizione nel CFDA.

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Neanche il calendario di quest'anno, inoltre, la aiuta: le collezioni inizieranno a sfilare nella Grande Mela il 7 febbraio, e finiranno il 12, con la cerimonia degli Oscar programmata per il 9 nella classica cornice del Dolby Theatre a Los Angeles. Una sovrapposizione che, come fa notare anche il WWD, non aiuterà di certo le tante attrici che di solito affastellano le gallery di street style e le foto mano nella mano con i loro designer preferiti, e che invece, probabilmente, a questo giro, rimarranno sulla West Coast, per partecipare alla cerimonia più importante dell'industria cinematografica. In un calendario che si fa notare più per le assenze che per le presenze, l'ultimo a non partecipare, in ordine di tempo, è Jeremy Scott, designer del brand omonimo che, a sfilata già programmata (il 7 febbraio alle 20), ha rilasciato uno stringato comunicato stampa nel quale annunciava che sfilerà a Parigi a luglio durante la settimana dell'Haute Couture per "rendere omaggio alla città che ha lanciato la sua carriera nel design". Certo, in effetti è dopo gli inizi a New York che Scott, oggi anche direttore creativo di Moschino, si è rifugiato nella capitale francese, lanciando il suo brand nel 1997, ma, la tempistica dell'annuncio fa pensare ad una ritirata (neanche troppo) strategica. La lista delle defezioni deve tenere conto anche di due nomi che sono le versioni modaiole dei padri della patria americana scolpiti sul monte Rushmore: Ralph Lauren e Tommy Hilfiger. A differenza di Scott, che ha dovuto avvalersi di una giustificazione, per quanto non troppo credibile, Lauren ad oggi, non ha ancora rilasciato informazioni sui suoi piani per questa settimana della moda, alla quale ha partecipato in maniera fissa per gli scorsi 50 anni. Hilfiger, infine, dopo il grande successo della scorsa stagione, che ha visto sfilare la sua collezione immaginata da Zendaya, una dei volti più promettenti del cinema, ha deciso che volerà a Londra, dove presenterà alla Tate Modern, il 16 febbraio, la sua quarta collezione in collaborazione con il pilota Lewis Hamilton, TommyxLewis.

Lista finita? Non proprio, perché tra chi ha scelto di sfilare a Los Angeles c'è anche M Missoni, la linea giovane del marchio italiano, e Baja East, brand salito agli onori della cronaca per la jumpsuit azzurro ciano completa di cappello con tendina controllata da remoto, con la quale ha vestito Billy Porter ai Grammy. Ad andare direttamente a Parigi sarà anche Telfar, brand nato nel 2005 dall'immaginazione di Telfar Clemens e notato a livello internazionale durante l'ultima edizione del Pitti, dove ha sfilato con la sua linea menswear, come Special Project, riscuotendo i plausi per la sua co-lab con Gap. A tenere la guardia al fortino rimangono Marc Jacobs e Michael Kors. Sarà abbastanza?

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